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Un percorso alla scoperta del Patrono all'interno delle Collezioni del Museo Arcivescovile - 2
Martedì 12 Dicembre 2017

Mons. Lorenzo Ghizzoni, Arcivescovo Metropolita dell'Arcidiocesi di Ravenna-Cervia

Un percorso alla scoperta del Patrono all'interno delle Collezioni del Museo Arcivescovile /2
 
Dal 'RisVeglio Duemila'  N. 29/2013
     
Conosciamo Sant'Apollinare vescovo e martire/2
 
Pubblichiamo la seconda e ultima parte dell'articolo relativo alle opere esposte all'interno del Museo Arcivescovile di Ravenna che raffigurano Sant'Apollinare. La prima è stata pubblicata nel numero scorso a pagina tre.
 
La croce di maestro Andrea: Sant'Apollinare al cuore del Mistero Pasquale
Sempre al secondo piano del Museo, nella cosiddetta Sala delle croci d'argento ammiriamo la croce processionale di maestro Andrea, splendido esempio di arte orafa del XIV secolo. Le immagini si articolano su due lati e presentano il Crocifisso e Sant'Apollinare, primo vescovo della chiesa ravennate alla fine del II secolo.
Sulla fronte, in alto, sopra al Crocifisso, è la figura del Cristo benedicente con in mano il codice del vangelo: una citazione evangelica accompagna l'immagine: 'Ego sum lux mundi', Io sono la luce del mondo. Alle estremità della croce, secondo una consueta iconografia, abbiamo l'Addolorata e San Giovanni evangelista, mentre in basso è Maria Maddalena. Il basamento presenta una significativa scritta che riassume il senso salvifico della croce di Cristo: 'Salve Crux XPI benedicta redemptio mundi', Salve o croce benedetta di Cristo, redenzione del mondo.
Altrettanto interessante è il retro della croce, dove le immagini simboliche dei quattro evangelisti fanno da cornice alla figura del protovescovo. L'immagine di Apollinare, unita al mistero della croce, richiama l'iconografia del Santo presente nel catino absidale di Sant'Apollinare in Classe dove il protovescovo, rappresentato in abiti liturgici e nella posa dell'orante, è associato, nella celebrazione del culto eucaristico, al mistero glorioso della passione, morte e resurrezione del Cristo.
 
La pianeta di Sant'Apollinare
Nel piccolo ambiente detto Sala medioevale con abiti e argenti, è custodita una sfarzosa pianeta rossa donata all'arcivescovo Vincenzo Moretti (vescovo di Ravenna dal 1871 al 1879) a ricordo della ricorrenza dell'XVIII centenario del martirio di Sant'Apollinare celebrato nel 1874. Il dono fu presentato dal Parroco del Duomo di Ravenna, il Canonico Gioacchino Bezzi. La pianeta rossa, il colore riservato ai martiri, è riccamente decorata con ricami dorati: presenta al centro, a ricamo, l'immagine del Protovescovo ispirata al mosaico absidale di Classe dove Apollinare è raffigurato orante con le braccia alzate e le mani rivolte al cielo, con il pallio e con l'abito adornato di numerose api d'oro.
 
La pala di Baldassarre Carrari
Sempre al secondo piano del Museo, nella Sala della Pinacoteca, è esposta una pala d'altare di Baldassarre Carrari (Forlì, attivo dal 1489 al 1516) comprendente anche una lunetta che ha come tema il compianto sul Cristo morto. La Pala presenta una sacra conversazione. Al centro della tavola è la Vergine in trono tra i santi Matteo e Caterina alla sua destra, e i santi Apollinare e Barbara alla sua sinistra. Sant'Apollinare veste gli abiti episcopali.
Il Santo veste un sontuoso piviale, chiuso da una fibbia gemmata, sul quale è raffigurato il volto di San Pietro, ad indicare la missione petrina del santo protovescovo ravennate. Sul capo porta una preziosa mitria gemmata e ricamata; con la sinistra regge il pastorale, mentre con la destra tiene un codice aperto. Le mani sono coperte da chiroteche e impreziosite da diversi anelli.
 
