chi è ?
E’ nato a San Tommaso di Bagnolo in Piano (RE) il 14.04.1929. Ben presto la famiglia si trasferisce a Santa Croce di Carpi.
Ordinato sacerdote nel 1955 parte per l’Indonesia nel 1957. Lui stesso ci parla della sua vocazione: “Fin da piccolo ho desiderato lavorare per la diffusione del Vangelo. Avevo 6 anni quando un padre missionario ci fece vedere un documentario e ci chiese se volevamo seguirlo in Cina. Io risposi di sì. Quell’episodio rimase sempre vivo e fu alimentato dalla stampa missionaria e dalle Giornate Missionarie…”.
Giunto in Indonesia P.Aniceto ha lavorato nella Diocesi di Padang (72.000 Kmq) che contava allora solo un centinaio di cristiani e due missionari. Oggi nella zona ci sono numerose parrocchie, una ventina di sacerdoti e migliaia di cristiani. Al padre sono affidate 200 piccole comunità sparse dentro un territorio di 23.000 Kmq. Impossibile visitare tutti regolarmente. P.Aniceto riesce a stare in contatto preparando messaggi ciclostilati con catechesi e notizie
La sua ultima visita in Italia è nel 2005 e ci parlò con tantissimo amore dell’Indonesia, che egli chiamava “il paese dell’utopia”, dove si fanno sforzi giganteschi per far vivere in pace milioni di persone appartenenti ad etnie e religioni diversissime.
Nel maggio 2006 viene colpito da un gravissimo ictus che lo rende inabile al servizio.
In questo percorso di sofferenza viene accudito amorevolmente dai suoi seminaristi che per lui hanno sempre nutrito un affetto ed un amore filiale.
Lascia questa terra l’11 marzo 2010 dopo essersi preparato bene al “gran volo” in questi quattro anni.
La sua salma verrà tumulata a Padang, nei pressi della Biara.
Il vescovo Mons Elio Tinti, il Presbiterio e la Diocesi ringraziando il Signore per un esempio così luminoso di vita missionaria, Lo pregano di accogliere padre Aniceto nella sua gioia come ricompensa ai servi buoni e fedeli.
Il Centro Missionario ringrazia il Signore per la testimonianza di vita missionaria che, un figlio della nostra chiesa, ha donato per oltre cinquanta anni in Indonesia.
la vocazione
Ero in seconda elementare a S.Tommaso di Bagnolo quando venne a parlarci e proiettare qualche documento, il P. Prospero Incerti di Novellara, partente per la Cina, nel 1936. Nel pomeriggio poi ripetè le proiezioni in chiesa e l’indomani mattina celebrò la S. Messa. Assieme ad altri compagni servii come chierichetto. In sagrestia il Padre ci chiese chi di noi volesse un giorno seguirlo in Cina. Non so perché: io cercai di nascondermi dietro gli altri… vergogna di confessare un sogno? In coro i miei compagni fecero il mio nome. Ne fui meravigliato e non negai, anche se non mi rendevo pienamente conto, pur sapendo che era quasi un presentimento.
Non so come fosse nato in me il pensiero dei ‘poveri’ infedeli in terre lontane.
Provavo sentimenti di pietà, per la loro povertà e miseria materiale, ma specialmente per quella spirituale. Mia nonna era abbonata a ‘Il Regno del sacro Cuore’ dei Dehoniani e ogni volta che l’andavo a trovare mi piaceva sfogliarla, perché per leggerla era ancora un po’ difficile per me.
Fin da piccolo, quasi ogni mattina andavo a fare il chierichetto e qualche volta aiutavo anche il parroco a pulire la chiesa, ecc. Verso la quarta elementare pensai di entrare in qualche Istituto missionario, ma non sapevo quale e poi avevo l’impressione che il passo fosse un
po’ troppo lungo; c’erano difficoltà, specialmente di famiglia, cosicchè approfittando della visita dell’animatore vocazionale del Seminario di Guastalla (Don Guerrino Cavazzoli), mi iscrissi al gruppo di preghiera per le vocazioni al Seminario.
Finita poi la quinta elementare sembrava tutto a posto per entrare in Seminario, quando improvvisamente si presentò una difficoltà… e perché rimanesse aperta la possibilità accettai di rifare la quinta, poi secondo gli altri avrei detto addio alla scuola, mentre io pensavo solo a un rimando.
Nel 1941 finalmente si aprì la strada per il Seminario, ma in cuore vi era sempre il sogno della missione, sempre con motivazioni molto confuse.
In Seminario trovai la guida del vicerettore e di un compagno che, saputo del mio desiderio, vi si associò. Anche questo mio compagno diventerà sacerdote saveriano e sarà destinato all’Indonesia, ma a causa di una grave malattia non potè veder coronato il suo sogno.
In terza media lessi il libro di P. Manna: ‘… ma gli operai sono pochi’ che mi aiutò a mettere meglio a fuoco quello che mi sembrava la mia vocazione.
Al termine del ginnasio superiore mi presentai al Vescovo per comunicargli il mio proposito di averne la benedizione. Come prova mi venne chiesto di sostenere gli esami statali, nonostante le difficoltà degli studi ginnasiali poco regolari.
Così dopo 10 anni dalla promessa a P. Incerti entravo tra i Saveriani non più per la Cina, ormai in mano ai comunisti, ma per l’Indonesia, dove vi fui destinato nel 1956 e dove ho svolto la mia vocazione dal 1957 fino ad oggi.
Sinceramente avevo compassione dei tanti miei compagni che non frequentavano mai la chiesa e pensavo a quanti non conoscevano nemmeno il Signore e non avevano la possibilità di gustare il suo amore. Mi faceva tanta pena vedere quella chiesa quasi vuota… così che partendo per la missione dissi: ‘Parto per voi, perché abbiate a scoprire l’amore di Dio, parto per far conoscere ed amare Dio, per comunicare la vita divina. La mia partenza vi sproni a ritornare con entusiasmo alla fede’.
Così alla bell’e meglio vi ho parlato del mio cammino vocazionale. Il Signore non poteva essere più buono con me.
Padre Aniceto Morini