Giovedì 28 Maggio 2020
 Home » Vescovo » Lectio Divina nel Tempo di Avvento 2017 » Quarta tappoa, 20 dicembre 2017 
Quarta tappa, 20 dicembre 2017   versione testuale

Domenica IV di Avvento / B

 

Lc 1,26-38

 

Lectio divina

 

 

Introduzione

 

Don Giuseppe Dossetti, monaco vigilante, fondatore della Comunità monastica della Piccola Famiglia dell’Annunziata, morto all’alba della III domenica di Avvento (15 dicembre 1996), ha lasciato una intensa riflessione spirituale a proposito di un commento al testo di Dt 6,5: «Amerai il Signore con tutte le tue forze». Ciò può diventare per noi un significativo preludio alla contemplazione del testo evangelico che narra della vocazione di Maria, la Madre del Signore nell’evangelo di Lc.

 

«Rabbi Bär di Rodoschitz pregò un giorno il Rabbi Jacob Izak di Lublino, suo maestro: “Indicatemi una via universale al servizio di Dio”. Lo zaddiq rispose: “Non si deve dire agli uomini quale via debbano percorrere, perché c’è una via in cui si serve Dio con lo studio e un’altra con la preghiera, una col digiuno e l’altra mangiando. Ognuno deve guardare attentamente a quale via lo spinge il suo cuore e poi scegliere quella con tutte le sue forze”.

Il valore della massima sta proprio nell’ultimo enunciato: “Scegliere una via con tutte le proprie forze”.

Qualunque sia la via scelta, se ad essa ci si attiene con perseveranza e con tutte le proprie forze, cioè con un’umile risolutezza […] essa non può non aprirsi verso l’alto, cioè verso Dio. E allora, da qualunque punto si sia partiti si arriva a quel che diceva già l’AT: “Amerai il Signore tuo Dio […] con tutte le tue forze” (Dt 6,5) […].

Questo mistero non può essere avvicinato con la mente soltanto, ma con tutto l’essere, perché investe tutto l’essere nostro: con assalti impetuosi (nelle sofferenze e nelle prove), con carezze (nelle consolazioni), con amorosi sguardi, con segni e sussurri dello Spirito di Dio in noi, che vanno al di là di ogni parola».

 

(G. Dossetti, Con Dio e con la storia, Marietti, Genova 1986, pp. 21-24)

 

Con una insistenza illuminante e con grande consolazione la Chiesa, in queste Domeniche di Avvento / B, ci ha offerto pagine stupende di esperienze di vita che hanno vigilato nell’attesa e nella speranza del ritorno del Veniente. Oltre ai profeti (che hanno scandito le pagine dell’AT) e al vissuto della comunità cristiana degli inizi (le letture dell’Apostolo), la Scrittura ci ha offerto la testimonianza del Battista quale precursore del Messia, l’uomo fatto ascolto radicale della Parola dal silenzio del deserto, il testimone della luce – Parola eterna di Dio presente tra gli uomini.

In questa IV Domenica di Avvento / B, la Chiesa continua il suo annuncio consolante della necessità di vigilare nella notte, offrendo alla nostra meditazione e all’ascolto della Parola con la vita, l’esperienza di una donna tutta protesa all’attesa del Signore e in umile obbedienza alla sua volontà: Maria di Nazareth, la serva della Parola, la madre del Signore, nella sua annunciazione.

Si tratta di una pagina della Scrittura mai pienamente esaurita, mai ascoltata abbastanza e che solo la nostra superficialità potrebbe mortificare, invadendo il suo silenzio e la sua luminosità con una assuefazione ipocrita. Si tratta di una pagina carica di mistero perché è l’evento della Parola che accade, si fa pellegrina e compagna di viaggio di ogni uomo e di ogni donna in ricerca; è l’evento della Parola che trova una dimora dove abitare, piantare la sua tenda perché diventi luogo di incontro, di ascolto e di comunione con l’altro.

L’ascolto di questa narrazione dell’annuncio a Maria e della sua vocazione esige, però, alcuni atteggiamenti fondamentali che procedono secondo verità e che la stessa S. Teresa di Lisieux ha sintetizzato in modo illuminante con queste parole contenute nei suoi Ultimi colloqui. «Quaderno giallo» di Madre Agnese. 21 agosto 1897:

 

«Quanto avrei desiderato essere sacerdote per predicare sulla Santa Vergine! Mi sarebbe bastata una sola volta per dire tutto ciò che penso a questo proposito.

Avrei prima fatto capire quanto poco si conosca, in realtà, la sua vita.

Non bisognerebbe dire di Maria cose inverosimili o di cui non si ha certezza […].  Perché una predica sulla santa Vergine mi piaccia e mi faccia del bene, bisogna che veda la sua vita reale, non supposizioni sulla sua vita; e sono sicura che la sua vita reale doveva essere semplicissima. La presentano inavvicinabile, bisognerebbe mostrarla imitabile, fare risaltare le sue virtù, dire che viveva di fede come noi, darne le prove con l’Evangelo dove leggiamo: “Non capirono ciò che diceva loro” […].

Va bene parlare delle sue prerogative, ma non bisogna dire soltanto questo, e se, ascoltando una predicazione su di lei si è costretti dall’inizio alla fine ad esclamare Ah! ah!, se ne ha abbastanza! Chi sa se qualche anima non arriverebbe fino a sentire una certa distanza da una creatura tanto superiore, e non si direbbe: “Se è così, tanto vale andare a brillare come si potrà in un angolino!».

 

(S. Treresa di Gesù Bambino, Opere complete, LEV-Edizioni OCD, Città del Vaticano-Roma 1997, p. 1080)

 

Le annotazioni di Teresa di Lisieux si offrono come un puntuale invito all’ascolto equilibrato, al pudore e alla verità di ciò che è detto di Maria di Nazareth, ma in conformità alla Parola. Viene sottolineato, cioè, che è possibile una contemplazione del mistero della sua annunciazione - vocazione, ma nel silenzio, nella signoria della parola di Dio e guardando alla sua offerta libera e obbediente, dettata soltanto dall’amore. [...]


L'allegato sottostante contiene la lectio completa.


 

 

file attached   La Lectio stampabile completa

Copyright © 2009 Diocesi di Fidenza ¿ Chiesa Cattolica Italiana