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Rito delle Esequie del Card. Ersilio Tonini
Mons. Lorenzo Ghizzoni, Arcivescovo Metropolita dell'Arcidiocesi di Ravenna-Cervia

Rito delle Esequie del Card. Ersilio Tonini, Arcivescovo emerito di Ravenna-Cervia
 
Ravenna, 30 luglio 2013
 
 
Oggi in tanti accompagniamo il nostro Cardinal Tonini che sale alla Casa del Padre, dandogli l’estremo saluto con la preghiera. Ha sempre desiderato questo incontro. Negli ultimi tempi e soprattutto negli ultimi giorni, la sua invocazione si era fatta più intensa anche a causa della sofferenza.
 
Aveva accettato di parlare apertamente della sua morte già da tempo e ha continuato in questi giorni nei quali ha compiuto 99 anni, sempre senza paura.  Anzi con quel tono sicuro e affettuoso di chi sa di andare a ricongiungersi al vero datore della vita, al Padre, a Colui che ci ha voluto bene uno per uno e ha dato così un senso all’esistenza di tutti. Faccia quello che vuole lui, come vuole, quando vuole! – diceva. L’esperienza della paternità e della maternità di Dio, mediata attraverso l’amore dei suoi genitori, è stata per lui un punto di riferimento crescente, col passare degli anni: il pensiero di ritornare a Dio Padre era una fonte di pace e di gioia.
 
Benché oggi nella nostra Diocesi si ricordi la figura di san Pier Crisologo, dottore della chiesa e grande Vescovo di Ravenna dal 425 al 451, abbiamo scelto per questa Eucaristia le letture bibliche che la liturgia propone solo in parte, le altre le abbiamo prese dalla memoria di san Francesco di Sales, il patrono dei giornalisti. Il Cardinal Tonini sarebbe contento di sapere che applichiamo anche a lui quello che San Paolo dice: “A me che sono l’ultimo di tutti i santi, è stata concessa questa grazia: annunciare alle genti le impenetrabili ricchezze di Cristo e illuminare tutti sulla attuazione del mistero nascosto da secoli in Dio” (Ef 3,8s).
 
Annunciare. Illuminare. Predicare. Comunicare… sono state le parole importanti della sua vita e del suo ministero di prete e di Vescovo. Forse un po’ meno vicino al dotto teologo San Pier Crisologo e più simile a San Francesco di Sales che è stato un anticipatore dei grandi comunicatori; il primo ha fatto grande la sede metropolitana di Ravenna già nel 430, l’altro però ha sperimentato i modi per far arrivare il messaggio a tutti. E questa è stata la preoccupazione più vicina al cuore del Cardinal Tonini.
 
Quante persone dopo i suoi interventi televisivi, le sue conferenze, le omelie, gli incontri parrocchiali o personali, hanno potuto dire come nel ritornello del Salmo: “La bocca del giusto medita la sapienza”.  Con le sue parole giuste, il Cardinale ha ammaestrato molti, con sapienza.
 
A lui piaceva riflettere sull’attualità, anche utilizzando i filosofi antichi o qualche scrittore moderno, italiano o magari tedesco. Si fermava volentieri sui temi esistenziali, quali la vita, la morte, la malattia, la povertà… Ma anche sui temi etici: come la famiglia e la stabilità delle scelte e degli affetti, con i ricordi famigliari che irrompevano nel suo discorrere. Poi: il progresso dei popoli; la necessità del lavoro per i giovani e, più in generale, l’osservanza delle norme che garantiscono correttezza, giustizia e solidarietà in questo campo. Pronto a denunciare chi invece si approfittava dei più deboli, con esiti a volte anche tragici, come nel caso delle 13 vite di lavoratori perse nell’incendio della loro nave nel 1987, nel porto di Ravenna. O nelle terre dell’America latina e dell’Africa, dove la povertà e le strutture ingiuste impedivano un vero progresso dei popoli.
 
Interveniva negli ultimi anni spesso sulla bioetica, dove si richiamava al buon senso degli antichi e a quello che potrebbero avere anche i moderni. Oppure con il suo argomentare tipico, caldo e pressante, rimandava tutti alla contemplazione dell’ordine della natura creata da un Dio buono e favorevole all’uomo, che non ha bisogno di correzioni e di suggerimenti, perché “Quello là, di solito fa le cose benino!”.
 
La grande disponibilità a mettersi in dialogo con tutti, negli ultimi anni anche sui mass-media, in ambiti spesso ai margini della vita ecclesiale gli permettevano, per la sua simpatia e generosità nell’ascoltare e cogliere il buono che c’era nell’altro, di essere a sua volta accettato anche quando i suoi consigli o le sue affermazioni erano decisamente evangelici e poco indulgenti con i comportamenti correnti.
 
