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Segue vescovi del secondo millennio   versione testuale

  • GIULIANO CYBO (1506-1537). Di origine genovese, fu consacrato da Giulio II, di cuoi era parente. Restò per qualche tempo in diocesi e compì la visita pastorale. Restaurò la Cattedrale, ornandola del tetto ligneo in cui fece rappresentare i Santi agrigentini, tra i quali S. Libertino, di cui promosse il culto. Morì in Genova e fu sepolto in cattedrale dove gli venne eretto un magnifico monumento che si può ancora ammirare.  

  • PIETRO TAGLIAVIA DI ARAGONA (1537-1544). Fondò l'ospedale sotto il titolo di S.Maria Maddalena. Trasferito a Palermo, fu poi Cardinale.

  • RODOLFO PIO DE CARPO (1544-1564). Caro a Leone X e Clemente VII; fu amico di S. Ignazio di Loyola e introdusse la sua Compagnia in Sicilia. Fu Cardinale e Decano del S. Collegio.

  • LUIGI SUPPA (1565-1569). Domenicano catanese. A Trento fu teologo dell'Arcivescovo di Palermo, Card. Tagliavia. Nominato vescovo ad ottanta anni, cominciò ad applicare i decreti del Concilio Tridentino.

  • GIOVANNI BATTISTA DE HOGEDA (1571-1573). Trasferito ad Agrigento dalla diocesi di Trapani di cui era Arcivescovo. Pare che abbia tenuto un sinodo.

  • CESARE MARULLO (1574-1577). Messinese, nel 1577 destinò a Seminario alcune case presso S. Maria dei Greci. Restaurò la cattedrale e il palazzo vescovile.

  • GIOVANNI DE ROXAS (1577-1578). Della diocesi di Cuenca, fu Inquisitore di Sicilia. Nel 1578 firmava gli atti come Inquisitore e Vescovo eletto di Agrigento. Morì a Palermo il 21 maggio 1578.

  • ANTONIO LOMBARDO (1579-1584). Nativo di Marsala, Vescovo di Mazara nel 1572, venne trasferito ad Agrigento nel 1579. Compì la visita pastorale e nel 1584 venne trasferito a Messina.

  • DIEGO DE HAEDO (1585-1589). Spagnolo di Carranza, già Inquisitore di Sicilia.Fondò insieme al Capitolo il monastero della raccomandata. Nel 1589 celebrò il sinodo diocesano. Nello stesso anno fu trasferito a Palermo.

  • LUIGI DE AMATO (1589-1590). Di Collesano, ciantro della Metropolitana di Palermo. Eletto Vescovo di Agrigento, morì nel 1590, prima della consacrazione.

  • FRANCESCO DEL POZZO (1591-1593). Visitatore delle Chiese di Sicilia e Archimandrita di Messina, nel 1591 fu nominato Vescovo di Agrigento. Per riparare la cattedrale e rifornirla degli arredi necessari, con il consenso di Gregorio XIV fece erogare dalla mensa vescovile in perpetuo 150 onze (Maramma). Fu molto generoso con i poveri. Nel 1590 pubblicò Rime spirituali.

  • GIOVANNI HOROZCO DE COVARRUVIAS (1594-1606). Nominato da Filippo II, fu consacrato Vescovo da Clemente VIII. Introdusse i Gesuiti in Agrigento. Impiantò in città la prima tipografia; protesse letterati e artisti. Restaurò la cattedrale. Nel 1606 fu trasferito a Cadice dove morì nel 1610 (Cfr. Domenico De Gregorio, G. Horozco de Covarruvias de Leyva Vescovo di Agrigento, Miscellanea Noto, Agrigento 1985).

  • VINCENZO BONINCONTRO (1607-1622). Teologo del Card. Borghese, poi Paolo V. Favorì lo sviluppo del Seminario, già aperto il 21-2-1607, a cui diede la nuova sede, quella attuale. Celebrò il Sinodo e costruì il monastero S. Vincenzo per le domenicane. Curò l'insegnamento della dottrina cristiana in diocesi, di cui compì la visita.

  • OTTAVIO RODOLFO (1623-1624). Fiorentino, Vescovo di Ariano dal 1612. Creato Cardinale da Gregorio XV. Morì in Agrigento, sembra di peste, e fu seppellito in cattedrale dove il fratello Nicolò, Generale dei Domenicani, gli eresse un monumento.

