Diocesi di REGGIO CALABRIA-BOVA
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Istituto Formazione Politico Sociale " Mons. A.Lanza" ,

Forum con i candidati
alla Presidenza della Provincia

“Il dibattito in Auditorium


Una provincia in grande difficoltà. Ma capace ancora di sperare. Crisi economica e sociale, da una parte, e tentativi di rinascita, dall’altra, sono le coordinate che la contrassegnano. Da questo quadro d’insieme, delineato da Francesco Manganaro - direttore dell’Istituto di formazione politica “Mons. A. Lanza” - ha preso avvio il Forum organizzato dalla scuola diocesana, svoltosi presso l’auditorium S. Paolo alla presenza dei candidati alla presidenza della Provincia. «Seguendo una tradizione che si ripete ormai da quindici anni per ogni tornata elettorale – ha esordito Manganaro, moderatore del dibattito - l’Istituto ha voluto proporre ai cittadini un confronto sui programmi con i candidati, per capire quali siano le loro idee sullo sviluppo della provincia». Le occasioni di confronto – e talvolta di scontro aperto – non sono, infatti, mancate. Primarie, composizione delle liste, infrastrutture, formazione professionale, area integrata dello Stretto e trasferimento delle funzioni, sono stati i temi dibattuti dai candidati. Divergenti le considerazioni sulle primarie, che hanno aperto il confronto tra gli aspiranti presidenti. Lillo Manti, candidato della Casa delle Libertà, ha affermato che «il centro destra non si è mai posto il problema di scegliere i suoi candidati con questo metodo. Il meccanismo delle primarie, invece, deve essere recuperato dopo le elezioni. La partecipazione attiva dei cittadini deve avvenire durante l’azione amministrativa. Per questo proponiamo l’istituzione di un consiglio provinciale consultivo». Giuseppe Morabito, in corsa per l’Unione, ha ribadito che «il centro sinistra considera le primarie come una prova di democrazia. E’ un principio a cui teniamo. Anche se per queste provinciali non ci sono stati i tempi e le condizioni tecniche per realizzarle. Le accuse rivolteci sono dunque strumentali». Giuliano Quattrone, candidato di Uniti per la provincia, ha replicato che «le primarie sono state negate nella nostra provincia, perché se si consente alla gente di partecipare, saltano i soliti meccanismi di controllo. La verità è che le scelte dovevano passare attraverso le oligarchie di partito e non attraverso la partecipazione dei cittadini. E’ una bugia dire che tecnicamente non si potevano fare». Dai tatticismi politici, ai programmi. E’ questo il salto che il professore Manganaro ha invitato a fare. Cosa pensano, allora, i candidati della posizione che occupa la nostra provincia, rispetto alla Regione e all’area dello Stretto? Quali saranno i rapporti con una Regione al cui interno la classe politica provinciale non è stata abbastanza forte? Quattrone riconosce che «siamo stati spesso sottorappresentati. Ma non dobbiamo giocare in difesa. Sarebbe una favola costituire una provincia autonoma, solo perchè ci sentiamo in difficoltà. Mentre è più serio pensare a interloquire con Messina, fare rete, lavorare insieme. La provincia deve sfruttare le potenzialità, soprattutto turistiche, e guardare verso la Sicilia orientale». Manti suggerisce che «sarebbe un peccato fare cadere il senso dell’area metropolitana dello Stretto. Ma al tempo stesso dobbiamo intensificare gli sforzi per convincere la Regione che la nostra provincia può diventare una parte dell’Europa non più marginale. Sfruttando, ad esempio, i fondi UE non attivati. Per questo daremo battaglia a livello istituzionale e sensibilizzeremo la cittadinanza». Morabito, invece, pensa al 2010 come momento d’avvio dell’area di libero scambio, quando «la provincia di Reggio potrà svolgere un ruolo nuovo. Sarà, infatti, la porta naturale attraverso cui passeranno scambi commerciali e culturali. Senza dimenticare che già da ora ogni parte della provincia può sviluppare la sua vocazione naturale. Turistica, l’area ionica, commerciale quella della Piana, e culturale quella dello Stretto». L’ulteriore giro di domande ha riguardato il problema delle infrastrutture, ponte sullo Stretto compreso. Morabito ha esordito affermando «l’inutilità della realizzazione di un’opera faraonica. Mentre la situazione delle strutture viarie e ferroviarie è disastrosa. Le risorse si possono impiegare in altro modo. Per esempio completando la Gallico- Gambarie, realizzando la pedemontana, e colmando l’insufficienza della rete ferroviaria ionica. Senza dimenticare di ampliare l’aeroporto, incrementando la presenza dei vettori, che accrescono la concorrenza e il flusso delle presenze». Anche Quattrone considera «il problema ponte una questione chiusa. Il centro sinistra a livello nazionale lo esclude. Sono necessarie, invece, le infrastrutture per rilanciare la vocazione turistica del territorio e assecondare lo sviluppo. Allora bisogna reinvestire le risorse, puntando all’elettrificazione dell’area ionica. Perché la ferrovia è un fatto ecologico, oltre che strategico». Manti, invece, sulla questione ponte è possibilista, se lo si considera «uno strumento che può agevolare lo sviluppo delle infrastrutture. Devono nascere, infatti, iniziative collaterali, per la crescita di tutti i settori economici, che devono essere interdipendenti. Anche noi vogliamo la salvaguardia dell’ambiente, ma non possiamo metterci di traverso ogni volta che si deve realizzare un’opera infrastrutturale». Infine, il trasferimento di funzioni e di personale dalla Regione alla Provincia, e la formazione professionale. Manti avverte la necessità di «non creare disfunzioni tra competenze che si intersecano. Per questo faremo dei controlli sul campo. Per la formazione, bisognerà utilizzare le misure dei POR per individuare le giuste figure professionali. Basta con gli attestati senza nessun utilizzo pratico». Morabito mette in evidenza «una verifica del personale, per elevare le competenze professionali. E dare una risposta alle domande degli utenti. Istituiremo un ufficio per i rapporti con il cittadino, perché la provincia è momento importante per la verifica della trasparenza e del controllo dei procedimenti». Quattrone considera «le competenze del personale come un elemento da valorizzare, perché sono una ricchezza per la comunità. Mentre la formazione professionale, così com’è, è un baraccone da smantellare. Perché invece di creare occupazione, serve solo a distribuire denaro a chi la gestisce».





Vittoria Modafferi



19/05/2006 Ist.politica.Lanza-

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