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Un centenario per l'Ambone della Cattedrale
Giovedì 13 Dicembre 2018

Mons. Lorenzo Ghizzoni, Arcivescovo Metropolita dell'Arcidiocesi di Ravenna-Cervia

Un centenario per l'Ambone della Cattedrale
 
Dal 'RisVeglio Duemila'  N. 47/2013
 
 
Si compiono in quest'anno 2013 i cento anni del restauro e ristrutturazione del pulpito del Duomo. Si tratta di quel monumento liturgico che, con l'altare antico coperto dal ciborio d'argento del vescovo Vittore e la cattedra d'avorio di Massimiano, forma una singolare trinità monumentale biblico-sacrale che distingue Ravenna da Roma e da tante altre sedi paleocristiane in Oriente e in Occidente per i principali monumenti del culto liturgico. L'Ambone, posto al centro della cattedrale nel 1913, ha trascorso parecchi altri centenari per essere stato costruito, quasi come ancora lo vediamo, dall'Arcivescovo Agnello tra il 557 e il 570. Agnello Arcivescovo, successore di Massimiano (546-556) cioè del più grande teologo di quel VI secolo che dispiega superlativi trattati di teologia biblico-trinitaria e sacramentaria nei cicli musivi delle tre basiliche imperiali: San Vitale, Sant'Apollinare in Classe e Sant'Apollinare Nuovo; è l'Arcivescovo che consacra alla storia dell'antichità cristiana i monumenti ariani: cioè i soli monumenti che testimonino la storia della cristianità antica e proto medioevale, pluriconfessionale, sopravvissuta nella sola città di Ravenna con così due cattedrali (cattolica e ariana: ambedue dedicate all'Anastasi) e due battisteri tuttora assai bene conservati (attese le storie) e ben visibili e ammirati dal mondo intero. Agnello, che aveva consacrata in cattolica la basilica palatina ariana di Teodorico, è dunque l'ecclesiastico che firma il nostro Ambone: 'SERV VS XPI AGNELLUS. EPISC[OPUS]. HVNC PYRGUM FECIT' (Agnello vescovo, servo di Cristo, ha fatto questo pergamo [pulpito, ambone]. I lettori di RisVeglio Duemila sono poi invitati ad affacciarsi verso l'interno dell'Ambone dalle due parti di scalini di destra e di sinistra. Di qui, alzandosi un poco, leggono le due iscrizioni latine fatte incidere dal Sovrintendente architetto Giuseppe Gerola e dall'arcivescovo Pasquale Morganti (1905-1921). A sinistra, infatti, si legge: 'IN AEDIS PRISCAE DEMOLITIONS SEMOTUM (cioè rimosso, l'ambone, nella demolizione dell'antica basilica Cattedrale Ursiana quando a partire dal 1733 si costruì, poi, l'attuale Duomo ursiano) +PASCHALIS SUCC[ESSOR]. RESTITVIT. A[NNO]. P[OST]. CH[ISTUM]. N[ATUM] MCMXIII (+PASQUALE SUCCESSORE RESTAURO'. NELL'ANNO DOPO CRISTO-1913). Queste iscrizioni latine cristiane, classicissime, richieste dall'arcivescovo Morganti nella collaborazione con il Soprindentente G. Gerola, furono composte da quell'illustrissimo canonico della Cattedrale, professore di Greco e di Latino nel Ginnasio-Liceo del Seminario Arcivescovile, che fu Monsignor Anacleto Bendazzi (1883-1982); infatti la documentazione dell'Archivio Arcivescovile ha consentito di trovare questi dati: cioè copie manoscritte, nella inconfondibile calligrafia dell'erudito ecclesiastico, nota anche a chi scrive quale suo allievo e collega di insegnamento in Seminario. Sull'archeologia, l'iconografia e l'iconologia della decorazione scultorea comandata dal vescovo Agnello scrive Giovanni Gardini (si veda l'articolo sul prossimo numero di gennaio). Allo storico di letteratura cristiana antica competono i riferimenti testuali per le immagini zoomorfe. E' la cultura zoomorfa della Bibbia che passa, poi, nella liturgia con particolari riferimenti al calendario, al breviario e all'innario liturgico. In questo senso va notato che si debba fare riferimento al fatto che il clero fosse particolarmente soggetto alle letture, alle meditazioni e rimeditazioni. In questo senso un inno della Liturgia delle Ore, per la solennità del Natale è da citare: Il verso 'Hunc astra tellus equora: Hunc omne quod coelo subest Salutis Anctorem Novae Novo Salutat cantico: = Quest'autore [della Nuova salvezza, il Cristo] Astri terra e mare, con tutto ciò che sottostà al cielo, lo salutano con rinnovato cantico' (su movitivate Domini, Imi Vespri, Inno, 5ª strofa; Liber Usualis, p. 366). Se, come si deve, si assume il punto di vista della sacertà cosmica dell'universo, allora soccorrono testi biblici sul Vangelo annunziato al mondo: 'Evangelium quod praedicatum est in universa creatura, quae sub caelo est' (Coloss, I, 25). Assieme a 'Manifeste magnum est pietatis sacramentum/ Quod manifestatum est in carne,/ iustificatum est in spiritu,/ apparnit angelis,/ praedicatum est gentibus,/ creditum est in murudo,/assumptum est in gloria' (I Tim., 3,16). 'Spes reposita in aelis (') auditis in verbo veritatis evangelü, qod pervenit ad vos, sicut et in universo mundo est' (Coloss., I, 5-6). 'Domine terram fundasti,/et opera mannhum tuarum sunt caeli' (Hebve., I,10). Pertanto congiungere l'ambone di Ravenna con la predicazione in tutto il mondo è lettura ben legittimata dai testi biblici cantati e letti dal bema di cui l'ambone è componente importante: bema le cui parti di transenne sono state conservate e, in parte, ricoverate nel Museo Arcivescovile. Quanto alle due moderne iscrizioni composte da Monsignor Bendazzi è stato possibile rintracciare documentazione in faldoni dell'Archivio Capitolare ora acquisiti dall'Archivio Arcivescovile.
Bibliografia: Deichmann, I, pp. 72-73, e tavv. 88-106
 
 
Can.co prof.  Giovanni Montanari
Presidente dell'Archivio Storico Diocesano