  • FRANCESCO TRAINA (1627-1651). Si interessò particolarmente delle condizioni di vita della città, rovinata dalla peste e dalla carestia. Moltiplicò le opere di beneficenza. Favorì lo sviluppo del Seminario nella cultura e nella pietà. Fece costruire l'urna di S. Gerlando. Tenne il Sinodo diocesano nel 1630. Soffrì molto per le turbolente vicende del suo episcopato.

  • FERDINANDO SANCHEZ DE CUELLAR (1653-1657). Uomo di grande virtù, dedito alla preghiera, alla penitenza e alle opere di bene. Nel 1655 celebrò il Sinodo. Morì in fama di santità il 4 gennaio 1657. Gli si attribuirono diversi miracoli.

  • FRANCESCO GISULFO (1658-1664). Arricchì la Cattedrale di molti oggetti d'oro e d'argento, tra cui il prezioso tabernacolo di argento, e di due organi. Ornò il coro di stucchi. 'Comperò a favore del popolo la gabella della farina di cui trovasi oggi la città tutta esente' (R. Gaglio).

  • IGNAZIO D'AMICO (1666-1668). Catanese, dal 1662 Vescovo di Patti. Uomo di eroica carità, egli stesso calava ai poveri dai balconi del vescovado biancheria, suppellettili e quanto poteva.

  • GIOVANNI EVERARDO NIDHARD (1671-1672). Gesuita, nato in Germania a Muhlviertel. Appena eletto Vescovo di Agrigento, subito fu fatto Arcivescovo di Edessa e nel 1672 Cardinale in pectore di Clemente X. Morì nel 1674.

  • FRANCESCO GIUSEPPE CRESPOS DE ESCOBAR (1672-1674). Spagnolo, Inquisitore di Sicilia. Nel 1672 eletto Vescovo di Agrigento. Morì nel 1674.

  • FRANCESCO MARIA RINI (1676-1696). Palermitano dei riformati di S. Francesco. Nel 1670 fu eletto Ministro generale dell'Ordine. Nel 1674 fu eletto Vescovo di Siracusa. Traslato in Agrigento nel 1676, restaurò la cattedrale e celebrò il Sinodo diocesano. Fece la visita pastorale.

  • FRANCESCO RAMIREZ (1697-1715). Uomo singolare per intelligenza, cultura e capacità di governo. Nel 1702 presiedette il Parlamento Siciliano. Celebrò il Sinodo diocesano (1703) e fondò il Collegio dei Ss. Agostino e Tommaso, annesso al Seminario (1712). Continuò e completò i restauri della cattedrale.

  • ANSELMO LA PEGNA (1723-1729). Ultimo nostro Vescovo di origine spagnola. Benedettino, nel 1715 fu Vescovo di Crotone. Venne traslato in Agrigento nel 1723. Fece tradurre in siciliano e stampare il Catechismo di S. Roberto Bellarmino. Aiutò molto i poveri.

  • LORENZO GIOENI E CORDONA (1730-1754). 'Fu uno di quei Vescovi a cui per più ragioni compete il diritto dell'immortalità' (R. Gaglio). Riformò gli studi del Seminario, curò la disciplina del clero, costruì l'istituto che, ancora oggi, porta il suo nome. Pose sotto le regole del Corradini i Collegi di Maria che diffuse in tutta la diocesi. Si occupò anche della costruzione del porto di Porto Empedocle.

  • ANDREA LUCCHESI PALLI (1755-1768). Anche la figura di questo Vescovo è tra le più luminose della storia agrigentina. Costruì dalle fondamenta il palazzo vescovile e la biblioteca, da lui detta 'Lucchesiana', che volle donare al pubblico. Il popolo gli si affezionò talmente che una sera, al suo rientro in città, lo accompagnò 'con fiaccole accese in mano, in segno di tripudio, conducendosi così in mezzo agli evviva sino al suo albergo' (R. Gaglio).

  • ANTONIO LANZA (1769-1775). Nativo di Mussomeli, consacrato a Roma nel novembre 1769, giunse ad Agrigento il 29 aprile 1770. Aiutò i poveri in vario modo, anche pagando i loro pegni, al Monte dei Pegni. Fu generoso anche con la città che aiutò a risanare il bilancio dissestato. Accoglieva con uguale dignità i cittadini dei diversi ceti. Protesse i Liguorini che lo assistettero in morte.

  • ANTONIO COLONNA BRANCIFORTI (1776-1786). Nunzio pontificio a Venezia e a Parigi, nel 1766 fu creato Cardinale. Dopo l'elezione a Vescovo di Agrigento, venne in sede e vi dimorò fino alla morte. È sepolto in Cattedrale.

