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    Parrocchia di Issime
   
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Parrocchia di San Giacomo festa il 25 luglio

Altitudine: 953 m ' Abitanti: 378

 

Issime (Eischeme) appartiene alla comunità Walser dell'alta val­le del Lys. Del 1239 è la prima testimonianza scritta che do­cumenta la presenza ad Issime di queste popolazioni di origi­ne germanica, ma fondati motivi fanno pensare che esse si fossero installate in loco già da alcune generazioni. I Walser, infatti, si erano trasferiti in­torno al IX sec. nell'alta valle del Rodano, diffondendosi poi, attra­verso i passi del Teodulo e del M. Moro, nelle zone di alta quota in­torno al Monte Rosa. La loro origine nordica è ancor oggi evidente sia nei toponimi, sia nelle tipiche costruzioni degli stadel (soprattutto del vallone di S. Grato), sia nella parlata della popolazione locale, il töitschu che, con tutta probabilità, è la forma più arcaica dei dialetti walser usati oggi in Europa. Un vocabolario, redatto dall'associazione locale Augusta, raccoglie tutti i vocaboli di questa antica lingua. Nel 1970 è stato introdotto lo stemma della Walser Gemeinschaft (Comunità Walser).

 

La parrocchia

La prima attestazione storica della sua esistenza è contenu­ta in una bolla di papa Lucio III del 7 maggio 1184. Agli inizi del XII secolo essa aveva ottenuto l'autonomia dalla par­rocchia di Perloz, che comprendeva in origine l'intera comunità Vallesiae (della Vallaise, denominazione della valle del Lys nei se­coli passati e nome di famiglia dei feudatari locali). Per oltre cinque secoli Issime estese la sua giurisdizione an­che su Gressoney-Saint­‑Jean, Gressoney‑La­-Trinité e Gaby, che di­vennero definitivamen­te parrocchie autonome soltanto nel 1660, nel 1686 e nel 1786 rispettivamente.

 

La chiesa

L'attuale edificio è la ricostruzione di una chiesa prece­dente di cui parlano gli atti notarili fin dal XIV sec, e di cui sono rima­ste probabilmente tracce nel muro laterale sinistro. Nel corso dei restauri del 1984, è sta­to lasciato in evidenza un arco ogivale, all'inizio della navata sini­stra, che costituiva la base del campanile. In quell'occasione è pure stata collocata la vasca battesimale romanica, sicuramente prove­niente dalla primitiva chiesa, che per secoli ha rappresentato il luo­go della rinascita cristiana di tutta l'alta valle del Lys.

È datato all'8 giugno 1683 il contratto con cui il curato Jean‑Pierre Biolley e i parrocchiani di Issime danno in appalto l'iniziativa della completa ricostruzione della loro chiesa ai maestri Giovan­ni Christille di Issime e ai fratelli Giovanni e Enrico Ferro di Ala­gna in Valsesia.

Facciata. Venne interamente affrescata tra il 1698 e il 1700 da Francesco Biondi da Ginevra con scene del Giudizio Universale. In alto, scene del Paradiso; sotto, sulla sinistra, il Purgatorio; al cen­tro e a destra, l'Inferno. Quest'ultima è la parte più movimentata e suggestiva dell'affresco. L'insieme della facciata è arricchito dalle incorniciature delle porte in pietra lavorata a mano e dal magnifico portale centrale in legno intagliato (fine XVII sec.).

Sagrato. A delimitazione del piazzale, sorgono 15 nicchie raffigu­ranti i misteri del Rosario. Furono costruite nel 1755 e affrescate da Antonio Facio, pittore di Valprato in Val Soana.

Interno. L'edificio è a pianta rettangolare a tre navate, divise da sei colonne monolitiche in pietra locale scalpellata a mano. Notevole la struttura architettonica, per armonia di proporzioni, dignità e so­brietà di linee; si direbbe ispirata ancora al classicismo rinascimen­tale più che al dinamismo barocco dell'epoca. Gli ultimi restauri han­no opportunamente rimesso in luce la decorazione seicentesca del cornicione.

