Diocesi di MOLFETTA - RUVO - GIOVINAZZO - TERLIZZI
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02. A Bologna nel seminario Onarmo   versione testuale


Il seminarista Antonio Bello approdò a Bologna nell'autunno del 1953, Nel diario del seminario si legge «La lontana Puglia ha mandato il suo rappresentante ed è bravo musicista e provetto calciatore». Il giudizio dei nuovi educatori fu positivo al pari di quelli dei seminari precedenti. Così si esprimeva mons. Angelo Magagnali: «Giovane di grande intelligenza. Seminarista di soda pietà. Carattere, ottimo, con forte capacità di restare in comunione con gli altri, senza perdere la propria identità. Facilità di riassorbire e dalla scuola e dall'esperienza di vita quanto di meglio trovava. Riusciva nel canto e suonava qualche strumento, specie la fisarmonica. Agilità nel nuoto e nel giocare a pallone».

La formazione impartita nel «Seminario dell'Onarmo per la formazione dei Cappellani del Lavoro» riguardava tre ambiti: spirituale, culturale e pastorale. La vita spirituale aveva come culmine e fonte la Messa, vissuta in tutta la sua ricchezza liturgica. Una forte impronta comunitaria regolava i tempi della preghiera liturgica, della meditazione, della lettura spirituale. L'ascolto comunitario della parola di Dio era un elemento caratterizzante la vita del chierico. Il corso triennale di studio, a perfezionamento delle discipline propedeutiche, comprendeva i seguenti argomenti: pensiero sociale della Chiesa; elementi di morale professionale; elementi di pastorale d'ambiente e di teologia del lavoro; storia economica; elementi di psicologia individuale e sociale; sociologia generale e industriale; storia del movimenti sindacali e delle organizzazioni operaie; elementi di medicina del lavoro; principi di diritto pubblico e del lavoro. I programmi erano svolti sulla base del lavoro d'équipe, ossia attraverso l'elaborazione e l'approfondimento in gruppo dei temi introdotti dal relatore. Nei diversi gruppi era prevista la presenza di un sacerdote esperto, già operante nell'apostolato del mondo del lavoro, con la funzione di consulente. Suo compito era quello di facilitare la trasposizione in campo pratico dei principi teorici appresi.

Il piano formativo prevedeva un'azione apostolica coordinata, con l'intervento dei superiori e dei chierici in una zona industriale di Bologna, seguendo una precisa linea di azione: studio sociologico della zona pastorale; inserimento nella vita liturgica domenicale delle parrocchie interessate; collaborazione con i movimenti cattolici impegnati nel mondo del lavoro; incontri con i lavoratori delle singole fabbriche; progressiva conoscenza degli ambienti di lavoro. Gli incontri con gruppi qualificati di laici impegnati nel mondo del lavoro e il contatto diretto coni problemi e le diverse attività del mondo industriale e imprenditoriale completavano l'iter formativo contribuendo a realizzare una sintesi tra teoria e prassi. In questa fitta trama di relazioni e contatti, i chierici toccavano con mano la realtà sociale, verificavano la loro vocazione a questo particolare modo di vivere il sacerdozio, affinavano il metodo per il futuro ministero pastorale.

In questo contesto, Antonio Bello trovò un ambiente vitale per sviluppare quelle doti già evidenziate nei seminari di Ugento e di Molfetta. Sotto questo profilo, è illuminante la testimonianza di mons. Magagnali: «L'impatto di Tonino con la pastorale del lavoro fu felice: il nostro non era un seminario dotato di tutti i crismi della modernità, ma era un luogo dove si insegnava a vivere da poveri, fiduciosi nella divina Provvidenza, con un intento solo: formarsi ad aiutare gli operai, i poveri di allora, ad accogliere il messaggio cristiano come l'unica salvezza. Non vi erano domestici nel seminario per cappellani del lavoro, e superiori ed allievi mangiavano alla stessa mensa curando i più umili uffici di casa. Tonino Bello accettò in pieno questo modo di vivere semplice: credo che l'educazione impartitagli dalla sua santa mamma continuasse a rivivere nel suo cuore e nella sua mente senza venire contraddetta dal nostro stile di vita».

Il giovane seminarista si distinse per le sue capacità intellettuali e più volte fu invitato a scrivere sulla rivista dell'Istituto.

A Bologna dalle mani del Card. Lercaro, il giovane Bello ricevette gli ordini minori, e l'ordinazione Diaconale. Ma fu mons. Ruotolo nella sua Alessano che l'8 dicembre 1957 lo ordinò presbitero. L'età non era ancora quella canonica, ma il Vescovo richiese la dispensa per ordinare questo giovane promettente sacerdote. Mons. Cremonini, Padre spirituale del seminario Onarmo, così scrive il 6 dicembre 1957 alla mamma di don Tonino:«Nella festa a noi tanto cara della Immacolata regina del cielo e della terra, sarà conferita una dignità divina e il potere di dispensare alle anime dei fedeli gli ineffabili doni della grazia al suo egregio ed amabile figliolo, dotato di speciali doti di mente e di cuore, ornamento del nostro Seminario».

Egli rimase a Bologna un altro anno per completare gli studi con la Licenza in S. Teologia conseguita presso la Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale di Vengono il 4 novembre 1959. Molti avevano messo gli occhi sul brillante sacerdote talentino, mons. Benelli, allora responsabile dei preti operai, lo preconizzava un ottimo cappellano del lavoro nella rossa e anticlericale Emilia Romagna, i responsabili dell'Onarmo, lo volevano  ancora là per fargli fare esperienze pastorali di punta e il cardinal Lercaro avrebbe voluto tenerlo con sé. Ma mons. Ruotolo fu irremovibile: rivolle don Tonino in diocesi, di cui aveva intuito le qualità, la finezza di cuore e di testa, e a chi voleva trattenerlo diceva per battuta: «Datemi due preti giovani in cambio di don Tonino». E così dalla fine del 1958 don Tonino rientrò in diocesi, nominato vicerettore nel Seminario Minore di Ugento, affiancando don Tito Oggioni Macagnino che dal 1955 era Rettore.