Diocesi di ALBANO
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S.E. Rev.ma Mons. Marcello Semeraro ,

Un libro su cui è scritto Gesù. Omelia per la solennità di N.S.G.C. Re dell’universo e ordinazione al Diaconato di Andrea Pedditzi e Nestor Camilo Garcia Lopez. Cattedrale di Albano 26 novembre 2017



Un libro su cui è scritto Gesù
1. Fra le storie dei padri del deserto una riguarda un monaco itinerante vissuto nel IV secolo: Serapione, detto «il sindonita» poiché, come Cristo nel sepolcro, era coperto da un solo telo di lino. Una sindone, appunto.
«Un giorno, ad Alessandria, Serapione incontrò un povero intirizzito dal freddo. Allora disse tra sé: “Come mai io che passo per un asceta sono rivestito di una tunica, mentre questo povero, o piuttosto Cristo, muore di freddo? Certamente, se lo lascio morire, sarò condannato come omicida, nel giorno del giudizio”. Allora si spogliò come un valoroso atleta e diede il suo vestito al povero; quindi si sedette con il piccolo vangelo che portava sempre sotto il braccio. Passò una guardia e, vedendolo nudo, gli chiese: “Abba Serapione, chi ti ha spogliato?”. Mostrando il suo piccolo vangelo, rispose: “Ecco chi mi ha spogliato”. Mentre se ne ripartiva, incontrò un tale che era stato arrestato per un debito, perché non aveva da pagare. Allora l’immortale Serapione vendette il suo piccolo vangelo e pagò il debito di quell’uomo. Quindi ritornò nella sua cella nudo. Quando il suo discepolo lo vide nudo, gli chiese: “Abba, dov’è la tua tunica?”. L’anziano gli disse: “Figlio, l’ho mandata là dove ne avremo bisogno”. Il fratello chiese: “Dov’è il tuo piccolo vangelo?”. L’anziano rispose: “In verità, figlio, ho venduto colui che mi diceva ogni giorno: Vendi quello che possiedi e dallo ai poveri; l’ho venduto e dato via per avere più fiducia in lui, nel giorno del giudizio”» (Detti editi e inediti dei Padri del deserto, Qiqajon – Comunità di Bose, Magnano 2002, 38-39).
Ho scelto questo racconto per tre ragioni: anzitutto perché contiene un riferimento alla pagina del Vangelo, che oggi è stata proclamata, ossia quella del giudizio finale. Se lascio morire questo poveraccio intirizzito dal freddo, dice Serapione in cuor suo, nel giorno del giudizio sarò condannato come omicida; se invece ascolto Gesù che mi dice: ero nudo e mi avete vestito, allora potrò avere fiducia. Ecco, allora, che riveste il povero con la sua tunica.
In secondo luogo c’è il fatto che Serapione riconosce Cristo nel povero: questo povero, anzi Cristo muore di freddo, dice. Enuncia così il criterio di salvezza, o di condanna nel giorno del giudizio: tutto quello che avete fatto, o non avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto, o non l’avete fatto a me. La questione è riconoscere Cristo nel povero.
La terza ragione sta nel fatto che in questa storia c’è un Vangelo che diventa vita. Il Vangelo, carissimi, non ci è dato anzitutto perché noi facessimo i commenti, ma perché lo traduciamo in vita vissuta. Anch’io adesso sto tenendo un’omelia; ma Serapione mi dice che la cosa più importante è che ne faccia la mia vita. Il resto viene dopo.
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26/11/2017 S.E. Rev.ma Mons. Marcello Semeraro

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