Venerdì 16 Novembre 2018
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Lettera Pastorale 2018-2020   versione testuale


 

Ovidio Vezzoli

 

«Unum est necessarium»

Discernimento evangelico e vita ecclesiale

 

Presentazione della Lettera pastorale 2018-2020

 

«Insegnami, Signore, la via delle tue volontà

la seguirò passo a passo

fammi discernere come custodire il tuo insegnamento

lo osserverò con tutto il cuore» (Sal 119,33-34)

 

Introduzione

 

Il testo biblico riportato in esergo, quale esordio di questa Lettera pastorale 2018-2020, riconduce con insistenza ad un’unica necessità: discernere la volontà del Signore per questo tempo.

Discernere, pertanto, è la responsabilità richiesta da Gesù alla generazione di ogni tempo, affinché scruti con sapienza «il segno del tempo»; a questa urgenza non ci si può sottrarre.

 

  1. La provocazione di Gesù

 

L’evangelo di Matteo, in proposito, è illuminante:

 

«1 I farisei e i sadducei si avvicinarono per metterlo alla prova e gli chiesero che mostrasse loro un segno dal cielo. 2Ma egli rispose loro: «Quando si fa sera, voi dite: «Bel tempo, perché il cielo rosseggia»; 3e al mattino: «Oggi burrasca, perché il cielo è rosso cupo». Sapete dunque interpretare l'aspetto del cielo e non siete capaci di interpretare i segni dei tempi? 4Una generazione malvagia e adultera pretende un segno! Ma non le sarà dato alcun segno, se non il segno di Giona». Li lasciò e se ne andò» (Mt 16,1-4).

 

Gesù si scontra duramente con alcuni rappresentanti dei farisei e dei sadducei, che gli chiedono un segno atto a legittimare la sua autorità. Ciò che colpisce è il retroscena della domanda, caratterizzato dall’incredulità pregiudiziale e non dalla ricerca della verità. Traspare la paura di un incontro che possa mettere in discussione un programma di vita elaborato su schemi di categorie individuali. Si tratta della cecità più completa che non permette di accogliere la luce che sola può illuminare le zone più oscure e recondite dell’interiorità di ciascuno. È la grettezza di chi non ha ancora raggiunto la capacità di discernere che il proprio cammino di vita nella fede non è fatto di visioni, che tolgono ogni traccia di dubbio, ma da un atteggiamento di ascolto, che rimane aperto anche all’insuccesso, ma soprattutto alla speranza di una ripresa sempre nuova.

In questa prospettiva la risposta di Gesù alla richiesta di un segno che paralizzi la curiosità degli interlocutori, costringe chi l’ascolta a disporsi in un atteggiamento di verifica silenziosa per discernere il segno del tempo. Solamente nel silenzio della preghiera ci si accorgerà che questo segno non è lontano, aldilà del mare o nel cielo (cfr. Dt 30,11-14), al fine di trovare la giustificazione del proprio disimpegno, affermando l’impossibilità di raggiungerlo. È il Signore stesso il segno prossimo; è il Dio di Gesù di Nazareth, Verbo eterno fatto carne, che si dona come Parola e Corpo nell’Eucaristia; è il Dio Spirito vivificante, che nell’incontro con i fratelli nella Chiesa dona forza e coraggio di elevare l’inno di ringraziamento, vincendo ogni tentazione di rassegnazione, di avvilimento e di fuga.

Nella nostra realtà di Chiesa del Signore che è in Fidenza siamo chiamati a discernere e riconoscere il segno del tempo nuovo: Gesù di Nazareth, il Figlio di Dio, crocifisso e risorto dai morti, Evangelo vivente in eterno. Siamo esortati dalla Chiesa a camminare in questa prospettiva; infatti, nella Preghiera eucaristica V/B, dopo il racconto dell’istituzione, la comunità cristiana invoca davanti al Padre:

 

«Tutti i membri della Chiesa sappiano riconoscere i segni dei tempi e si impegnino con coerenza al servizio del Vangelo. Rendici aperti e disponibili verso i fratelli che incontriamo sul nostro cammino, perché possiamo condividerne i dolori e le angosce, le gioie e le speranze, e progredire insieme sulla via della salvezza»[1].

 

  1. Perché la scelta del tema del discernimento evangelico?

 

Ho ritenuto necessario dedicare questa prima Lettera pastorale, che impegnerà le comunità cristiane della diocesi per il biennio 2018-2020, al tema: Discernimento evangelico e vita ecclesiale. Tre sono le motivazioni fondamentali, che hanno condotto a questa scelta.