Altar maggiore. È sol­tanto con la costruzione dell'altare che irrompe il gusto caratteristico dell'e­poca. Realizzato tra il 1698 e il 1700 dai fratelli valsesiani Giovanni e Giuseppe Gilardi di Compertogno, e l'opera più importante della chiesa e uno dei più pregevoli monu­menti barocchi presenti in Valle d'Aosta. Sembra voler riprodurre una facciata di cattedrale gotica. Per e­leganza di forme, armonia di linee, perfezione di in­taglio, ricchezza di ornato, non ha nulla da invidiare alle opere prodotte da più noti artisti del barocco tedesco. Realizzato in legno di abete nelle parti di falegnameria ed in pino cembro nelle parti scolpite, è orna­to da ben 182 statue. È stato dorato e laccato tra il 1700 e il 1709. Coeva all'altare e attribuita agli stessi artisti è la trave dell'arco trion­fale (poutre de gloire), all'ingresso del coro. È sormontato dal Crocifisso; ai piedi della croce è inginocchiata la Maddalena, ai lati la Madonna Addolorata e S. Giovanni. Sotto, due angeli sostengono un cartiglio con la scritta: Ecce quomodo amabat (Ecco come amava).

Altari laterali. Nella navata sinistra è de­gno di attenzione l'altare del Rosario; nella nicchia centrale da notare la pre­gevole Madonna con il Bambino (XV sec.), proveniente dalla chiesa prece­dente. Nella stessa navata è opportu­na una sosta davanti all'altare della Santa Famiglia, ricostruito di recen­te con elementi databili al XVII sec.; inconsueta l'iconografia della pala (XVI sec.), con Gesù nell'ostensorio. L'altare dell'Addolorata, in muratura trattata in finto marmo, è privo di par­ticolari pregi artistici (XIX sec.).

Risalendo nella navata destra, si tro­va l'altare di S. Antonio abate con un'aggraziata pala barocca (fine sec. XVI1): al centro, caratteristico bassorilievo raffigurante le anime del Purgatorio. Di mediocre interesse artistico e di stile neoclassico è l'altare del S. Cuore o di S. Grato. Altra pregevole opera barocca (XVIII sec.) è invece l'altare della Madonna del Carmine.

Particolare attenzione merita il maestoso complesso del pulpito rea­lizzato nel 1710.

 

Il museo parrocchiale di arte sacra

È stato allestito in fondo alle navate laterali nel 1986. Tra gli oggetti di maggior interesse si segnalano: la statua di S. Giacomo (XV sec.) proveniente dalla nicchia esterna della chie­sa, dove è stata collocata una copia realizzata recentemente da uno scultore locale; S. Lucia (statua lignea del XV sec.); S. Barbara, pre­gevolissima opera dei primi decenni del Cinquecento che risente l'in­fluenza della cultura tedesca meridionale. Tra gli altri oggetti, figu­rano calici, croci astili, un bel cofanetto reliquiario del XVII sec., pia­nete e messali, tra cui il Messale incunabolo di Basilea (1490 cir­ca), raro e pregiato documento degli scambi che gli Issimesi intrat­tenevano in passato con la Svizzera tedesca.

Presso l'entrata è pure conservata la sedia arringaria dei baroni di Vallaise, con il loro scudo, ripreso nel gonfalone del Comune. Vi è collegata una catena a maglie lunghe, che termina con un collare di ferro; a seconda della colpa essa veniva applicata al collo, ad un bracci­o o ad una gamba del colpevole esposto alla berlina.

 

Il campanile

Torre quadrangolare, slanciata e armonica, dalla base molto antica (sec. XII‑XIII) sopraelevata una prima volta nel 1568 e successivamente nel 1769. A quest'epoca si può riferire la sistemazione della parte superiore comprendente la cella cam­panaria con tetto sorretto da mensole in pietra e cupola in rame.

 

Le cappelle

Al Zengji, cappella della Madonna di Loreto (1682).

Al Tschentschiri, cappella della Presentazione della Vergine (1653).

Biolley, cappella di S. Nicola (1645).

Al Rickurt, cappella di S. Luigi re di Francia (1663).

Preit, cappella di S. Giuseppe (1656).

Al Proasch, cappella di S. Valentino, ricostruita nel 1898.

Al Rickard, cappella della Visitazione (1829).

Al Gründji, la Grotta o santuario dell'Agonia (1915).

Al Buard, nel vallone di S. Grato, cappella di S. Margherita (1635).

All'alpe Chröiz, nel medesimo vallone, la cappella di S. Grato (1601).

All'alpe Mühnes, ancora nel vallone di S. Grato, a quota 2008, la cappella della Madonna delle Nevi (1660).

All'alpe Walkhu, cappella di S. Giuseppe (1939).

Z'Bennetsch (Riva) cappella‑oratorio di S. Antonio da Padova (1724).