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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Intervento al seminario di dialogo tra le Chiese e la Commissione Europea: "A European Social Market Economy"



Caro vescovo Bedford-Strohm

Signor Le Guersent

Signor Thebault

 

Sono molto onorato di partecipare a questo seminario di dialogo tra le Chiese e la Commissione Europea 

Ringrazio la BEPA per la sua disponibilità e per il coinvolgimento nel preparare questo seminario. La COMECE si rallegra vivamente di questa collaborazione. 

Ringrazio pure tutti i partecipanti a questo seminario. Il fatto di essere qui per questa giornata di riflessione e di dialogo significa che per tutti noi questo tema è molto significativo. E crediamo che lo sia per la nostra Europa, per i nostri concittadini, per i nostri fratelli e sorelle. L'economia sociale di mercato ' questa è la nostra convinzione ' può permettere all'Europa di avere un'economia competitiva nell'era della globalizzazione degli scambi e nello stesso tempo di restare sociale, anzi di crescere nella sua dimensione sociale. Con una società aiutata dalle decisioni politiche e dall'ordinamento giuridico ad essere solidale e sociale, le imprese possono essere competitive e nello stesso tempo conservare un volto umano. Come vescovi della COMECE su questo tema abbiamo riflettuto a lungo e abbiamo pensato di rendere pubblica una Dichiarazione, all'inizio del 2012, sul tema dell'economia sociale di mercato. Questa Dichiarazione è intitolata Una comunità di solidarietà e di responsabilità.  

Questi due valori, la responsabilità e la solidarietà, sono inscritti al centro dell'antropologia cristiana: è la nostra convinzione di fondo. Allora abbiamo voluto dire che l'economia sociale di mercato può essere in grado di far valere nelle scelte concrete questi valori di fondo che rispondono alla socialità e alla responsabile e libera intraprendenza umana. E abbiamo pure voluto dire che l'economia sociale di mercato è ben più di un obiettivo che si troverebbe, fra molti, nella lista degli obiettivi dell'Unione nell'articolo 3 del Trattato dell'Unione. Abbiamo ritenuto e riteniamo che questa nozione sia una nozione-chiave per ritrovare la fiducia dei cittadini nel progetto europeo. Per questo abbiamo pensato di offrire un contributo alla costruzione di una comprensione delle prospettive europee che risponda a questa nozione di fondo e prospetti contenuti precisi per la sua applicazione. Prima ancora di essere un modello economico ' i vescovi della COMECE non hanno una loro proposta economica in senso tecnico ', l'economia sociale di mercato è un orizzonte di valori di grande importanza per l'Europa che non può limitarsi alla crescita economica e ai bilanci in pareggio. Ma a questo orizzonte occorre dare concretezza e sostanza. 

Presento quattro punti per caratterizzare l'economia sociale di mercato secondo la Dichiarazione. 

La prima caratteristica riguarda l'opportunità di valorizzare di più il significato dell'azione libera e gratuita non solo nell'ambito dell'attività economica ma anche nell'ambito della vita sociale e politica. Molte forme di iniziativa libera e gratuita contribuiscono seriamente alla 'vita buona', sia collettiva che personale. Penso, ad esempio, alle molte forme di cooperazione, di associazioni, di fondazioni. In particolare tutto ciò che in forme diverse si richiama al concetto di gratuità è vitale e decisamente fecondo per la società civile. Lo ricorda Benedetto XVI nell'enciclica Caritas in Veritate: 'La gratuità è presente nella vita dell'uomo in molteplici forme, spesso non riconosciute a causa di una visione solo produttivistica e utilitaristica dell'esistenza. (...) Lo sviluppo economico, sociale e politico, ha bisogno, se vuole essere autenticamente umano, di fare spazio al principio di gratuità come espressione di fraternità' (n. 34). Credo che sarebbe opportuno valorizzare di più tutte le forme che si ispirano al principio della gratuità e operano in modo solidale, favorendo un quadro giuridico che tenga conto delle loro specificità e le inserisca a pieno titolo nell'economia sociale di mercato.  

La seconda caratteristica riguarda la necessità di una politica sociale forte nell'economia sociale di mercato. In base ai principi di solidarietà e di sussidiarietà occorre assicurare una protezione sociale soprattutto a tutti quelli che sono nel bisogno o si trovano in difficoltà nel far fronte ai molteplici problemi della vita. In Europa nessuna persona dovrebbe sentirsi abbandonata. Ciò non significa, ovviamente, che lo Stato debba farsi carico di tutto e di tutti. Occorre favorire la collaborazione di tutti perché la prospettiva di una solidarietà effettiva non venga trascurata.