Sant'Apollinare e San Pietro Crisologo
Sempre nella Sala della Pinacoteca ammiriamo una piccola tela di Felice Giani (1758-1823), uno dei massimi esponenti del neoclassicismo: essa racconta come avvenne la scelta di Pietro, diacono della chiesa di Imola, per la cattedra episcopale ravennate.
Il Liber pontificalis ecclesiae ravennatis, documento importantissimo del IX secolo scritto dal sacerdote Andrea Agnello - un testo che raccoglie le Vite dei vescovi di Ravenna - nella Vita del Crisologo racconta come avvenne la scelta di Pietro. Il Pontefice Sisto III, in sogno, avrebbe visto San Pietro e Sant'Apollinare i quali gli avrebbero chiesto di eleggere il diacono imolese Pietro Crisologo: 'Durante la notte al santo Sisto, vescovo di Roma, apparve in visione il beato apostolo Pietro, clavigero di Cristo, insieme col suo discepolo Apollinare e in mezzo a loro stava il beato Pietro Crisologo; avvicinandosi un poco il beato apostolo Pietro disse al santo papa Sisto: 'Osserva l'uomo che sta in mezzo a noi e che noi abbiamo eletto: consacra questo e non un altro'. Perciò il papa, destatosi, subito di buon mattino ordinò che fosse introdotta tutta la gente con l'uomo che doveva essere consacrato' (traduzione a cura di M. Pierpaoli).
Sisto III è raffigurato seduto sulla cattedra episcopale dove, in sogno, ha la visione di Pietro che gli compare tra le nubi e gli indica il giovane inginocchiato ai suoi piedi mentre Sant'Apollinare posa la mano destra sulla spalla del Crisologo. Di Pietro Crisologo vescovo e Dottore della Chiesa, ci sono pervenuti numerosi sermoni, pubblicati, in edizione critica, nel 1996 da Città Nuova. Questi scritti sono per noi una testimonianza preziosissima per la fede che trasmettono e, al tempo stesso, per la storia della chiesa e della città di Ravenna. Il Sermone 128, pronunciato proprio dal Crisologo in occasione della festa liturgica di Sant'Apollinare, è una delle testimonianze più antiche del culto del protovescovo ravennate: 'Il beato Apollinare, che fu il primo vescovo, fu anche l'unico che adornò questa Chiesa locale con l'eccelso nome del martirio. Giustamente Apollinare, poiché secondo il comando del suo Dio qui perdette la sua anima per conquistarla nella vita eterna. Beato, poiché compì la corsa, mantenne la fede, così da essere trovato veramente primo sul posto per chi gli credeva. E nessuno, vedendo che egli per volere di Dio si è assoggettato ad una lotta quotidiana e molteplice, lo ritenga in quanto confessore inferiore ai martiri. Ascolta la parola di Paolo: Muoio ogni giorno. E' troppo poco che muoia una sola volta colui che può spesso riportare sui nemici una vittoria gloriosa per il proprio re. Non tanto la morte, quanto la fede e la devozione fanno il martire: e come è prova di valore soccombere in battaglia, in uno scontro per amore del proprio re, così è indizio di virtù perfetta sostenere a lungo e portare a compimento le lotte. Fu provato martire non perché l'astuto nemico gli inflisse la morte, ma perché non riuscì ad estorcergli la fede; lanciò i dardi che poté e ricorse a tutti i generi delle sue armi, ma tuttavia non riuscì a smuovere quel fortissimo condottiero o a macchiarne la costanza. E' di grande importanza, fratelli, disprezzare per il Signore la vita presente, se è necessario, ma è glorioso anche vivendo spregiare il mondo e calpestarlo con il suo principe.
Cristo andava in fretta incontro al suo martire, il martire andava in fretta incontro al suo Re. Abbiamo detto bene 'andava in fretta', secondo il detto del profeta: Levati per venirmi incontro e vedi. Ma perché la santa Chiesa per il suo bene facesse fronte al suo assalitore, di slancio andò incontro a Cristo sia per riservarsi con la vittoria la corona della giustizia, sia per concedersi la presenza di chi avrebbe combattuto per lui in tempo di guerra. Il confessore versava spesso il proprio sangue e dava testimonianza al suo Creatore con le sue ferite e con la fede del suo animo. Guardando al cielo, disprezzava carne e terra. Tuttavia, la ancor povera infanzia della Chiesa vinse e resistette, e ottenne che il martire dovesse differire l'attuazione del proprio desiderio. Dico l'infanzia, fratelli, che ottiene sempre tutto; che si adopera più con le lacrime che con le proprie forze. Infatti, il volto sudato dei valorosi non può tanto quanto le lacrime dei bimbi, perché la sono infranti i corpi, qui i cuori; là a fatica si mettono in moto i giudizi della mente, qui tutto l'affetto si piega condiscendente.
Che dire di più, fratelli? Si adoperò la santa madre Chiesa, si adoperò per non essere mai separata dal proprio vescovo. Ecco, è vivo, ecco, come il buon pastore fa sorveglianza in mezzo al suo gregge, e non è mai separato nello spirito colui che nel corpo per un certo tempo ci ha preceduti. Ci ha preceduti, dico, con l'apparenza esteriore, del resto la stessa dimora del suo corpo riposa tra noi. Fu spento il diavolo, il persecutore giacque a terra; ecco, regna e vive colui che desiderava essere ucciso per il suo Sovrano'.
 
Giovanni Gardini
Consulente diocesano per i Beni Culturali