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L'ambone di Agnello nella Cattedrale di Ravenna: l'iconografia
Lunedì 10 Dicembre 2018

Mons. Lorenzo Ghizzoni, Arcivescovo Metropolita dell'Arcidiocesi di Ravenna-Cervia

L'ambone di Agnello nella Cattedrale di Ravenna: l'iconografia
 
Dal 'RisVeglio Duemila'  N. 3/2014
 
 
Come già è stato magistralmente scritto da Don Giovanni Montanari (Un centenario per l'Ambone della Cattedrale; RisVeglio Duemila, 20 dicembre 2013, ANNO XXIV, n. 47), l'ambone di Agnello è un monumento straordinario per importanza e antichità. Ravenna possiede numerosi amboni all'interno delle sue basiliche - basti qui ricordare, oltre l'ambone della Cattedrale, quelli presenti nella basilica di Sant'Apollinare Nuovo, dello Spirito Santo, di Sant'Agata - e ai diversi frammenti custoditi nelle collezioni del Museo Nazionale e del Museo Arcivescovile: in quest'ultimo è custodita la fronte dell'ambone proveniente dalla chiesa dei Santi Giovanni e Paolo, martiri romani, venerati a Ravenna nel VI secolo, testimonianza importantissima che, per la sua iconografia, dovremo leggere in continuità con l'ambone di Agnello.
 
L'ambone presente in Duomo, come attesta l'iscrizione presente sulla fonte, risale alla committenza di Agnello, arcivescovo di Ravenna tra il 556 e il 569: ' servus cristi agnellus episcopus hunc pyrgum fecit, Agnello, vescovo, servo di Cristo, ha fatto questo ambone, testo che, frammentario, si legge anche posteriormente.
 
Il testo epigrafico risulta decisivo per l'attribuzione dell'opera al suo episcopato dato il silenzio al riguardo, da parte del Liber Pontificalis della chiesa ravennate: la Vita dell'arcivescovo Agnello tace, infatti, in merito a questa importantissima committenza liturgica. Stupisce, tuttavia, questa omissione, vista l'intensa attività di edilizia liturgica che il Liber Pontificalis stesso documenta nelle pagine a lui dedicate; stando al testo l'arcivescovo Agnello aveva deciso le immagini delle processioni dei santi, delle sante e dei Magi all'interno della basilica di Sant'Apollinare Nuovo, ne aveva fatto decorare il battistero, aveva donato una croce argentea alla chiesa cattedrale (quella che, a lui attribuita, si trova al Museo Arcivescovile), aveva portato a termine un drappo di bisso, iniziato dal suo predecessore Massimiano, quello stesso che, il giorno dell'Epifania, veniva posto sull'altare della basilica Ursiana, aveva fatto ornare a mosaico le cappelle di San Matteo e di San Giacomo presso Classe.
 
L'ambone della cattedrale presenta una ricca iconografia organizzata all'interno di uno schema compositivo geometrico che suddivide lo spazio in trentasei riquadri. All'interno di essi, organizzati in sei fasce parallele, è presente un ricco bestiario nel quale gli animali, replicati identici all'interno di ciascuna fascia decorativa, risultano orientati simmetricamente a gruppi di tre.
 
Partendo dalla fascia più bassa e proseguendo verso l'alto individuiamo le seguenti tipologie di animali: pesci, anatre, colombe, cervi pavoni e agnelli, immagini che potremmo riassumere all'interno delle categorie cosmiche di acqua, terra e aria.
Lo stesso bestiario, anche se eseguito con minore accuratezza artistica, lo ritroviamo nell'ambone che proviene dalla basilica dei Santi Giovanni e Paolo, monumento realizzato sotto l'episcopato di Mariniano (595-606), pochi anni dopo Agnello. Un ulteriore confronto iconografico, perlomeno in ambito ravennate, va fatto con i mosaici della volta a crociera della basilica di San Vitale dove, all'interno e all'esterno di eleganti e preziosi racemi d'acanto, sono presenti numerose specie di animali circoscrivibili anch'essi nelle categorie cosmiche di acqua, terra, aria, allusione chiara alla creazione e al giardino paradisiaco. Al centro della volta campeggia il Cristo raffigurato come Agnello, Egli 'primogenito di tutta la creazione, perché in lui furono create tutte le cose nei cieli e sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili' (Col 1, 15-16).
 