Anzitutto, reputo doveroso richiamare l’urgenza della verifica del cammino che la nostra comunità sta compiendo, nella fedeltà all’Evangelo e alla grande Tradizione della Chiesa. Si sta per concludere un decennio pastorale che la Chiesa italiana ha inteso dedicare al tema dell’Educare alla vita buona del Vangelo (2010-2020). Ora è giunto il tempo di una paziente e opportuna verifica, non solo sulla recezione del documento, ma soprattutto sull’orientamento intrapreso o no dalla comunità ecclesiale.

In secondo luogo, Papa Francesco ha richiamato più volte la necessità di mettere in atto, non semplicemente una riforma della Chiesa, bensì cammini di autentica conversione, che tutti interpella. Non si tratta di progettare una riforma nella nostra Chiesa mediante la modifica di apparati esterni, bensì di ritornare alle fonti evangeliche e dell’autentica tradizione ecclesiale. La finalità, in altri termini, è quella di richiamarci fraternamente gli uni gli altri, con franchezza, al primato dell’ascolto della Parola, alla celebrazione liturgica senza ipocrisie rituali, alla carità che procede ben oltre l’assistenzialismo e la supplenza sociale (cfr. At 2,42).

Nel discorso in apertura ai lavori del Sinodo dei vescovi dedicato ai giovani, Papa Francesco ha sottolineato che il Sinodo è un esercizio ecclesiale di discernimento. Precisava tra l’altro:

 

«Franchezza nel parlare e apertura nell’ascoltare sono fondamentali affinché il Sinodo sia un processo di discernimento. Il discernimento […] non è una moda di questo pontificato, ma un atteggiamento interiore che si radica in un atto di fede. Il discernimento è il metodo e al tempo stesso l’obiettivo che ci proponiamo: esso si fonda sulla convinzione che Dio è all’opera nella storia del mondo, negli eventi della vita, nelle persone che incontro e che mi parlano. […] Il discernimento ha bisogno di spazi e di tempi […]. Questa attenzione all’interiorità è la chiave per compiere il percorso del riconoscere, interpretare e scegliere»[2].

 

In terzo luogo, lo stile con il quale cerchiamo di mettere in atto ciò è quello sinodale, che si caratterizza propriamente nel percorrere insieme un tratto di strada, a partire dalla vocazione battesimale, che caratterizza i credenti, e nella modalità della correzione fraterna. Non si tratta di emettere giudizi nei riguardi di alcuno e nemmeno di delegare ad altri responsabilità che ci competono. L’obiettivo è quello di esprimere, mediante l’ascolto della Parola e il discernimento spirituale autentico, ciò che arde nel nostro cuore di discepoli del Signore (cfr. Lc 24,32), quanto all’annuncio dell’Evangelo e al bene autentico della Chiesa, che cammina in questo tempo che è il nostro.

La sinodalità, quale stile del cammino ecclesiale, più volte richiamata da Papa Francesco, è fortemente correlata alla necessità di uscire dalla propria nicchia autoreferenziale, sia essa di natura culturale o religiosa affinché, abbattuti i muri di distinzione, che frappongono distanze gli uni dagli altri, e vigilando perché sia salvaguardata l’unità degli intenti e non l’uniformità dei modi, si possa insieme percorrere il cammino nella fedeltà all’Evangelo in comunione con la Chiesa. La sinodalità richiede un discernimento nella Chiesa; ciò significa che ogni comunità parrocchiale, aggregazioni, gruppi, movimenti e associazioni ecclesiali sono chiamati a vigilare sulla tentazione di fraintendere vivacità con protagonismo, di ostentare ad ogni costo il bene compiuto per riconsegnare credibilità a se stessi, di ricercare ostinatamente, rispetto a quanto realizzato, l’attribuzione esclusiva e senza equivoci a se stessi da parte degli altri. Si è nella Chiesa e si opera in comunione con essa, senza particolarismi, perché siamo in Gesù, il Signore della Chiesa.


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[1] Conferenza Episcopale Italiana (ed.), Messale Romano riformato, cit., p. 907.

[2] Papa Francesco, Ascoltare e parlare con coraggio. Discorso in apertura dei lavori del Sinodo dedicato ai giovani, in «L’Osservatore Romano» 158-n. 226, 5 ottobre (2018), p. 8.

 

 

 

file attached   Il testo completo della Lettera Pastorale 2018-2020

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