  • ANTONIO CAVALERI (1788-1792). Agrigentino, compì gli studi nel nostro Seminario e nel Collegio dei Ss. Agostino e Tommaso. Prima di essere eletto alla Chiesa di Agrigento, fu Vicario dell'Arcivescovo di Palermo e Vescovo titolare di Eraclea. Per la brevità del suo episcopato non riuscì a realizzare il suo progetto di distribuire ai poveri ' dietro pagamento di un censo ' le terre della Mensa Vescovile e piantare un orto botanico per le medicine da regalare ai bisognosi.

  • SAVERIO GRANATA (1795-1817). Uomo assai dotto, favorì gli studi e la cultura nel Seminario e nella città. Stabilì nella diocesi una specie di gara catechistica con ricchi premi. Lasciò il suo patrimonio per l'Opera della dottrina cristiana e per l'educazione delle giovani povere, erigendo l'istituto intitolato al suo nome.

  • BALDASSARE LEONE (1818-1820). Palermitano, canonico e ciantro della Cappella Palatina. Morì a Caltanissetta il 22 luglio 1820, durante la visita pastorale.

  • PIETRO MARIA D'AGOSTINO 1823-1835. Nato a Sciacca nel 1756, fu benedettino nel monastero di S. Nicola a Catania. Da Leone XII, nel 1823, fu nominato Vescovo di Agrigento, dove riaprì il Seminario, restaurò la cattedrale e fondò presso i Padri Liguorini, una casa di esercizi per il clero.

  • IGNAZIO MONTEMAGNO (1837-1839). Nativo di Caltagirone (1768), era frate conventuale. Nella sua bolla di nomina a Vescovo di Agrigento, Gregorio XVI pose la condizione che la diocesi sarebbe stata smembrata per erigere quella di Caltanissetta. Morì in S. Maria del Bosco, durante la sacra visita.

  • DOMENICO M. LO JACONO (1844-1860). Già Generale dei Teatini e famoso predicatore, venne consacrato Vescovo di Agrigento il 30 giugno 1844. Riorganizzò la diocesi che durante la sede vacante , nel 1844, era stata smembrata. Compì due volte la visita pastorale. Si interessò per portare ad Agrigento l'acqua di Rakalmari. Fu largo di aiuti ai poveri (Cfr, D. De Gregorio, Ottocento Ecclesiastico Agrigentino, Vol. I, Mons. Lo Jacono, Agrigento 1966.

  • DOMENICO TURANO (1872-1885). Fu un apostolo infaticabile tra la gioventù, i chierici, i sacerdoti e la nobiltà di Palermo. Fu direttore spirituale del B. Giacomo Cusmano, la cui opera 'Il Boccone del Povero' si diffuse poi molto nella diocesi agrigentina. Venne ad Agrigento dopo 12 anni dalla morte dell'ultimo Vescovo. Uomo di profonda spiritualità, cercò con ogni mezzo di restaurare la disciplina ecclesiastica e la vita spirituale della diocesi. Compì la visita pastorale e si dedicò particolarmente alla santificazione del clero (Cfr. D. De Gregorio, Mons. Domenico Turano, Palermo 1967).

  • GAETANO BLANDINI (1885-1898). Continuò e portò al successo il rinnovamento iniziato dal Turano. Costruì il seminario di Favara per assicurare ai seminaristi un luogo di serena villeggiatura. Organizzò le forze cattoliche nell'Opera dei Congressi e diffuse le Casse Rurali e Artigiane.

  • BARTOLOMEO M. LAGUMINA (1899-1931). Arabista e numismatico insigne, da Vescovo continuò l'opera sociale del Blandini. Fu generoso con il seminario e la cattedrale che riuscì a riportare, in gran parte, all'antica purezza stilistica (Per Blandini e Lagumina cfr. D. De Gregorio, Ottocento Ecclesiastico Agrigentino, Vol. III, Agrigento 1984).

  • GIOVANNI BATTISTA PERUZZO (1932-1963). Giunse in Agrigento dopo una lunga esperienza di attività missionaria. Si preoccupò principalmente del rinnovamento della vita cristiana e perciò le missioni al popolo, i congressi eucaristici e le varie organizzazioni cattoliche ' specialmente l'Azione Cattolica ' trovarono in lui ispirazione, stimolo e slancio apostolico. Moltiplicò le parrocchie e ne costruì molte nelle zone più disagiate. Arricchì la diocesi di nuove famiglie religiose. Compì più volte la visita pastorale.

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