Lunedì 25 Giugno 2018
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Silenziose discepole - Testimoni dimenticate   versione testuale

Ovidio Vezzoli

 

Silenziose discepole - Testimoni dimenticate

Tracce per una lettura di Lc 8,1-3

 

Introduzione

 

L’unica volta in cui è attestata la proclamazione della pericope evangelica di Lc 8,1-3 nell’azione liturgica della Chiesa è costituita dal venerdì della XXIV settimana per annum. Decisamente troppo poco, considerata l’importanza che il testo biblico assume sia nella prospettiva teologica dell’opera lucana sia nell’ambito di una riflessione ecclesiale.

Anzitutto, nell’opera lucana. La pericope, brano esclusivo di Lc, si presenta come una vera e propria introduzione all’attività missionaria che caratterizza la comunità dei discepoli di Gesù nell’annuncio dell’evangelo. Più direttamente, il testo si offre come sommario-anticipo delle indicazioni che Gesù darà ai suoi circa gli atteggiamenti e i contenuti della missio evangelica (cfr. Lc 10,1-12).

Sempre nell’opera di Lc il testo indica in prospettiva il rilievo che le donne discepole dell’evangelo assumono quali testimoni dello stesso. In questo orizzonte Lc 8,1-3 prepara la scena del loro lamento su Gesù mentre viene condotto al Calvario (cfr. Lc 23,26-32); la loro presenza fatta sequela fedele ai piedi della croce, di contro alla dispersione generalizzata degli apostoli e degli altri e il loro stare insistente presso la tomba osservando il luogo della sepoltura del Maestro (cfr. Lc 23,49). Esse, ancora, saranno le prime ad accorrere alla tomba di Gesù il mattino dopo il sabato e saranno fatte destinatarie di una missione ben precisa verso i discepoli (cfr. Lc 24,1-12). Infine le donne costituiscono un vero e proprio raccordo tra la conclusione dell’evangelo e l’inizio degli Atti; esse, cioè, assicurano la continuità della testimonianza evangelica e degli avvenimenti che hanno caratterizzato la vicenda di Gesù di Nazareth dopo il tradimento di Pietro (cfr. Lc 22,54-62) e la fuga degli altri nel tempo della crisi (cfr. Mc 14,50).

In secondo luogo, il testo di Lc 8,1-3 svolge un ruolo non indifferente anche in prospettiva ecclesiale. Esso, infatti, per la prima volta in forma esplicita, fa menzione di alcune donne al seguito di Gesù e con un ruolo non certo marginale nella comunità degli inizi. L’attenzione è giustificata da due indizi presenti nel testo: la sottolineatura che alcune donne erano «con lui» (sýn autô) e l’indicazione del loro ministero nel gruppo dei dodici espressa dal participio diekónon.

In realtà bisogna riconoscere che la letteratura esegetica e teologica,  al riguardo, si è dimostrata un po’ avara nell’attribuire l’importanza esigita dalla natura del testo medesimo e non sempre in forma coerente con il quadro teologico attribuitogli da Lc. Si è passati da una indagine che ha riletto il testo con la pretesa di evidenziare rivendicazioni in orizzonte femminista circa il ruolo misconosciuto della donna nella vita ecclesiale remota e recente, ad una riflessione che si è accontentata di ravvisare contraddizioni interne agli evangeli a proposito di alcune esigenze della sequela del Signore (cfr. Lc 14,26-27; 18,28-30).

Si potrebbe affermare che, di fatto, nei confronti di questo testo permangono delle «irritazioni» espresse sia da quanti, in orizzonte femminista, accusano Lc di maschilismo a proposito dell’eccessiva importanza riservata ai dodici, sia da quelli che ne prendono in modo viscerale le difese. A noi non è chiesto di allestire un tribunale giudicante, bensì di metterci in ascolto della narrazione per tentare di cogliere, senza pregiudizi, il messaggio della parola evangelica per il nostro cammino di credenti. Certamente non potremo esimerci dal precisare alcune sottolineature che, a nostro giudizio, emergono dal testo evangelico, che interpellano la nostra identità di discepoli del Signore e il nostro cammino ecclesiale. [...]

[L'allegato sottostante contiene la Relazione completa]


 

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