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Mecnavi: Omelia del cardinal Tonini
Mercoledì 24 Luglio 2019

Mons. Lorenzo Ghizzoni, Arcivescovo Metropolita dell'Arcidiocesi di Ravenna-Cervia

Mecnavi: Omelia del cardinal Tonini
 
Dal 'RisVeglio Duemila'  N. 30/2013
 
Sarebbero centinaia i discorsi, gli interventi del Card. Ersilio Tonini che meriterebbero di essere pubblicati. Abbiamo scelto di proporre ai Lettori una sintesi della vibrante omelia che egli pronunciò in Cattedrale, a Ravenna, durante i funerali delle tredici vittime della Mecnavi, cioè della tragedia avvenuta al Porto di Ravenna, a bordo della nave 'Elisabetta Montanari', il 13 marzo del 1987.
 
(...) C'è qualcosa di assoluto in questa tragedia. C'è un valore assoluto in queste vite stroncate. C'è un amore assoluto che stato ferito: quello di padri e madri e fratelli e sorelle, e c'è un amore assoluto che è stato vilipeso e ferito, ed è l'amore di Dio, l'amore della Sorgente. E quando è amore che ha dato la vita, non può accettare che la vita sia offesa. Il no dei nostri giovani di ieri è un eco di quel NO profondo, totale, assoluto, infinito di cui rintrona l'universo: NO! Non doveva! Non poteva! Non dovrà! Lasciatemi dire: è un'affermazione dell'universo, è l'anticreazione, è il delitto assoluto. E noi l'abbiamo avvertito: la tenerezza per le vite, e anche l'ira uscita dal cuore è espressione di questo NO. C'è qualcuno, qui, in mezzo a noi che ha intonato l'animo al pensiero di Cristo Signore: sono i famigliari, i parenti. Perché loro sì che son l'immagine dell'amore di Dio, loro sì che sono lo specchio in cui si riverbera quell'amore assoluto. Quando un uomo e una donna hanno messo al mondo un figlio, quel figlio diventa il fine dell'universo. È da loro che si può apprendere la regola e la base fondamentale del convivere civilmente, la misura del valore inalienabile, intangibile di ogni esistenza umana. Hanno concepito, hanno visto nascere, si sono assunti la responsabilità di dare la vita. E ne han fatto il proprio bene, l'amore puro, amore totale, amore che è pronto a scambiare vita con vita, molto di più, a sacrificare la vita per la vita. Fossero andati i genitori a visitare quei cunicoli avrebbero detto: 'no, figlio mio! Meglio povero, ma con noi!'. Avrebbero avvertito l'umiliazione spaventosa, la disumana umiliazione. Un ragazzo di 17-18 anni che è costretto a passare 10 ore in cunicoli dove, posso dirla la parola? Non vorrei scandalizzare, dove possono camminare i topi! Uomini e topi! Parola dura, detta da un Vescovo dall'altare: eppure deve essere detta, perché mai gli uomini possano essere ridotti a topi! E niente legittima, niente serve da scusa, niente diminuisce la responsabilità! Gli uomini della civiltà occidentale hanno imparato dalla predicazione del Vangelo che ogni uomo che nasce è dovuto alla responsabilità di Dio, si deve a Dio, è stato preceduto da una scelta personale, tu per tu: chiamato per nome! Li chiameremo ad uno ad uno col nome loro, come Colui che li ha chiamati per nome ad uno ad uno. (...)
 
Il Vostro Vescovo vuol ricordare qui, in questo luogo che sa di confine, di frontiera tra il finito e l'infinito, il tempo e l'eterno, vuole ricordare qui che questi nostri fratelli vengon dall'eternità, sono avvolti in eterno, sono frutto di decisioni eterne, definitive! Su questo valore, di fondo, ' l'uomo visto con gli occhi di Dio, ' è nato l'umanesimo: l'umanesimo umano a misura dell'umanesimo di Dio. Tutto questo io lo ricordo, per segnalare che un processo strano si va compiendo: una crescita stupefacente della tecnologia che moltiplica i beni della vita e, a rovescio, un'altra corrente di pensiero e di condotta che va sminuendo la vita umana come valore. E qui lasciatemi fare un passaggio: è il mondo del lavoro il luogo dove più si compie questo processo stranissimo, dove s'incontrano progresso tecnologico infinito, segno della potenza immensa umana e nello stesso tempo delle degradazione del cuore dell'uomo. Non è vero che il mondo del lavoro sia quel mondo pacifico, tranquillo che ha raggiunto la sua sicurezza! Non è vero che tutto è rivolto al benessere di ogni singolo uomo: non è vero!
 
E da Ravenna e dalla stiva di quella nave, nasce una denuncia: il Vostro Vescovo non fa nomi, non è contro questo o contro quello, ma la denuncia è che davvero l'umanità sta distruggendo senza saperlo i tesori della propria ricchezza di umanità: il tesoro dell'amore, la capacità di amare! Chi poi nel pondo del lavoro più risente di questo processo sono proprio i giovani. Non per niente il maggior numero delle vittime di Ravenna sono giovani, condannati al ricatto. Vengon presi questi ragazzi e lanciati, dove? Là dove non sanno che cosa li aspetta. E aggiungo: l'attuale generazione giovanile è forse la migliore dalla fine della guerra in poi. Non merita questa generazione tanta umiliazione. La nostra generazione di adulti, che ha salutato con festa il superamento del terrorismo, non s'accorge che va riproducendo la tentazione del terrorismo. A questo punto vorrei richiamare l'attenzione di tutti, comunità cristiana e comunità civile, su un valore di fondo racchiuso in un termine latino, di sapore cristiano: coscientia. All'origine della tragedia di Ravenna ci sta proprio questo: la degradazione della coscienza. Bisogna pur dire che si sta perdendo il confine tra bene e male: il guadagno, il successo, la riuscita, la propria gratificazione prendono il posto di quell'attenzione alla coscienza che, anche nella nostra Romagna, gli stessi atei han conservato come tesoro prezioso da trasmettere ai propri figli: l'onesto. Il bene che si compie a costo di qualsiasi perdita, il male che si evita a costo di rinunciare a qualsiasi guadagno, lieti della coscienza onesta, pulita. Ma la coscienza per arricchirsi deve pur avere un punto di riferimento a questi ragazzi, questi nostri figlioli che son morti ci dicono alla fin fine che il valore attorno al quale la coscienza si deve puntonare e impostare è l'amore, il valore della vita: nulla potrà essere lecito che sminuisca il valore della vita, e tutto dovrà essere tentato che aumenti lo sviluppo della vita. (...)
 
Ci ritroveremo per studiare cosa si può fare per riparare alla mancanza d'amore, come si può correre là dove c'è il vuoto, come si possa aprire spazi a questi nostri ragazzi i quali, per sapere che cosa valgono per padre e madre, non devono aver bisogno di tragedie come queste e per constatare che cosa divengano dei genitori quando, come stavolta, gli uccidono il figlio: il sole non è più sole, il cielo non è più cielo, il bianco non è più bianco, niente più ha valore, niente più ha valore. (')
 
S. E. Mons. Ersilio Tonini
Arcivescovo di Ravenna e Cervia