Il bestiario rappresentato nell'ambone di Agnello va quindi letto in questa chiave cosmica nella quale la creazione diventa luogo concreto dell'amore di Dio e, come al centro della volta del presbiterio di San Vitale è l'Agnello, anche nell'ambone della Cattedrale Cristo è al centro, come colui che è la Parola eterna del Padre. Inoltre l'elemento paradisiaco, nel momento in cui si intenda il cosmo come luogo fecondo della creazione di Dio, è passibile di una ulteriore riflessione. Le Scritture non conoscono, infatti, solo il giardino/paradiso di Eden: il Cantico dei Cantici evoca la bellezza del creato come spazio dell'incontro tra l'amato e l'amata - immagine stupenda dell'amore tra Dio e l'umanità - e il Vangelo di Giovanni descrive il luogo della sepoltura e della resurrezione di Cristo come un giardino, tanto che Maria di Magdala rivolgendosi a Gesù risorto lo scambia per il custode: 'Maria, invece, se ne stava fuori vicino al sepolcro a piangere. Mentre piangeva, si chinò a guardare dentro il sepolcro, ed ecco, vide due angeli, vestiti di bianco, seduti uno a capo e l'altro ai piedi, lì dov'era stato il corpo di Gesù. Ed essi le dissero: 'Donna, perché piangi?'. Ella rispose loro: 'Perché hanno tolto il mio Signore e non so dove l'abbiano deposto'. Detto questo, si voltò indietro e vide Gesù in piedi; ma non sapeva che fosse Gesù. Gesù le disse: 'Donna, perché piangi? Chi cerchi?'. Ella, pensando che fosse l'ortolano, gli disse: 'Signore, se tu l'hai portato via, dimmi dove l'hai deposto, e io lo prenderò'. Gesù le disse: 'Maria!'. Ella, voltatasi, gli disse in ebraico: 'Rabbunì!' che vuol dire: 'Maestro!' Gesù le disse: 'Non trattenermi, perché non sono ancora salito al Padre; ma va' dai miei fratelli, e di' loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e Dio vostro. Maria Maddalena andò ad annunciare ai discepoli che aveva visto il Signore, e che egli le aveva detto queste cose' (cf. Gv 19, 41; 20, 11-18).
 
E se nel giardino di Eden era risuonata una parola di condanna (cf. Gn 3, 23-24), ora nel giardino della resurrezione, risuona la parola della misericordia; non solo l'angelo annuncia il Vivente, ma Cristo stesso annuncia la vittoria sulla morte e sul peccato.
 
Germano, patriarca di Costantinopoli nella prima metà dell'VIII secolo, definisce l'ambone icona del santo sepolcro: 'L'ambone è immagine della pietra del santo sepolcro: l'angelo la rotolò dalla porta del sepolcro e stava lì ad annunciare la resurrezione del Signore alle donne mirofore, come dice il profeta: sali su un alto monte, tu che rechi notizie, alza la voce con forza (Is 40,9)'. A Germano farà eco Simeone di Tessalonica: 'L'ambone è memoria della pietra ribaltata dal sepolcro, da esso infatti i diaconi e i sacerdoti, facendo le veci dell'angelo, proclamano il Vangelo'.
 
L'ambone di Agnello, luogo dell'annuncio delle Scritture, è dunque raffigurato come il giardino di Eden, spazio ricreato dalla Parola potente di Dio, e nella sua sintesi cosmica ricorda come a tutte le creature vada annunciata la salvezza: 'Andate in tutto il mondo ' dice il Risorto ai suoi discepoli ' e proclamate il Vangelo ad ogni creatura' (Mc 16, 15).
Paolo Silenziario, dignitario imperiale alla corte di Giustiniano, ebbe parole stupende per descrivere l'ambone della basilica di Santa Sofia a Costantinopoli, monumento eretto dallo stesso imperatore, parole ricche di poesia che, data la vicinanza temporale e culturale tra Ravenna e Costantinopoli, tra Oriente e Occidente, possiamo suggerire - pur nella diversità dei monumenti - come evocazione per il nostro ambone ravennate: 'Mi avvicino dunque verso l'augusto luogo che l'imperatore (Giustiniano), avendo da poco terminato perché fosse il posto più bello, consacrò al libro del Verbo che conduce ai misteri. Pii cantori di Cristo, per la voce dei quali giunse fra gli uomini la profezia dello Spirito immacolato che annunziava l'umano incarnarsi di Cristo; e voi che, proclamando ai popoli della terra i segni del Dio risorto, rendeste il suo splendore a tutto il giro dell'universo afflitto, dissipando la cieca nube di una sinistra caligine; e voi che con gioia avete sopportato la spada, il flagello che distrugge la vita, il fuoco, che non avete piegato il collo davanti agli idoli muti, che avete posto l'incrollabile fondamento della vostra anima nella testimonianza in onore del Dio immacolato! Voi ai quali più gradita del sole apparve la necessità della morte che dà la vita per l'ineffabile speranza; voi che, già lavati nel vostro sangue invece che nelle acque vivificanti del battesimo, Cristo Signore incoronò e nei rivi del suo sangue mondò di tutte le macchie dell'involucro spirituale, ordinate qui i cori, e, con il vostro canto puro, intrecciate una melodia consona al mio canto! Si canta infatti la vostra sede, dove molti suoni incorrotti sorgono dal Libro divino. Nello spazio centrale della vasta dimora, protesa alquanto ad Oriente, c'è una torre, splendida a vedersi, riservata all'uso del Libro immacolato, alta sopra i gradini, accessibile da due vie, una delle quali si estende verso la notte, l'altra verso l'aurora. Esse si fronteggiano, ma entrambe conducono ad un unico luogo che somiglia ad un cerchio regolare ('). Di tali bellezze rifulge l'ambone dal doppio accesso; così infatti chiamarono quel luogo dove si ascende per il prodigioso racconto, dove il popolo rivolge lo sguardo attento quando ascolta gli immacolati misteri della parola divina (') come una torre di marmo, alto si mostra l'ambone, adorno di un prato marmoreo e della bellezza dell'arte'.
 
 
Giovanni Gardini
Consulente per i Beni Culturali della Diocesi di Ravenna-Cervia