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LeV n.40 del 7 dicembre 2014

La C.A.S.A. compie trent'anni   versione testuale
Mons. Luigi Martella

«Quell’8 dicembre del 1984 ce lo ricordiamo tutti, perché, prima ancora che il punto di partenza della C.A.S.A., fu il punto di arrivo di un grosso impegno di coscientizzazione popolare. Incontri, dibattiti, ricerche, sacrifici finanziari, aggregazioni di simpatie… caratterizzarono quella fase preparatoria che durò più di un anno, e che fu poi coronata dalla inaugurazione con la sede in villa Scardigno…

Si apriva quella sera la fase romantica della Comunità.

I problemi non mancavano, ma non finivano mai col provocare sgomento. Si direbbe che venissero prosciugati da quell’overdose di entusiasmo che animava le nostre giornate.

Frattanto si pensava a un ambiente più grande. E qui il coraggio ebbe modo di esprimersi con l’acquisto del Parco del Conte, preceduto e seguito da innumerevoli tribolazioni procedurali e finanziarie. Ma furono affrontate anche queste, grazie alla vostra abilità tecnica, che riusciva a dare configurazione giuridica a tutti i nostri sforzi, e grazie alla generosità di tantissima gente».

Sono le parole iniziali di un discorso che don Tonino rivolse agli “amici? della Comunità C.A.S.A., ricordando il settimo anniversario della fondazione. Tagliamo il traguardo dei trent’anni: il giorno dell’Immacolata, 8 dicembre 2014. Rileggendo quelle parole è stato come avvertire la sua presenza e ascoltare la sua viva voce. Traspare in lui la contentezza per quanto si era fino ad allora realizzato, soprattutto per il coinvolgimento che aveva suscitato il progetto, ma nello stesso tempo, l’ansia di dare ulteriore consistenza e forma completa all’esperienza ormai lanciata.

Con simili sentimenti saluto questo traguardo dei trent’anni. Personalmente sono testimone da quasi 14 anni, e la prima parola che desidero pronunciare è proprio quella della gratitudine. Gratitudine al Signore, innanzitutto, perché, nonostante le difficoltà di ogni genere (è proprio il caso di dirlo!), abbiamo avuto segni tangibili della sua protezione. E poi, non può mancare il grazie a tante persone, veramente amiche, le quali hanno dato il loro prezioso contributo di affetto, di disponibilità, di generosità, di servizio, di sostegno e di vicinanza. Tante energie convergenti hanno permesso a centinaia di giovani, prigionieri della droga, di ritrovare se stessi con la volontà di dare una svolta alla loro esistenza. Restituendo nello stesso tempo serenità alle rispettive famiglie.

Ora, però, c’è da pensare al futuro. La volontà non manca, ma non nascondiamo neppure le difficoltà. Se lo stesso don Tonino, in quello stesso discorso, già lamentava “il venir meno del supporto del volontariato? e lo “sfaldarsi del mito della gratuità?, oggi, a questi problemi, dobbiamo aggiungerne altri, non ultimi quelli legati agli aspetti finanziari e quelli che riguardano l’adeguamento alle vigenti normative sempre più esigenti.

Volendo, pertanto, onorare e continuare l’impegno per una causa tanto nobile, occorre ritrovare il senso di una passione comune che riscatta vite umane imbrigliate nella droga e non solo; ricuperare il gusto nel vedere giovani “rialzarsi? dopo la caduta; lanciare un’ancora di “salvezza? per “naufraghi? dentro il mare in tempesta.

Di più. Si tratta di offrire quell’ “ala di riserva?, unica possibilità che consente a tanti ragazzi di riprendere a volare negli ampi spazi della vita.

È una sfida che non possiamo perdere!