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Cenni storici   versione testuale

L'Arcidiocesi di Agrigento non è vasta come ai tempi di San Gerlando, quando la giurisdizione del Vescovo di Girgenti si estendeva sino alle porte di Palermo e includeva anche Termini Imerese, meritandosi il titolo di Diocesi bimare, affacciandosi a meridione sul mare africano e sul Tirreno a settentrione; non è vasta come lo era sino al 1844, quando Gregorio XVI staccava dall'alma Mater agrigentina ben 19 Comuni, per costituire con 13 di essi quasi tutta la nuova Diocesi di Caltanissetta ed impinguare con 5  l'Archidiocesi di Monreale e concedere un bocconcino alla regale Palermo con il comune di Castronovo. Ma è ancora abbastanza vasta con il suo territorio diffuso nelle sue coste dal mare di Licata al mare di Menfi, a contatto di gomiti con il castello turrito di Falconara e le imponenti rovine di Selinunte; bagnato dalle acque di 3 fiumi: il Belice, il Platani, il Salso; sorvegliato con amore dal massiccio montuoso del Cammarata, con i suoi 1.580 metri, regale aerea vedetta della Sicilia centromeridionale; difeso dagli avamposti marini di Lampedusa e Linosa. Vasta quindi abbastanza: la quarta Diocesi tra le consorelle della Sicilia dopo Palermo, Catania e Messina per numero di abitanti e per estensione la prima.

Sull'origine della Chiesa agrigentina non possediamo notizie precise; ma i monumenti antichi, come le catacombe di Agrigento e Naro, le tombe sicuramente cristiane di parecchie zone del territorio e, soprattutto, la basilichetta paleocristiana rinvenuta dal Prof. Pietro Griffo a sud del tempio di Giunone, con le monete che vi si trovarono e altri reperti archeologici provenienti da varie zone della Provincia e dell'antica Diocesi, da Licata a Caltabellotta, da Agrigento a Canicattì, a Sutera, a Casteltermini, a Castronovo, ci danno la sicurezza storica della diffusione del cristianesimo nell'agrigentino, per lo meno, tra il II e III secolo. La tradizione del suo proto Vescovo San Libertino da collocare, almeno, tra il III e il IV secolo, già accettata da C. Mercurelli, anche se cronologicamente non la si può stabilire in età apostolica, può essere così confermata e forse anche fatta giungere alla fine del sec. II, o anche prima.

Il Prof. Ernesto De Miro avanza la suggestiva ipotesi che la basilichetta cristiana sia una "memoria martyrum " e che i due loculi paralleli del pavimento potrebbero essere stati i sepolcri di San Libertino e di San Pellegrino, perché la sua struttura originaria la pone più vicino alle sepolture del III secolo che alle basiliche costantiniane. Nel primo millennio cristiano, avanti la invasione araba (sec. IX), nel territorio della Diocesi fiorirono le Chiese di Agrigento e di Triocala. Di questa furono Vescovi San Pellegrino, Pietro, ricordato nelle lettere di San Gregorio Magno, Massimo che partecipò al Sinodo di S. Martino I (649), Gregorio che firmò gli atti del III Concilio Costantinopolitano (680-81) e Giovanni quelli del Niceno II (787).

Tra i Vescovi agrigentini più sicuri del I millennio si ricordano Eusanio dei tempi di San Gregorio Magno, Potamione, Teodoro, Giorgio, Ermogene e San Gregorio Agrigentino (559-630), autore di un commento all'Ecclesiaste, per cui è considerato "l'ultimo grande esegeta della patristica greca, come Gregorio Magno lo è di quella latina" (Sandro Leanza). Dopo la dominazione araba che distrusse quasi ogni traccia del cristianesimo, il nostro popolo fu rievangelizzato da San Gerlando di Besançon (circa 1030-1100), che fu il primo Vescovo del II millennio cristiano.

La Diocesi di Agrigento, anche se nel 1844, durante il pontificato di Gregorio XVI, per un nuovo ordinamento di confini, cedette 13 Comuni per la formazione della Diocesi di Caltanissetta, 5 all'Archidiocesi di Monreale e uno all'Archidiocesi di Palermo, rimane una delle più vaste della Sicilia. Si estende su una superficie di Kmq. 3.041,89 e i suoi confini corrispondono a quelli della Provincia e ne abbraccia tutti i 43 Comuni.

Situata nella parte sud-occidentale della Sicilia, è delimitata a sud da un lungo tratto della costa mediterranea che va da Licata a Portopalo di Menfi, quasi a contatto con le rovine classiche di Selinunte, a est confina con la Diocesi di Piazza Armerina, a nord-est con la Diocesi di Caltanissetta, a nord con le Archidiocesi di Palermo e Monreale e a nord-ovest con la Diocesi di Mazara del Vallo.

Il 2 dicembre 2000 la sede agrigentina è stata eretta dal Santo Padre a sede arcivescovile e metropolitana con suffraganee le diocesi di Caltanissetta e Piazza Armerina.

La Diocesi, comprende 194 parrocchie e 165 rettorie in 5 Zone pastorali e 15 Vicariati foranei. La popolazione residente in tutto il territorio al 31-01-2000 è di 468.934 unità, di cui circa 10.000 non cattolici.

Patrono principale: San Gerlando, primo Vescovo agrigentino del II millennio cristiano (25 febbraio). Patrono secondario: Sant'Alfonso Maria de' Liguori, Vescovo e Dottore della Chiesa (1 agosto).

 
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