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La Visita ad limina, 15 marzo 2007   versione testuale

 

Lettera del Vescovo dopo la Visita ad limina

 

di Mons. Luigi Martella, vescovo

 

Fin dall'inizio il programma previsto si è svolto con la massima puntualità: le Congregazioni, i Pontifici Consigli, le celebrazioni, in primis quella sulla tomba dell'apostolo Pietro, quella sull'altare della Confessione in una Basilica colma di pellegrini delle 19 diocesi pugliesi, venuti per l'udienza generale di mercoledì 14 marzo.

E siamo giunti finalmente a giovedì 15 marzo, ore 12. è il momento più atteso della Visita ad limina: l'incontro a tu per tu con il Santo Padre, Benedetto XVI, al secondo piano del palazzo apostolico. Dalla Domus Sanctae Marthae, dove i vescovi erano alloggiati, si percorrono a piedi un paio di centinaia di metri all'interno delle mura vaticane, fino al cortile San Damaso. Sorvegliato dalle guardie svizzere c'è l'ingresso con a lato l'ascensore che porta su per i corridoi tutti affrescati e luminosi a motivo delle ampie vetrate esposte al sole. Uno splendore di architetture, di figure, di colori e di arte attirano lo sguardo nell'attraversamento delle sale di varia grandezza. Il maggiordomo mi accompagna fino al salotto dell'attesa. Poco dopo di me arriva Mons. Papa, Arcivescovo di Taranto, con il quale ci intratteniamo in amichevole conversazione. Alle 12 in punto arriva il segnale: esce il vescovo che mi aveva preceduto, varco la soglia e mi trovo in un battibaleno di fronte alla bianca figura del Papa che mi accoglie con un gesto delle mani protese e con il volto sorridente. Mi chino per baciargli l'anello e subito esplodono i flash dei fotografi con una scarica che dura una trentina di secondi. Poi la porta dello studio si chiude e rimango da solo con il Papa. Mi invita ad accomodarmi alla poltrona, mentre anche lui si siede. Vi lascio immaginare l'emozione. Avevo portato con me qualche libro da donargli, sicuro che gli avrebbe fatto piacere. Infatti, subito arriva una battuta che mi mette a mio agio: «Porta una piccola biblioteca!'». Naturalmente, non trattengo il sorriso, e poi gli presento «Tra cielo e mare» dicendo: «Santità, questa è una fresca pubblicazione sul Duomo antico di Molfetta, dedicato a San Corrado di Baviera». Non vi dico la gioia del santo Padre, il quale mostra non solo di gradire l'omaggio, ma ricorda perfettamente l'invito che gli facemmo per l'Anno Corradiano e l'accoglienza da parte sua di quella proposta; ricorda perfino la data, il 10 luglio 2005. Mi viene data così l'opportunità di dire: «Santità, l'invito vale ancora!». Sorride il Papa, poi comincia a sfogliare le pagine e a guardare le bellissime foto: è davvero tanto ammirato. In seguito gli porgo i cinque volumi degli scritti di don Tonino verso i quali mostra viva curiosità. Sicuramente si ricorda di lui e mentre raccontavo della bella testimonianza di questo pastore, il Papa appare tanto interessato. «Ha scritto tanto!», mi dice. «E non è tutto ' gli rispondo ' c'è un sesto volume in stampa'». «Bene!», conclude il Papa.

