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    Parrocchia di Saint-Vincent
   
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Parrocchia di San Vincenzo, festa il 22 gennaio Altitudine: 575 m

Abitanti: 4986

 

 

Il clima particolarmente favorevole della località e la sua posizione strategica, in prossimità di importanti vie di comunicazione tra val­late laterali, hanno spinto l'uomo ad insediarvisi sin dall'epoca pre­romana. Non distante dall'attuale chiesa, transitava la strada consola­re delle Gallie. All'uscita dell'abitato, sulla strada verso Montjovet, so­no visibili resti di una spalla del ponte che permetteva a quest'impor­tante arteria il superamento del torrente Cillian.

Importanti strutture di un impianto termale, riferibile a un edificio del basso impero (forse una mansio destinata al ristoro dei viaggiatori), sono venute alla luce nel sottosuolo della parrocchiale in occasione di una recente campagna di restauri, promossa per riparare i danni pro­vocati dallo scoppio di un ordigno esplosivo (1968). Il ritrovamento di sepolture e di un'abside inserita sulle strutture romane fanno ipotizza­re una destinazione del luogo al culto cristiano sin dai primi secoli del­l'evangelizzazione della regione.

La vocazione all'ospitalità e all'accoglienza, attestata nel medioevo e nell'età moderna dall'esistenza di un ospizio per pellegrini dipendente dalla prevostura di Saint-Gilles di Verrès, fu confermata dopo la sco­perta della sorgente di acque minerali, fatta nel 1770 dal sacerdote Jean­ Baptiste Perret. A partire dalla fine del Settecento Saint-Vincent diven­ne meta di turisti sempre più numerosi, e, con la costruzione di impo­nenti alberghi, mutò aspetto.

 

La parrocchia

Il primo documento che menziona la chiesa di Saint-Vincent è una bolla di Eugenio III del 26 febbraio 1153, in cui il papa prende sot­to la sua protezione l'abbazia benedettina di Ainay, nei pressi di Lione, confermandone i beni. Da una fonte del 1303 sappiamo che la nomina del parroco spettava allora al priore di Nus, a sua volta dipen­dente da Ainay.

L'esistenza di una chiesa a Saint-Vincent è tuttavia documentata da fonti archeologiche che riportano a tempi molto più antichi. Si ritiene che la località possa avere avuto un ruolo importante nell'organizza­zione ecclesiastica della regione sin dal primo millennio. La dipendenza dall'abbazia lionese dovette cessare nella seconda metà del XV secolo, risalendo l'ultima attestazione al 1448. La parrocchia passò allora a tutti gli effetti sotto il controllo del vescovo di Aosta.

 

La chiesa

Nci secoli XI-XII fu costruita, nel luogo di una più antica, una chie­sa di notevoli dimensioni, sicuramente tra le maggiori della Valle. Ad essa sono riferibili la quasi totalità della torre campanaria, la cripta e l'abside di sinistra.

L'edificio, già a tre navate, si trovava nel secondo decennio del Quattrocento in uno stato di estrema precarietà. I lavori vennero ese­guiti negli anni `40 e consistettero in particolare nel consolidamento della zona absidale e nella sua ridipintura. Al campanile furono ag­giunte la cella campanaria gotica e la guglia che ancora si osservano.

Nel 1553 e 1696 la chiesa fu dan­neggiata da in­cendi e dovette essere sottopo­sta a nuovi re­stauri.            Nel 1889-90, infine, raggiunse le di­mensioni e l'a­spetto attuali. La realizzazione del progetto del­l'architetto Camillo Boggio - cui si deve anche la sistemazione fantasiosa del castello di Saint­-Pierre - comportò l'abbattimento della facciata romanica e l'allungamen­to della navata di circa 9 metri.

L'interno si presenta di grande effetto, per via del contrasto netto tra la so­brietà dell'ambiente e la ricchezza della decorazione pittorica della zona absidale. In seguito agli ultimi restauri, terminati nel 1972, sono leggibi­li i diversi interventi praticati sull'edificio romanico nel corso dei secoli. La navata è scandita da una successione di colonne alternativamente qua­drate, circolari e poligonali; le volte furono realizzate nel 1696, dopo che un incendio aveva distrutto il precedente soffitto.

