Lunedì 25 Giugno 2018
 Home » Diocesi » I Messaggi del Vescovo Ovidio » La carita', la via migliore di tutte 
La carita', la via migliore di tutte   versione testuale

Relazione per il Convegno diocesano delle famiglie

 

(Fidenza, 29 ottobre 2017)

 

«La carità, la via migliore di tutte»

1Cor 12, 31b - 14, 1a

 

Premessa

 

Tra le pagine del NT, 1Cor 12,31b-14,1a rimane l’espressione più significativa che dà forma alla dimensione cristiana del vivere dei discepoli nella storia, testimoniando fino alla fine (eis télos) la sequela dell’Agnello «ovunque egli vada» (cfr. Ap 14,4).

È un testo, solitamente denominato ‘inno alla carità’, attribuendovi una nota di idealismo evangelico. Ad una lettura nella fede, invece, si prospetta come la ‘via migliore tra tutte’ (hodón hyperbolen) (cfr. 1Cor 12, 31b). È una strada che evidenzia il dinamismo della vita evangelica vissuta nel suo contesto storico e segnata dall’amore. Non si tratta di una idealizzazione della carità (agápe), ma di una esperienza da percorrere e da vivere, alla luce della quale si verifica il significato della presenza dei credenti nella Chiesa e nel mondo.

Davanti alla tentazione di considerare la carità esclusivamente una virtù, Paolo ci ricorda che l’agápe è Cristo stesso. L’apostolo, infatti, indica un cammino che conduce a farsi discepoli dell’amore manifestatosi in Gesù, parola di Dio fatta carne, crocifisso e risorto, speranza e compimento di tutti coloro che lo accolgono nella fede operosa, come orientamento unico dell’esistenza.

Per una corretta lettura della pericope è necessario considerarne il contesto. Dopo aver offerto una descrizione dei doni (charísmata), che operano in abbondanza nella comunità di Corinto, Paolo ricorda a questi cristiani che qualcuno ne ha smarrito la fisionomia e, soprattutto, ha dimenticato perché Dio li ha suscitati gratuitamente nella Chiesa e che tali doni non sono fine a se stessi. A costoro Paolo fa memoria che la carità (agápe) è il termine ultimo di giudizio del discepolato alla sequela del Signore (cfr. Mt 25, 31 ss.). È l’agápe il dono per eccellenza che Dio, mediante il Cristo, ha consegnato ai credenti. Senza l’amore i carismi stessi diventano vuoti, senza consistenza. Senza l’amore questi doni sono solo un esercizio di potere, una realtà per la quale si può fare bella mostra di sé; essi possono diventare il palcoscenico dell’esibizione volontaristica messa in atto per la conservazione del proprio io (cfr. Mt 23,1-12). La via migliore di tutte che Paolo prospetta è l’unico mezzo per giungere al traguardo della vita secondo l’evangelo, che i Corinti volevano esaurire mediante la ricerca di doni estatici.   [...]


[L'allegato sottostante contiene la Relazione completa]


 

file attached   Versione completa stampabile

Copyright © 2009 Diocesi di Fidenza ¿ Chiesa Cattolica Italiana