Venerdì 19 Ottobre 2018
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La Cattedrale nella storia   versione testuale

Tra le città che, nella lunga distesa della Pianura Padana, portano in grandiosi monumenti sacri le vestigia memorabili del tempo medioevale, Fidenza si mostra subito in una posizione molto singolare. Tra Piacenza, Parma, Cremona, Modena e Ferrara, ognuna con la sua storia, la sua tradizione e la sua arte, Fidenza, città non grande e dal destino diverso, ha una cattedrale che per bellezza, contenuto spirituale e mantenimento delle strutture originarie pareggia e talvolta supera le costruzioni simili di quelle. In apparenza quindi non corrispondente al territorio che la circonda; ma si dovrà invece pensare a un rapporto inverso e giudicare quel territorio, quelle case e la popolazione che le abita dalla loro cattedrale.

Le cattedrali che, come vascelli bianchi, magiche apparizioni di pietra, sono sorte per tutta l'Europa nel XII e nel XIII secolo, erano grandi specchi; si può dire, in base alle divisioni della immensa summa del sapere che Vincent de Beauvais stendeva nell'oscuro silenzio all'abbazia di Royaumont, che esse erano specchi della Natura, della Scienza, della Morale e della Storia. Riflettevano la vita dell'uomo e l'imperscrutabilità del divino; univano il microcosmo e il macrocosmo, la natura e lo spirito, il particolare e l'universale, la paura e la speranza. Ancora adesso nelle cattedrali vive racchiuso quell'ordine antico e sublime, quella fede ricca di immaginazione, sotto la veste leggera ma resistentissima del simbolo si conserva la fiamma di quella sapienza; ancora adesso nello specchio delle cattedrali è rimasta un'immagine viva e complicata. Uno scrittore moderno e sensibile come Carlo Emilio Gadda ha osservato 'che gli edifici romani hanno, più degli altri, questa magica misteriosa facoltà di emanare il senso della loro epoca'.

Nel Duomo di Fidenza è inscritto il rigore di quell'ordine, ma anche il senso della storia fidentina, del carattere, della natura e delle aspirazioni dei fidentini. La singolarità del monumento corrisponde alla singolarità del popolo che l'ha costruito. Un popolo molto geloso della propria indipendenza che, in epoca feudale, era di continuo insidiata; un popolo tenace, duro ad opporsi all'invadenza delle più grandi città vicine; un popolo gentile e resistente, come gentile e resistente è il suo Duomo.
Un'altra ragione, più concreta ma non più vera, della singolarità del Duomo è che Fidenza si trovava su una delle grandi vie di pellegrinaggio, anzi era un luogo di stazione, e particolarmente importante, poichè la via per Roma qui si biforcava. Da un lato, in direzione Bologna i pellegrini proseguivano per la via Emilia; dall'altro, appena fuori città si dirigevano subito verso l'Appennino lungo il tracciato della via Francigena. Queste grandi e ininterrotte trasmigrazioni, avevano un grande valore culturale e sociale poichè abolivano le frontiere, avvicinavano le regioni, diffondevano la conoscenza, contribuivano all'unità del mondo medioevale. Le città poste sulle vie di pellegrinaggio assorbivano così molto velocemente le più lontane influenze artistiche, letterarie, sociali, politiche e religiose. Avevano cattedrali ricche, grandi, che mostravano i segni di una cultura molto vasta, in cui si univa alle caratteristiche regionali uno spirito europeo.
 
Sulla facciata del Duomo di Fidenza l'apostolo San Simone (fig. a sinistra della testata del sito, ndr) mostra un cartiglio con la scritta: Simon Apostolus eundi Roman Sanctus demonstrat hanc viam, 'il Santo Apostolo Simone mostra la via a coloro che vanno a Roma'. Questa statua e le immagini scultoree proposte da Benedetto Antelami si rivolgono direttamente al devoto viandante: danno indicazioni viarie, mostrano come esempio di fede la storia di Donnino, indicano i vizi capitali dai quali bisogna rifuggire e ritraggono in più punti i pellegrini stessi.
Ma un pellegrinaggio di più ridotte proporzioni, regionale questo, aveva addirittura per meta Fidenza: venivano i fedeli da tutto il contado e dalle regioni vicine per venerare San Donnino, patrono della città, che le aveva dato in quei tempi anche il nome. Il Duomo, nella cui facciata si potevano vedere narrate le vicende del suo martirio, era il luogo di questa venerazione; che il Santo vi compisse anche miracoli era dichiarato ancora sulla facciata, dove, accanto ad altri privilegi, questa sacra e unica prerogativa è simboleggiata da un malato che entra nella chiesa. Cresce così la fama del Santo, diffondendosi anche lungo le vie del pellegrinaggio, e il suo ricordo giunge fino in Francia dove in diverse epopee egli è nominato e invocato.
 
Un'altra ragione della singolare storia del Duomo di Borgo San Donnino può forse vedersi nel rapporto molto particolare che la città ha con l'Impero; città tendenzialmente ghibellina, più fedele all'Imperatore che al Papa, per molte ragioni, prima fra tutte quella di sottrarsi al dominio di Parma e della sua Diocesi. Non è improbabile che dall'Impero, per rafforzarne l'indipendenza, venissero aiuti alla città e soprattutto alla sua Cattedrale.
Alla luce di questi fatti apparirà forse più chiaro quanto sia stretto il legame tra la Cattedrale e la città, come siano fatte della stessa sostanza, abitate dallo stesso spirito, unite in un'unica struttura, le cui maglie più sottili e nascoste rivelano la loro esistenza quanto più si approfondisce e si allarga la conoscenza della storia.

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