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Saluto al Convegno ANDOS di Fidenza   versione testuale

Fidenza, 23 settembre 2017

 

Saluto al Convegno ANDOS di Fidenza

 

Illustre Presidenza

dell’Associazione Nazionale Donne Operate al Seno,

 

            grazie per l’invito che mi è stato rivolto ad essere presente a questo incontro di studio e di riflessione.

Il tema che connota questa giornata precisa, a mio modo di vedere, alcuni aspetti decisivi che, sul versante umano, richiamano la nostra attenzione nel porre al centro la persona della donna, e, in particolare, quante di esse hanno vissuto la fatica e la prova di un intervento chirurgico al seno.

Anzitutto, l’accento è posto non tanto sulle tecniche riabilitative a se stanti, ma sulla complessità dell’esistenza della persona donna che ha vissuto questo dramma. Se pure le tecniche possono rappresentare uno strumento in vista nella ripresa di un cammino di vita, chi le pone in atto non può mai prescindere né disattendere il soggetto che le accoglie. Per quanto una tecnica possa essere efficace essa non potrà mai sostituire la speranza e il desiderio appassionato di vivere la vita in pienezza, come un dono.

In secondo luogo, la riflessione di oggi pone in rilievo la necessità e l’importanza decisiva dello “stare accanto” e del condividere la fatica e la bellezza di un cammino che ricomincia. Stare accanto all’altro domanda capacità e pazienza nell’accogliere i suoi ritmi; chiede l’intelligenza interiore di ascoltare i suoi silenzi; necessita l’umiltà di chi non intende impartire la lezione a nessuno, ma impara a condividere i dubbi, le paure e, spesso, le angosce che annebbiano la speranza. La prossimità dell’altro, vissuta nella libertà e nella gratuità, concorre a far uscire la persona donna, che ha sperimentato il cammino della prova e della sua fragilità umana, da quella solitudine maledetta in cui si era relegata, addossandosi colpe e responsabilità inconsistenti.

L’esperienza del camminare con qualcuno accanto fa rinascere la speranza e conferma motivi ben fondati di un vissuto, che valica l’angusto confine della difficoltà immediata e conduce a leggere questa vita nella sua intrinseca bellezza e armonia.

Auspico che la riflessione e lo studio di questo incontro concorrano a ritrovare le motivazioni fondamentali, che fanno della speranza, non una utopia irrealizzabile, ma il compiersi di una promessa.

Si realizzi per ogni donna quella beatitudine, che fu pronunciata da un’anonima discepola di Gesù indirizzata a sua Madre Maria: “Beato il grembo che ti ha portato e il seno da cui hai preso il latte” (Lc 11, 27).

 

+ Ovidio Vezzoli

Vescovo

 

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