Ma quello di “comunicatore”, con doti che in parte aveva dal suo carattere, in parte aveva modellato da parroco e da giornalista, non è stato il primo ruolo da lui svolto. Anzi è apparso molto più evidente solo dopo la fine del suo servizio episcopale, che si è svolto prima a Macerata e Tolentino (poi unite con Treja, Cingoli, Recanati) dal 1969 al 1975 e poi a Ravenna e Cervia dal 1975 al 1990.  – Cardinale invece sarà creato nel 1994 –.  Sempre però, il suo tono caldo, empatico, il suo atteggiamento di distacco da sé, ma di attaccamento deciso alle sue convinzioni – come un padre o un “nonno” forte e argomentativo se necessario, ma sapiente e affettuoso con tutti – gli aprivano moltissime porte.
Bene, accanto e prima del suo servizio alla Parola di Dio applicata agli eventi della vita, il Cardinale è stato un prete e un vescovo, semplicemente. Ben prima di finire sotto i riflettori, aveva assunto ed esercitato con pazienza e umiltà ma anche con creatività e forza, il compito di padre e pastore delle Chiese affidategli, unificatore di istanze in tensione tra loro, sia dentro la nostra Chiesa cui era stato mandato in anni difficili, sia dentro la società ravennate. Un pacificatore provocante e un riconciliatore coraggioso, amato e capito dalla gente; anche da tanti lontani: almeno da quelli senza pregiudizi.
 
In tanti hanno detto e scritto su di lui e tanti sono i testimoni tra il clero e tra i laici, – molti qui presenti –, che potrebbero ricordare il suo arrivo a Ravenna; le sue prime scelte; la vicinanza fin da allora all’Opera s. Teresa, ai suoi ospiti, alle suore, alla carità che in essa si esercita; poi la ripartenza del seminario; la cura per i mezzi di comunicazione; lo sguardo attento alla città con i suoi fenomeni sociali e culturali e anche con i suoi bisogni ai quali la Chiesa diocesana dava già molte risposte – e continuerà ancora di più con lui – nonostante le posizioni ideologiche non concordi. 
 
Tutti poi potrebbero ricordare, anche con molti episodi e testimonianze importanti, la cura verso i poveri antichi e nuovi, ai quali ha provveduto con una carità intelligente, che si è dotata di strumenti stabili di ascolto, di accoglienza, di recupero e di educazione ad una vita più sana e dignitosa. E il suo occhio di riguardo specialissimo per i bambini con gravi problemi, ricoverati all’Opera Santa Teresa, che si basava sulla sua certezza della dignità di ciascuno, anche di chi ha molte delle sue facoltà superiori compromesse, perché figlio di Dio e fratello in Gesù Cristo; anzi proprio a tutti loro dedicava un affetto preferenziale, evangelicamente fondato.
 
Quell’amore ricevuto dal Padre e trasmesso a noi dal Signore Gesù, di cui abbiamo sentito nel Vangelo, che ci ha fatto “amici” con Lui, non suoi “servi” (Gv 15, 9ss.), il Cardinale lo ha trasmesso non solo con le parole, ma con lo stile di vita, la disponibilità, l’umanità nei rapporti personali e con le scelte collettive della sua Chiesa. Come, per esempio, quando ha deciso con grande impegno e passione l’apertura missionaria ai popoli meno sviluppati dal Brasile all’Africa centrale, mobilitando aiuti e presenze, campagne e iniziative organizzate ed efficaci a favore dei poveri di quei territori.
 
Con la visita di Giovanni Paolo II alla Diocesi e la sua presenza poi sulla tomba di don Minzoni, la Chiesa universale rappresentata dal Papa e la nostra Chiesa particolare rappresentata da lui, Vescovo, hanno vissuto un momento di piena comunione. Lì si è realizzato uno dei momenti di maggiore gioia per il Cardinale Tonini. Del resto Il suo legame ai Papi è sempre stato fortissimo: sia la sua amicizia con Paolo VI, che lo aveva voluto Vescovo e poi in posizione di responsabilità nel quotidiano cattolico nazionale Avvenire, sia la stima e l’amicizia con Giovanni Paolo II che lo aveva voluto Cardinale, lo aveva invitato a partecipare a due Sinodi e a predicare gli esercizi al Papa e ai suoi collaboratori.
 
Un Vescovo e un pastore che, oltre alle doti di comunicatore, è stato una guida spirituale e un maestro di vita, un sapiente e un uomo di fede e di preghiera, un fomentatore di carità, aperto ai confini del mondo; uno che non aveva paura di dire che vedeva Dio all’opera nelle azioni belle e giuste da qualunque parte provenissero, ma soprattutto lo vedeva nella carità, dove Dio c’è sicuramente.
 
Ringraziamo il Signore a nome della Chiesa di Ravenna–Cervia e di tutta la Chiesa italiana, anche a nome dei meno vicini a noi, per questo Padre e Pastore buono che si è lasciato trasformare dall’amore di Cristo e si è fatto  strumento di comunicazione di quella Parola che ha ancora bisogno della nostra carne per portare la luce nelle coscienze e nei cuori.
 
 
+ Lorenzo Ghizzoni, Arcivescovo
 
 
 
 
 




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