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Museo e Pinacoteca "mons. Achille Salvucci" e Biblioteca vescovile   versione testuale

INDIRIZZO: Seminario Vescovile, Via Entica della Chiesa,  Tel./Fax 080 3971559

 

DIRETTORE: Don MICHEle amorosini 

 

ORARIO PER IL PUBBLICO: Nei giorni feriali, dalle ore 9,00 alle ore 13,00

   

1. Museo - Pinacoteca 'Mons. A. Salvucci'

 Già nel 1881 Mons. Filippo Giudice Caracciolo dispose l'allestimento di alcune sale museali presso il Seminario Vescovile, tuttavia l'istituzione del Museo-Pinacoteca diocesano fu voluta da Mons. Aldo Garzia nel 1980. Negli anni successivi, a motivo dell'accrescimento del patrimonio museale, il Museo Diocesano ha avuto diverse ristrutturazioni fino all'attuale riordino.

Esso raccoglie materiale rinvenuto per lo più nel Pulo di Molfetta (IV-II millennio a.C.) e manufatti ceramici dell'età Magno-greca e Romana.

Si deve all'arciprete ed erudito molfettese Giuseppe Maria Giovene (1753-1837) la prima raccolta di materiale archeologico proveniente dal Pulo. In seguito la collezione del Giovene fu arricchita dai reperti provenienti dalle zone archeologiche di Terlizzi e Bisceglie, raccolti dall'arcidiacono Francesco Samarelli in campagne di scavo in tali località, e da donazioni di collezionisti privati (Cascarano ' De Trizio), comprendenti oggetti di varia natura provenienti anch'essi dal Pulo o da zone archeologiche vicine.

Il Museo è attualmente articolato in quattro sezioni distinte: archeologia, scultura, pittura, paramenti sacri e argenti.

La prima sezione comprende, oltre i manufatti litoidi provenienti dalla stazione neolitica del Pulo, quelli rinvenuti a Bisceglie  e Terlizzi, appartenenti ad una facies di civiltà e cultura coeva a quella del Pulo, ed in altre stazioni in grotta, quali Albarosa, Navarino, Cicalito, Monteverde, Torre del Pettine, situate nell'agro compreso tra le città di Terlizzi, Bisceglie, Molfetta.

In questa sezione figurano, inoltre, corredi funerari costituiti prevalentemente da vasi peuceti (VIII-III sec. a.C.) e ceramica ellenistica, proveniente dalle aree archeologiche più note della Puglia (Egnazia, Canosa, Ruvo), oltre a piccole sculture, terrecotte, monete, armi, bronzi.

La seconda sezione raccoglie sculture in pietra e in legno. Fra i reperti lapidei vanno ricordati: una pietra tombale (1500) della distrutta chiesa conventuale di S. Francesco; il fregio del portale (1553) della chiesa di S. Margherita; il trittico (XVIII sec.) di S. Maria dei martiri, S. Corrado e S. Nicola, posto originariamente sulla porta della città antica. Di notevole pregio sono i due frammenti del coro ligneo (XV sec.) dell'antico duomo e il pulpito (XVIII sec.) della chiesa francescana di S. Bernardino, nonché le statue lignee di S. Liborio (sec. XVII della chiesa di S. Stefano) e di S. Luigi Gonzaga (sec. XVIII del Seminario). Altre statue lignee (sec. XVIII-XX), raffiguranti vari personaggi della passione, appartengono all'Arciconfraternita della Morte e venivano portate in processione il Sabato Santo. Fra queste è da segnalare un S. Giovanni evangelista (inizi XIX sec.), opera dello scultore napoletano Francesco Verzella.

La terza sezione presenta tele di grandi autori: una Pietà (sec. XVII) di Bernardo Cavallino; del XVIII sec. una Madonna con bambino, S. Raffaele e il Tobiolo (dalla chiesa di S. Stefano) e un S. Nicola pellegrino di Corrado Giaquinto; il sogno di Giacobbe, Abramo e i tre angeli, il Re David di Nicola Porta; le cinque tele raffiguranti i misteri dolorosi (dalla chiesa della Madonna delle rose). A queste si aggiunge la grande tela, recentemente restaurata, del Compianto sul Cristo morto (sec. XVII, della chiesa della morte) attribuita a Massimo Stanzione o alla sua scuola.

La quarta sezione espone i paramenti sacri ed alcuni argenti del tesoro della Cattedrale: pianete ricamate (dal sec. XVII), mitrie, chiroteche episcopali, pastorali, calici, veli per calici, parati, il baldacchino per la processione di San Corrado (sec. XIX).

 


 

2. Biblioteca Vescovile

 

Inserita nel suggestivo complesso architettonico del Seminario Vescovile (sec. XVII), la Biblioteca del Seminario costituisce un bene prezioso. Costituita dai fondi librari dell'ex Collegio dei Gesuiti e dell'ex Studio dei Domenicani, arricchita ulteriormente con i vari fondi di Biblioteche private, in particolare con quelli di Ciro Saverio Minervini, dell'arciprete Giovene, dell'abate Vito Fornari, oggi conta circa quarantaseimila volumi. La Biblioteca mette a disposizione dei lettori una sala di lettura di gran pregio artistico, voluta da S. E. Mons. Costantini, dalle volte affrescate e arredata da una artistica scaffalatura in noce, opera pregevole di Filippo Giacomantonio da Terlizzi nel 1844. A ciò si aggiunge una sala di minore ampiezza, nella quale sono allogati gli schedari e le opere di consultazione. Nel 1887 S. E. Mons. Rossini ampliava e corredava  la biblioteca di scaffali per la conservazione di codici antichi.

Un immeritato abbandono avvolgerà negli anni seguenti la ormai nota biblioteca del Seminario Vescovile fino a ridurla a un deposito di libri e di scartoffie.

A S. E. Mons. A. Salvucci e alla Direzione Generale delle Accademie e Biblioteche va il merito di aver restituito agli uomini di cultura una vera e propria biblioteca. L'inaugurazione e la riapertura avviene il 22 maggio 1965 alla presenza di Sua Em. il Card. Efrem Forni.

Oltre ad opere di argomento religioso, filosofico, storico, scientifico e letterario (sec. XVII-XXI), la Biblioteca possiede 260 tra manoscritti, incunaboli e cinquecentine ed una sezione specializzata nella storia della Diocesi. Il suo patrimonio librario si arricchisce di frequenti donazioni (specialmente le biblioteche private dei Vescovi e dei Sacerdoti) che le hanno fatto assumere una notevole testimonianza storica della cultura, delle tendenze e della mentalità della società molfettese.