Giovedì 28 Maggio 2020
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Ritiro del Clero 11 gennaio 2018   versione testuale

«Il seminatore uscì a seminare»

Annunciare l’Evangelo nella speranza

 

Mc 4,1-20

 

 

Introduzione

 

Alcuni interrogativi essenziali possono introdurci all’ascolto della parabola dell’azione del seminatore narrata da Gesù nell’evangelo di Marco.

Perché Gesù racconta le parabole? Per indurre all’ascolto e all’accoglienza, alla scelta decisiva per la causa dell’evangelo.

A chi sono rivolte le parabole? A tutti. Nel testo si precisa che è la folla a circondarlo e a mettersi in ascolto di Gesù. Da lui viene una parola di verità autorevole, che rivela il senso profondo dell’esistenza.

Ma, in particolare, vi sono anche i suoi discepoli; le parabole sono anche per loro. Essi costituiscono l’immagine della Chiesa che è all’inizio del suo cammino di sequela dell’evangelo. Pertanto, queste narrazioni rivelano il significato del mistero dell’evangelo e della comunità cristiana nel mondo; ne manifestano la sua identità e la sua missione.

Da dove prendono spunto le parabole raccontate da Gesù? Dalla quotidianità della vita umana, dai suoi problemi, dalle sue speranze, dal suo lavoro e dalla fatica del vivere. È una testimonianza autentica del mistero dell’incarnazione mediante il quale Dio si fa prossimo ad ogni uomo riconsegnandoli speranza. Ogni parabola rivela la prossimità amante di Dio all’umanità in cerca di senso autentico dell’esistenza; a questa umanità è consegnato il dono del regno che domanda di essere accolto e di trovare spazio nel cuore di ogni uomo.

Qual è il genere letterario della parabola? Probabilmente è quello proprio del mashal ebraico documentato dai testi sapienziali della Scrittura. In particolare, si tratta di una attenta osservazione della vita dalla quale si può trovare un insegnamento sapienziale. Utilizzando il linguaggio comune la parabola è una narrazione atta a far riflettere l’interlocutore perché si decida a proposito della conversione, al pensare ‘altrimenti’ oltre la banalità e lo scontato. La parabola in tal senso mette all’erta, chiede vigilanza, costringe a riflettere attentamente; è un vero e proprio ammonimento contro ogni forma di mediocrità.

La parabola che Gesù racconta chiede di pensare con intelligenza e mette in uno spazio di libertà e di accoglienza chi ascolta. In questa prospettiva la parabola chiede fiducia, domanda una empatia e invita, in un certo senso, ad avere atteggiamenti di vicinanza, che non rendono estranei al fatto narrato e ai personaggi implicati nella narrazione. [...]


L'allegato sottostante contiene la Riflessione completa.

 

 

file attached   La Riflessione di Mons. Vescovo

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