La conversazione si è abbastanza avviata, così passo a parlargli della nostra Chiesa particolare, riveniente dall'accorpamento di quattro diocesi in una. Mi domanda se c'è amalgama, e non ho motivi per dire di no, anzi, sottolineo che l'unione rappresenta la forza della nostra comunità. Gli racconto della gente, cordiale, generosa, dinamica, cristianamente radicata, docile al magistero della Chiesa ed affettuosamente devota all'illuminante insegnamento del Papa. Gli parlo dei giovani con i quali ci sentiamo particolarmente vicini, con loro e per loro siamo impegnati in un progetto di pastorale Con Cristo sui sentieri della speranza. Essi, i giovani, insieme alla famiglia, costituiscono una priorità pastorale che intendiamo perseguire con tutte le nostre forze, impegnando le migliori energie fisiche e mentali. Il Papa vuole sapere se i giovani rispondono alle sollecitazioni ecclesiali. Riguardo a questo non posso dare percentuali, ma assicuro il Pontefice che ci sono tanti giovani che ci seguono, che hanno un cuore aperto e sono desiderosi di autenticità, che si fidano e si affidano al Signore Gesù, speranza che non delude. Altrettanto interessato sembra il Papa sul discorso della famiglia, anche a questo riguardo chiede com'è la situazione, se c'è contrazione delle nascite. Continuo la mia esposizione dicendo che, grazie a Dio, la famiglia ha una buona tenuta nel nostro territorio, ed anche la natalità, pur registrando un sensibile calo, non preoccupa più di tanto. Non escludo, tuttavia, che anche la nostra popolazione sia toccata da un affievolimento del senso religioso e dal relativismo etico.

Gli parlo ancora della Visita pastorale in atto come di un'esperienza esaltante, faticosa ma bella, tonificante per me ed anche per il popolo di Dio che sembra gradire sempre più la vicinanza della Chiesa, attraverso il pastore.

Mi chiede della catechesi: in che modo? con che risultati? La risposta è: una catechesi non solo in vista della sacramentalizzazione, ma per la vita e per tutte le età. Quella per l'iniziazione cristiana dei ragazzi, quella per i giovani, per gli adulti, per le famiglie, cercando di non lasciare settori scoperti. A questo riguardo, il Papa dice che può risultare molto prezioso l'intervento dei sacerdoti, soprattutto attraverso la cura nel preparare l'omelia domenicale, canale importante per la comunicazione della fede. Noi registriamo nel nostro territorio presenze di immigrati provenienti da vari paesi, anche per questi ci stiamo attrezzando, per offrire loro possibilità di primo annuncio o per far superare l'estraneità con la sfera religiosa. Ci tengo, comunque, a sottolineare che la catechesi non si ferma all'aspetto conoscitivo, ma si completa nella dimensione operativa con tante iniziative di carità verso i più deboli, i poveri, gli svantaggiati, i sofferenti, in sintonia con quanto Sua Santità sollecita nella lettera enciclica Deus caritas est.

Non manco infine di parlargli del Seminario Regionale del quale egli stesso ha un preciso ricordo, essendo venuto nel lontano 1985. Approfitto per dirgli che vi è pure, in diocesi, il Seminario minore, esperienza ininterrotta anche negli anni bui della crisi delle vocazioni, e che sempre ha dato ottimi frutti.

Insomma è stata una conversazione piacevolissima, a tutto campo, in un clima di autentica cordialità. Il suo sguardo rassicurante, la sua curiosità nel domandare, nel sapere, stemperano in me l'emozione e alimentano il desiderio di affidare al cuore di un Padre speciale le gioie e le fatiche che si sperimentano lavorando nella vigna del Signore.

Così sono trascorsi circa venti minuti, anzi sono volati, alla fine dei quali, il Papa, con tanta amabilità, mi dice: «Bene! Vedo che ci sono tanti segni di speranza!». «è vero, Santità, ' aggiungo ' ma non mancano i problemi». Ancora una volta mi guarda sorridendo e mi rassicura: «Quelli ci saranno sempre, ma non bisogna scoraggiarsi». Poi conclude: «Tanti auguri e porti a tutti i suoi diocesani la mia benedizione». «Grazie, Santità, mi benedica!».

La porta si riapre, c'è un altro Vescovo che aspetta. Mi lascio dietro un'intensa emozione ed ora mi accompagna un bellissimo, indelebile ricordo. La percezione della verità racchiusa in quell'antico adagio ubi Petrus ibi Ecclesia, ha avuto in me ulteriore radicamento.