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    Parrocchia di San Giovanni Battista in Aosta
   
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Parrocchia di S. Giovanni Battista in Aosta. Festa il 24 giugno Abitanti: 2000

 

La chiesa cattedrale

Le origini

La Cattedrale, chiesa madre della diocesi di Aosta, è sicuramente l'edificio cristiano più importante della regione e anche il più antico. Le indagini archeologiche hanno permesso di stabilire che la chiesa risale alle fasi iniziali della diffusione del Cristianesimo

in Valle d'Aosta. Nella seconda metà del IV secolo era già stato sistemato un complesso di notevoli dimensioni: un edificio a navata unica di circa quaranta metri di lunghezza, con annessi differenti vani di servizio e due battisteri, era stato ricavato all'interno di un più antico complesso a ridosso del criptoportico romano.È probabile che questa chiesa, di cui si sono ritrovate estese vestigia, sia rimasta in uso fino alla fine del primo millennio, per lasciare poi il posto alla Cattedrale attuale.

 

La Chiesa "Anselmiana"

Costruita nel corso dell'XI secolo, iniziata probabilmente per volontà del vescovo Anselmo (994-1025), doveva avere un assetto di tipologia nordica, ispirata ai maggiori complessi ecclesiastici germanici ottoniani dell'area imperiale. Eretta a cavallo del criptoportico romano, doveva essere costituita da due edifici distinti ma allineati, forse collegati proprio attraverso il criptoportico. Quello occidentale, a navata unica affiancata da due basse torri campanarie, oggi in parte scomparso e superstite solo nel corpo della facciata principale (seppur irriconoscibile) ospitava la chiesa parrocchiale di San Giovanni Battista. Quello orientale, a tre navate separate da semplici pilastri rettangolari, con due campanili e coro sopraelevato sopra la cripta, ospitava la Cattedrale vera e propria, dedicata alla Vergine,

e costituisce la struttura portante della chiesa tuttora esistente. La navata veniva interamente affrescata, verso la metà dell'XI secolo, con un ciclo pittorico di cui si sono recentemente trovati estesi frammenti nel sottotetto. Erano raffigurate la leggenda di S. Eustachio (parete nord) e scene bibliche (parete sud), sormontate da un fregio ad archi con i ritratti di personaggi ecclesiastici, al momento non identificati. Addossato a nord della chiesa doveva già trovarsi il chiostro, di cui si sono reperiti alcuni capitelli.

 

Le trasformazioni successive

Nel corso del XII, XIII e XIV secolo la chiesa doveva subire alcune trasformazioni e abbellimenti. Il coro era arricchito con bei mosaici figurati. Veniva realizzato un primo ciclo di vetrate dipinte di cui oggi restano due tondi esposti nel Tesoro; erano fatti eseguire reliquiari e croci processionali. Alla fine del Duecento si sfondavano le absidi romaniche per far luogo ad un moderno deambulatorio gotico a cappelle radiali, mentre il coro veniva separato dalla navata da un monumentale jubé di ispirazione francese che sarebbe rimasto in sede fino all'inizio del secolo XIX.

 

Il XV secolo

Il momento d'oro nella storia della Cattedrale, peraltro come di tutta l'arte valdostana, è stato il quindicesimo secolo. Prima ad opera dei vescovi Oger Moriset e Antoine de Prez e del conte Francesco di Challant, poi per volontà del vescovo François de Prez e di un Capitolo di canonici particolarmente dinamico, in cui spiccava l'arcidiacono Giorgio di Challant, la chiesa veniva radicalmente trasformata. Nella prima metà del secolo il maggior artista valdostano dell'epoca, lo scultore e architetto Stefano Mossettaz, veniva chiamato ad allestire e decorare la cappella funeraria di Moriset e la tomba di Francesco di Challant al centro del coro. Per il coro sistemava pure un monumentale soffitto scolpito, poi demolito alla fine del secolo, e una nuova tomba per Tommaso II di Savoia, sepolto nella chiesa oltre un secolo prima. Al grande orafo fiammingo jean de Malines si affidava l'incarico di portare a termine la monumentale cassa per le reliquie di San Grato, oltre a bastoni processionali, cibori, calici per la sagrestia. L'architetto savoiardo Pierre Berger veniva chiamato a costruire, sull'insediamento dell'antico chiostro romanico, un nuovo chiostro di gusto gotico. Agli intagliatori Jean Vion e jean de Chetro si ordinava un nuovo complesso di stalli lignei per il coro.

 

Il nuovo assetto tra la fine del '400 e l'inizio del `500

Alla fine del secolo e nei primi decenni del Cinquecento un'ultima serie di interventi sul corpo dell'edificio gli dava quell'assetto definitivo che avrebbe poi mantenuto fino ad oggi. L'antica chiesa di San Giovanni veniva parzialmente demolita e il corpo della navata di Santa Maria veniva allungato verso ovest di due campate e completamente voltato con una nuova copertura a crociera costolonata. Alle finestre si sistemava un esteso ciclo di vetrate istoriate, mentre la campagna decorativa terminava tra il 1522 e il 1526 con la costruzione di una nuova facciata il cui portico era decorato con affreschi e sculture in cotto di gusto lombardo.

 

Gli interventi moderni

Tra la fine del XVI e il XIX secolo continuavano modifiche e trasformazioni, ma il mutato ruolo della Valle nella politica e nella storia della regione alpina e la congiuntura economica più difficile contribuivano a limitare l'estensione e il profilo di questi interventi. Si può ricordare la decorazione della prima cappella a destra dell'ingresso, verso il 1570-80, con un ciclo di affreschi recentemente riscoperto; la costruzione di una nuova grande cassa reliquiaria di gusto manierista per le reliquie di san Giocondo, la cui esecuzione veniva affidata all'orafo e sacerdote locale Joseph Javin nel 1613; la sistemazione di un nuovo altare maggiore marmoreo nel 1758, ad opera del luganese Francesco Albertolli; infine, nel corso dell'Ottocento, la costruzione della nuova facciata neoclassica ad opera dell'architetto Gayo, nel 1846-48, e la costruzione della cappella del Rosario, di gusto neogotico, che purtroppo portava alla demolizione parziale di un lato del bel chiostro quattrocentesco.

 

Particolare della facciata