Penso in particolare ai giovani, alla loro educazione e formazione di qualità, all'occupazione giovanile. La Commissione Europea ha presentato, il 5 dicembre, una serie di misure per favorire il lavoro dei giovani. Mi rallegro per queste iniziative. Ugualmente la Commissione, il 20 novembre scorso, ha pubblicato una comunicazione: 'Ripensare l'educazione, investire nelle competenze per risultati economici migliori'.

Il documento è puntuale e preciso nel cercare di favorire lo spirito di iniziativa e le competenze di base. Sarebbe assai utile una visione più ampia a proposito di educazione che mira a far crescere la persona nella sua globalità e integralità offrendo valori che strutturano la vita e le conferiscono un senso perché la vita sia 'buona': la questione molto seria della grande sfida dell'educazione nei nostri Paesi non può essere ignorata. 

Penso poi alla famiglia, in quanto sorgente viva della solidarietà e della responsabilità, è da valorizzare e promuovere. È opinione ormai molto diffusa - anche se poco ascoltata da chi decide - che il 'sistema di tenuta' è assicurato dalle relazioni tra le persone, dalle reti sociali tra le persone, dalle famiglie, dalle forme di solidarietà e di sussidiarietà organizzata che nelle varie comunità locali hanno consentito e consentono di reggere l'urto della crisi. Ma non solo. Sono in molti a sostenere che questo sistema di tenuta non serva solo a reggere gli urti ma sia esso stesso la base sulla quale può reggere l'economia di mercato. 

La terza caratteristica è la questione ecologica. Una ridefinizione delle nostre relazioni con la natura è la condizione di una gestione durevole delle risorse naturali e dell'impegno contro le conseguenze dei cambiamenti climatici. L'UE deve giocare un ruolo attivo a livello mondiale su tale riconversione ecologica.  

La quarta caratteristica è la necessità di una capacità di competitività e di perfomance sul piano economico all'interno dell'economia sociale di mercato. Per poter essere un'economia competitiva ed efficace ' 'altamente competitiva', dice il Trattato, forse con un avverbio alquanto ridondante ', occorre favorire la creazione di un contesto culturale in cui sia possibile tradurre in decisioni politiche e in azioni necessarie tutto ciò favorisce la competitività, l'iniziativa, la responsabilità, la cooperazione, dallo sviluppo delle risorse umane alla capacità di confrontarsi con un mercato globalizzato, superando sprechi e rigidezze. Senza le riforme strutturali che, con fatica e sofferenza sono in corso nei paesi nell'UE, senza un rilancio serio dell'economia appare difficile competere in un mercato globalizzato così come appare difficile poter garantire quella politica sociale forte cui i cittadini europei aspirano e che, per molti aspetti, fa già parte del nostro patrimonio.  

Cari amici, vorrei ripetere, in conclusione, che i vescovi della COMECE non hanno una competenza specifica per proporre soluzioni o ricette in ambito economico. Non è neppure compito della COMECE o dei vescovi dire 'come' affrontare la conciliazione tra la questione sociale e la questione dell'economia competitiva. Piuttosto è la questione del 'perché' che interessa ai vescovi. Ma non interessa solo ai vescovi, interessa a tutti. Non possiamo ignorare le domande sul senso del lavoro, dell'impegno sociale, della famiglia, dell'amicizia, della sofferenza, della malattia, insomma della vita nei suoi diversi aspetti. Non sono questioni astratte ma assai concrete, che toccano la persona umana nella sua concretezza, nella sua prossimità agli altri, nella sua fiducia, nella stessa gestione del tempo perché non sia tutto assorbito nella visione mercantile. Sono domande a cui l'uomo ' anche l'uomo che vive oggi in Europa ' risponde di fatto, in modo più o meno consapevole. Portare queste domande a maggior consapevolezza e aiutarci nel trovare le risposte è, credo, la missione di tutti. Perché ignorare la questione del senso vorrebbe dire disertare l'impresa conoscitiva che l'uomo, nei modi più diversi, ha attuato nel corso della sua lunga storia: ciò significherebbe condannare l'uomo al solo accumulo e al solo consumo di cose.

I vescovi della COMECE desiderano dare il proprio apporto per evitare, anche a livello delle istituzioni europee, che la febbrile ricerca del 'come' che è all'opera a Bruxelles e nella nostra Europa ignorasse le molte questioni che hanno a che fare con il 'perché'.

Anche in questa luce, tenendo insieme il 'come' e il 'perché', vi prego ci comprendere la nostra Dichiarazione sull'economia sociale di mercato. Vi ringrazio per la vostra attenzione.       



14/12/2012 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO