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Irene Ratti   versione testuale
Missione in Mozambico


RATTI IRENE

RUA SOCIEDADE DOS ESTUDOS,136

CP 1646

MAPUTO

MOZAMBICO

 

La mia Vocazione

Mi chiamo Irene, faccio parte della Compagnia missionaria del S. Cuore, un Istituto Secolare fondato nel 1957 da un Padre dehoniano, P. Albino Elegante con sede a Bologna, via Guidotti, 53.

Sono in Mozambico dal 1969.

Le radici della mia vocazione stanno nella ricerca di senso dell’età adolescenziale e giovanile e nel riconoscere i segni del” Dio Amore” presenti nella mia storia; un Dio che sempre si affianca a chi lo cerca e Lui mi si rivela nel lavoro e nel trasferimento dell’anziano parroco.

Dopo 31 anni, ci viene inviato un giovane sacerdote che da vita ad iniziative formative, culturali e sportive soprattutto per i giovani. Gli stanno a cuore i “lontani” e tra quelli ci sono anch’io, pur frequentando la parrocchia.

In fabbrica, il lavoro è pesante, ma con cinque ragazze della stessa età, altro segno dell’amore del Cuore di Dio, riusciamo a creare un ambiente sereno e allegro.

Mi colpivano le pause di silenzio di tre di loro, solo più avanti mi fu rivelato il segreto, quando una di loro, da me interpellata mi disse: “noi tacciamo per adorare”.

La sera di ritorno dal lavoro, le tre si fermavano in parrocchia e facevano l’adorazione. Finii per unirmi a loro senza capire il senso di ciò che facevo.

Ma quello stare in ascolto di “Qualcuno” che a detta delle amiche ” mi doveva parlare” cominciò a farmi entrare in crisi e a cercare risposte di senso ai miei non espressi “Perché”.

Piano piano la Parrocchia acquista tutt’un altro significato e diventa il luogo di esperienze positive di servizio. Dal nuovo parroco ci vengono proposte d’impegno a vivere e ad esprimere la fede fuori dalla cerchia parrocchiale e oratoriana e a fare della famiglia, della presenza in fabbrica, del campo sociale, delle ACLI la fucina di fede adulta e della carità.

Inizia anche una nuova fase della mia vita: la scoperta di un Dio che è Padre, che ama l’ uomo, il mondo perché frutto del suo amore. “ E vide che tutto era buono”.(Gn 1, 31).

Ciò mi porta a dare senso stabile e duraturo alla mia vita, aprendo la mia dimensione di apostolato a lavorare affinché il mondo e la società crescano secondo i desiderio di Dio, fino a diventare spazio per il Regno. Scopro anche che l’ Amore di Dio per l’ uomo non ha confini: Lui ama tutta l’umanità tanto da “dare il suo Figlio unico”. Una scoperta che fa sbocciare in me la dimensione della missione: dentro mi ardeva l’invito di Dio al profeta Isaia: “Chi manderò, chi invierò” e anch’ io come lui rispondevo: “Manda me!” (Is 6,8).

Lunga fu la ricerca per realizzare il sogno di Dio e mio. Infatti un sacerdote a cui aprivo il mio cuore spesso mi orientava a Comunità e Congregazioni religiose. Prima del Concilio Vat. II e le forme laicali di consacrazione oltre ad essere poche, erano pure poco conosciute. Dentro di me, oltretutto, sentivo la discontinuità tra quando esprimevo la mia fede o parlavo di Dio negli ambienti di parrocchia, e quando lo facevo in fabbrica o nei circoli di non credenti, quali erano i Circoli socialisti o del PC. Nei primi luoghi tutto era bello, pacifico, nei secondi mi venivano posti tanti dubbi, interrogativi. Per questo sentivo l’ambiente come primo luogo del “Manda me”. Era li dove Dio trovava maggiore difficoltà ad essere riconosciuto e accolto nel suo amore.

Dopo tanta ricerca un giorno credevo di essere approdata alla Congregazione giusta e avvisai il parroco. Questi volle parlare con la mia famiglia e con essa manifestò tutta la sua perplessità perché per lui quello non era la scelta giusta per me. E aveva ragione, perché subito provai un senso di sollievo misto a gratitudine verso il parroco, per la sua chiaroveggenza.

Mi misi nella pace, di nuovo in ascolto e in ricerca di ciò che Dio voleva per me.

In una gita, a un Santuario Mariano della Bergamasca, incontro un sacerdote Dehoniano di Bologna, P. Albino Elegante, chiamato da Dio a fondare un Istituto Secolare: La Compagnia Missionaria del Sacro Cuore. (C. M.). Affidai a Maria il mio cammino. Avevo poco più di 20 anni.

Questo incontro, fu per me la risposta chiara di Dio al mio desiderio di annunciare il vangelo restando nell’ambiente e nel mondo, ma mi creò difficoltà serie in famiglia. Ormai per loro tutto era rientrato e speravano prima o poi un orientamento verso il matrimonio. Tuttavia ero decisa ad affrontare qualsiasi difficoltà, tanta era grande la gioia, il senso di pace e la sicurezza che provavo. Dopo alcuni mesi le difficoltà in famiglia si sciolsero, il parroco tranquillizzò la mamma ritenendo questa scelta adatta la mio stile.

La C. M. costituiva per me la pienezza e la continuità del il mio vissuto in parrocchia e nell’ A. C. In essa scoprivo la ricchezza di farmi “punto di incontro, luogo di ascolto e di accoglienza, affinché ogni uomo possa rincontrarsi con Cristo”. (Statuto C. M n. 8).

 

Scopro la via dell’ amore!

Alle missionarie, P. Elegante, dirà: “ Il mondo vi attende perché gli annunciate il mistero d’ amore di un Dio che si è incarnato perché ogni uomo e donna possa udire l’ unica verità che rende felice cioè, che “Dio è amore”! (Gv 4, 8) Un amore che non ha confini e qui si innesta la chiarezza della mia vocazione missionaria.

Oggi, parafrasando Madelen Delbrel, sento di poter dire: Il mio convento é il mondo che ha fame di Dio; il mio abito è l’impazienza di accogliere ogni fratello che soffre nel corpo e nel cuore l’ assenza dell’ amore di Dio; la mia regola è l’amore ai fratelli lontani che sento di amare per amore di Lui.; il mio silenzio è il grido di coloro che abbattono la croce perché convinti che Dio é morto. (M. Delbrel: “Noi delle strade”).

Dopo undici anni di vita e formazione nella C. M. nel 1969 sono missionaria in Mozambico. Qui vivo l’incanto del contatto con persone semplici e con il vasto territorio della missione. Siamo in due e lavoriamo in equipe con altri tre sacerdoti Dehoniani. Dopo alcuni mesi di apprendistato della cultura, delle caratteristiche sociali dei Lomwé e della lingua, ci mettiamo

al lavoro per costituire vere comunità responsabili, adulte, “comunità famiglia” sul modello delle comunità primitive. ( cf.At 2, 42-48 ).

La mia vocazione missionaria si è rafforzata nel crogiuolo: l’adattamento a uno stile di piccola comunità, la malattia, le crisi di malaria frequenti e debilitanti, nel lavoro, era duro veder morire bambini per mancanza di medicinali, nella vicinanza con le comunità costruendo con loro la Chiesa ministeriale. Ma la purificazione più vera è venuta dall’ impatto con il Governo coloniale prima e Marxista dopo l’indipendenza.

Ciascuno a modo suo lavorava per distruggere l’operato dei missionari che cercavano di dare alle comunità una capacità di discernimento e di senso critico.

L’atteggiamento però è stato quello di Maria che, sotto la croce guardava al Figlio morto, cercando in lui la comprensione del mistero di amore del Padre. Anch’ io come lei alla luce del Figlio di Dio che muore per amore, ho compreso la tenerezza del Padre verso l’umanità.

 

Ero li e sono li per dire a un popolo che Dio ama e vuole la salvezza di tutti.

 

RATTI IRENE

RUA SOCIEDADE DOS ESTUDOS,136

CP 1646

MAPUTO

MOZAMBICO

 

PROGETTO
- Progetto “ASILO ESPERANCIA“: ora che abbiamo terminato la costruzione di questo asilo che potrà ospitare 180 bambini del Bairro Patricio Lumumba, Paroquia S. Francisco de Assis – Districo de Machava in Mozambico, dobbiamo comperare i banchi, le sedie, le cattedre e tutto il materiale scolastico per avviare l’istruzione scolastica dei bambini.
- Progetto “ARMANDINO”: con € 200,00 annuali adotti un bambino dell’asilo “CLUB DE ENFANCIA” offrendogli la formazione ed il materiale scolastico, l’assistenza sanitaria, e ed un contributo alla famiglia per l’alimentazione.