La zona del presbiterio, anticipata da un monumentale arco trionfale, era dominata dalla solenne figura del Cristo Pantocratore, circondata dalle rap­presentazioni, fortemente compromesse, dei quattro evangelisti. Sulla vol­ta sono raffigurati i Padri della Chiesa, attorno al coro vi erano immagini di personaggi dell'Antico e del Nuovo Testamento. Si tratta di affreschi at­tribuiti alla prima metà del XV secolo, riconducibili in parte a Giacomino d'Ivrea (1441). Danneggiata da un incendio nel 1553, l'abside fu intera­mente ridipinta ad opera di Filippo da Varallo, cui si devono, in particola­re, la monumentale scena della Crocifissione (a sinistra) e immagini del martirio di San Vincenzo (a destra), dal suo interrogatorio fino alla mor­te sulla graticola ardente. Si nota l'angelo che porta in cielo l'anima del diacono, il cui corpo viene prodigiosamente risparmiato dagli animali. L'edificio così rinnovato fu consacrato nel 1567 dal vescovo di Aosta. Al centro del catino absidale è collocato un moderno Crocefisso di bron­zo, opera dello scultore Minguzzi.

Frammenti di affreschi quattrocenteschi (san Pietro e san Paolo) sono vi­sibili inoltre sui muri dell'absidiola di sinistra.

La bella cripta conserva intatte le sue strutture romaniche. Le tre piccole navate absidate sono divise da pilastri di pietra, con capitelli variamente decorati a fogliami e piccole volute.

Il museo di arte sacra allestito in fondo alla navata sinistra conserva un gran numero di oggetti provenienti dalle cappelle rurali della parrocchia e dalla stessa chiesa: statue lignee (fra cui quella imponente di San Maurizio, proveniente dalla chiesa di Moron), croci processionali, parti di altari, re­liquiari e suppellettili liturgiche.

 

Le cappelle

La collina di Saint-Vincent è costellata di cappelle rurali, testimoni di una radicata e genuina fede popolare. Nel passato vi si svolge­va, il lunedì di Pasqua, la cosiddetta "processione delle vigne", che attraversava tutti i villaggi della parrocchia e durava quasi sei ore. Un particolare interesse rivestono la cappella di Grun, dedicata alla Vergine Immacolata, fatta costruire nel 1727 dal sacerdote Pierre Bréan (il quale nel 1737 vi fondò una rettorìa, di cui fu l'unico titolare), e la chiesa di Moron. Quest'ultima, di rilevanti dimensioni, conservò nel tempo alcune prerogative delle chiese parrocchiali (funzioni festive e cimitero), pur non risultando mai nella documentazione storica con ta­le qualifica. La sua struttura attuale, dall'ampia abside circolare, risale al XV secolo, allorché furono apportate importanti modifiche a un pro­babile preesistente edificio romanico. All'interno, la volta dell'abside è segnata da una bella serie di costoloni di pietra, mentre l'unica navata presenta caratteristiche architettoniche più tarde. Restauri recenti han­no spogliato la chiesa di strutture e decorazioni moderne, che ne im­pedivano una buona leggibilità. La chiesa è spesso scelta per la cele­brazione di matrimoni.

Tra gli altri edifici religiosi, si segnalano le seicentesche cappelle di Amay, dedicata a san Grato; Perrière (S. Giacomo), Tromen (Madonna delle Nevi, ricostruita nel 1747), Felley (S. Rocco) e Pracourt (Madonna del Carmine, ricostruita intorno al 1744).

Sulla cima del monte Zerbion, dominante la conca di Saint-Vincent, fu solennemente posta nel 1932 una statua in alluminio della Vergine, al­ta 7 metri, poggiante su un piedistallo all'interno del quale fu ricavata una piccola cappella, sotto il titolo della Madonna delle Nevi.