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San Pietro Crisologo, Sermone 128: Il martirio di S. Apollinare
Lunedì 10 Dicembre 2018

Mons. Lorenzo Ghizzoni, Arcivescovo Metropolita dell'Arcidiocesi di Ravenna-Cervia

San Pietro Crisologo, Sermone 128: Il martirio di S. Apollinare
Dal 'RisVeglio Duemila' N. 30/2012
 
'Il beato Apollinare, che fu il primo vescovo, fu anche l'unico che adornò questa Chiesa locale con l'eccelso nome del martirio. Giustamente Apollinare, poiché secondo il comando del suo Dio qui perdette la sua anima per conquistarla nella vita eterna. Beato, poiché compì la corsa, mantenne la fede, così da essere trovato veramente primo sul posto per chi gli credeva. E nessuno, vedendo che egli per volere di Dio si è assoggettato ad una lotta quotidiana e molteplice, lo ritenga in quanto confessore inferiore ai martiri. Ascolta la parola di Paolo: Muoio ogni giorno. E' troppo poco che muoia una sola volta colui che può spesso riportare sui nemici una vittoria gloriosa per il proprio re. Non tanto la morte, quanto la fede e la devozione fanno il martire: e come è prova di valore soccombere in battaglia, in uno scontro per amore del proprio re, così è indizio di virtù perfetta sostenere a lungo e portare a compimento le lotte. Fu provato martire non perché l'astuto nemico gli inflisse la morte, ma perché non riuscì ad estorcergli la fede; lanciò i dardi che poté e ricorse a tutti i generi delle sue armi, ma tuttavia non riuscì a smuovere quel fortissimo condottiero o a macchiarne la costanza. E' di grande importanza, fratelli, disprezzare per il Signore la vita presente, se è necessario, ma è glorioso anche vivendo spregiare il mondo e calpestarlo con il suo principe.
Cristo andava in fretta incontro al suo martire, il martire andava in fretta incontro al suo Re. Abbiamo detto bene 'andava in fretta', secondo il detto del profeta: Levati per venirmi incontro e vedi. Ma perché la santa Chiesa per il suo bene facesse fronte al suo assalitore, di slancio andò incontro a Cristo sia per riservarsi con la vittoria la corona della giustizia, sia per concedersi la presenza di chi avrebbe combattuto per lui in tempo di guerra. Il confessore versava spesso il proprio sangue e dava testimonianza al suo Creatore con le sue ferite e con la fede del suo animo. Guardando al cielo, disprezzava carne e terra. Tuttavia, la ancor povera infanzia della Chiesa vinse e resistette, e ottenne che il martire dovesse differire l'attuazione del proprio desiderio. Dico l'infanzia, fratelli, che ottiene sempre tutto; che si adopera più con le lacrime che con le proprie forze. Infatti, il volto sudato dei valorosi non può tanto quanto le lacrime dei bimbi, perché la sono infranti i corpi, qui i cuori; là a fatica si mettono in moto i giudizi della mente, qui tutto l'affetto si piega condiscendente. 
Che dire di più, fratelli? Si adoperò la santa madre Chiesa, si adoperò per non essere mai separata dal proprio vescovo. Ecco, è vivo, ecco, come il buon pastore fa sorveglianza in mezzo al suo gregge, e non è mai separato nello spirito colui che nel corpo per un certo tempo ci ha preceduti. Ci ha preceduti, dico, con l'apparenza esteriore, del resto la stessa dimora del suo corpo riposa tra noi. Fu spento il diavolo, il persecutore giacque a terra; ecco, regna e vive colui che desiderava essere ucciso per il suo Sovrano'.