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La comunione fraterna segnata dall'amore (Gv15, 12-17)   versione testuale

Luminarie di S. Donnino

 

Fidenza, Chiesa Cattedrale 3 ottobre 2017

 

 

La comunione fraterna segnata dall’amore (Gv15, 12-17)

 

Quando una comunità accoglie il dono dell’Evangelo, l’amore gli uni per gli altri diventa credibile.

Il vescovo di Orano (Algeria), mons. Pierre Claverie, dopo l’assassinio dei sette monaci trappisti di Nôtre-Dame de l’Atlas, e quaranta giorni prima di essere a sua volta assassinato, nell’omelia tenuta a Prouilhe (Francia) il 23 giugno 1996, in risposta a quanti gli domandavano il perché della sua presenza e di molti altri cristiani nella tormentata terra d’Algeria, dichiarava:

 

«Siamo là a causa di questo Messia crocifisso. A causa di nient’altro e di nessun altro. Non abbiamo interessi da salvaguardare, né influenze da conservare. Non siamo neanche spinti da chissà quale perversione masochista o suicida. Non abbiamo alcun potere: restiamo in Algeria come al capezzale di un amico, di un fratello malato, in silenzio, stringendogli la mano, rinfrescandogli la fronte. A causa di Gesù, perché è lui che soffre, in questa violenza che non risparmia nessuno, nuovamente crocifisso nella carne di migliaia di innocenti. Come Maria, come Giovanni stiamo là, ai piedi della croce su cui Gesù muore, abbandonato dai suoi, schernito dalla folla.

Non è forse essenziale per un cristiano essere là, nei luoghi di sofferenza, di abbandono? Dove potrebbe mai essere la Chiesa di Gesù Cristo se non fosse innanzitutto là? Per quanto possa sembrare paradossale, la forza, la vitalità, la speranza, la fecondità della Chiesa proviene da lì. Non da altrove né altrimenti. Tutto il resto è solo fumo negli occhi, illusione mondana […]. Si tratta, infatti, proprio di amore, innanzitutto di amore e solo di amore. Una passione di cui Gesù ci ha donato il gusto e tracciato il cammino: ‘Non c’è amore più grande che dare la vita per i propri amici’ (Gv 15,13)».

 

La missione affidata da Gesù ai discepoli è l’amore. Il loro annuncio dell’evangelo traspare nella comunione fraterna e il dono di sé nell’incontro con l’altro.

L’alternativa proposta da Gesù nei confronti di un mondo segnato dalla divisione, dal rancore e dal sospetto è una comunità che vive relazioni fraterne nella verità, guardando a lui, modello unico di amore. Bisogna riconoscerlo, la Chiesa nel suo cammino nella compagnia degli uomini, ha scritto pagine sublimi di fraternità rifuggendo da ostentazioni di eroismo e dalla ricerca di consensi fine a se stessi. La vita e la testimonianza di S. Donnino ne sono un esempio eloquente. Questi vissuti fraternità a prezzo della vita e segnati dall’amore evangelico, hanno costituito una manifestazione della prossimità di Dio agli uomini, affinché lo riconoscessero come il Dio-con-noi (cfr. Mt 1,23; 28,20).

Ma qual è il punto di partenza di questa missione che Gesù affida ai discepoli di tutti i tempi? Chi sta all’inizio di questa esperienza è Gesù, il Signore: «Io ho scelto voi». Il primo ad avere avuto fiducia in noi è stato lui (cfr. 2Tm 1,9). Ciò fa dell’esperienza della fraternità evangelica non una conventicola religiosa, né un insieme di individui che si scambiano consensi reciproci e nemmeno l’espressione del tentativo di realizzare il nobile ideale di un’amicizia di corta durata.

Quale finalità ha il mandato dell’amore fraterno tra i discepoli dell’evangelo? Lo scopo è andare e portare frutto duraturo. Il discepolo non è un prestatore d’opera per un tempo limitato, ma uno scelto da Gesù per una missione alla quale nulla va anteposto.

«Questo vi comando affinché vi amiate gli uni gli altri» (Gv 15,17). Il mandato di Gesù per i discepoli ad essere comunità di vita fraterna, è l’alternativa che egli propone di contro ad ogni disgregazione generata dal sospetto. Il vissuto dei discepoli nella comunione fraterna è il sale che offre al mondo la sapienza spirituale di discernere la verità dalla menzogna. La luce dalla tenebre e giungere all’accoglienza della Parola evangelica.

Nei tempi difficili che una comunità attraversa, di fronte alla tentazione di esprimere precipitosi giudizi, il primo dovere è il silenzio che si fa intercessione di misericordia davanti a Dio, affinché egli sostenga il nostro cammino di conversione ogni giorno.

Dalla preghiera, allora, scaturisce la necessità di ascoltare il fratello, cercando di entrare nel profondo del mistero della sua vita, non per curiosità, ma per amore. L’ascolto non ambiguo dell’altro, allora, si fa dialogo e ricerca corresponsabile del bene della comunità, perché si edifichi e sia trasformata in abitazione vivente del Signore.

L’esperienza che abbiamo vissuto questa sera nel cammino che ci ha condotto alla luce vera che non si spegne, Gesù il Signore, per intercessione del martire Donnino nostro patrono, ha reso più credibile la lode del Salmo 133,2: «Come è bello e soave che i fratelli vivano insieme».

 

 

                                                                              + Ovidio Vezzoli

                                                                                    vescovo



 

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