Giovedì 28 Maggio 2020
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Prima tappa, 29 novembre 2017   versione testuale

Domenica I di Avvento / B

 

Mc 13,33-37

Lectio divina

 

Introduzione

 

L’antico inno liturgico, Magis prophetae vocibus, che la melodia gregoriana ha interpretato con una incomparabile bellezza, così invita la Chiesa a cantare, entrando nel tempo santo dell’Avvento, che dispone la comunità dei credenti all’attesa del Signore che viene:

 

«A gran voce i profeti

annunciano la venuta di Cristo

portatore dell’attesa grazia di redenzione,

che tutti ci salvò. /

Da questo momento spunta il nostro mattino

e i cuori lieti esultano,

mentre fedele risuona la voce

annunciatrice di gloria. /

Questo fu il primo avvento,

nel quale Cristo venne

non per punire il mondo, ma per guarirne le ferite,

salvando ciò che era andato perduto. /

Ma il secondo avvento

ci ammonisce che Cristo è alle porte

per consegnare ai santi la corona

e spalancare le porte del cielo. /

Ci è promessa la luce eterna,

l’astro che salva si manifesta,

già fin d’ora lo splendore fulgido

ci chiama al premio celeste. /

Te solo cerchiamo di vedere

o Cristo, come mostro Dio,

perché questa continua visione di te

si tramuti in un perenne cantico di lode.

Amen».

 

(Magis prophetae vocibus – Hymnus, in Liber Hymnarius, Ed. de l’Abbaye de Solesmes, Solesmes 1983).

 

La pagina evangelica che la liturgia della Domenica I di Avvento / B ci offre come dono per il nostro cammino di discepoli del Signore, insiste senza retorica su un atteggiamento che deve caratterizzare la presenza dei credenti nella storia e in ogni tempo: l’attesa vigilante.

Alla Chiesa del suo tempo, troppo preoccupata di calcolare in modo preciso i contorni e i tempi del compimento del Regno, l’evangelista Mc ricorda che non le è dato di conoscere questo momento decisivo e finale.

A una Chiesa paralizzata dalla paura di incontrare il giudice della storia, il secondo evangelo fa memoria che l’attesa vigilante è attesa di amore e va vissuta nella speranza: questo mette in fuga ogni timore dell’incontro.

A una Chiesa tentata di non attendere più nulla, perché troppo impegnata nella elaborazione dei suoi progetti e nella ricerca di strategie da mettere in atto per quella che viene enfaticamente denominata “nuova evangelizzazione”, Mc riporta il detto di Gesù, che chiama con urgenza a tenere desta l’attesa e a vigilare con perseveranza nella preghiera, confessando il primato incontestabile della fede e della dimensione spirituale.

A qualunque tipologia, delle tre elencate, noi apparteniamo, una cosa è certa: a tutti è chiesto di non smettere l’attesa vigilante; a tutti è chiesto di essere testimoni di una speranza difficile, ma ben fondata: il Signore nostro verrà; a tutti i credenti è domandato di rimanere desti e attenti, di non lasciarsi sorprendere all’improvviso, di non lasciarsi paralizzare dall’incognita dei tempi e dei momenti. Una sola cosa conta d’ora in poi: il Signore viene, ma non sappiamo quando! Questo giustifica la necessità di stare all’erta.

Se non fosse stato Gesù stesso a lasciarci questo preciso comando potremmo sospettare che si tratti di una semplice esortazione all’efficienza e alla salvaguardia di noi stessi. Ma il detto di Gesù è inequivocabile: «Quello che dico a voi lo dico a tutti: vegliate!» (Mc 13,37).

Riascoltiamo, dunque, nella fede la pagina evangelica proposta per questa domenica I di Avvento / B, lasciandoci interpellare interiormente dalla Parola che converte le nostre povere vite e mantiene vigilante la nostra attesa circa l’incontro definitivo con «il nostro Beneamato Signore e fratello Gesù Cristo» (beato Charles de Foucauld). [...]


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