PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. CEVOLOTTO ADRIANO ,

Omelia in occasione della solennità dell’Epifania del Signore.



Is 60,1-6
Ef 3,2-5.5-6
Mt 2,1-12

Nell’Epifania stiamo celebrando la manifestazione del Signore a tutti i popoli. A tutte le persone, di ogni provenienza, senza distinzione. E i Magi, questi sapienti di cui niente sappiamo, rappresentano l’umanità intera attirata dal mistero dell’Incarnazione. Allora nel Natale è scritta la molteplicità dei percorsi, attraverso i quali si giunge all’incontro con il Dio-con-noi. Non ci possiamo meravigliare, in particolare noi che viviamo una stagione contrassegnata dalla complessità culturale, sociale, religiosa. E coì i Magi e la loro ricerca approdata a Betlemme proiettano una luce sul momento che viviamo: Dio stesso prevede strade diverse, che, al di là di quello che immediatamente possiamo cogliere, sono tutte orientate e attratte dall’amore del Dio che si fa vicino. In ogni tempo. Allora il Natale apre possibilità a tutti!
Oggi celebriamo l’altra faccia del movimento del Natale: a quello di Dio, che dal cielo giunge alla terra, che si muove per incontrare l’umanità, ecco il movimento di risposta che porta l’umanità ad incontrare il Dio che si rende accessibile al termine e dentro ogni percorso di ricerca. Nel viaggio dei Magi intravvediamo la strada che tante persone hanno percorso e continuano a percorrere mosse da una stella! Qui dentro ci siamo tutti. Come pure comune è l’esperienza che ogni percorso ha in sé, per essere autentico, una conversione, un cambiamento. A conferma possiamo raccogliere i cammini di ricerca che in modi diversi ci è dato di incrociare.

  • A ben guardare i Magi avviano uno dei cammini umani di ricerca forse oggi più diffusi. È il cammino che segue l’osservazione degli astri: lo chiamiamo “la strada della natura o del creato”. L’interesse per tutto ciò che ci circonda e lo stupore di fronte al creato sono capaci di suscitare in molti energie e passioni al fine di custodire il tutto come un dono ricevuto, per consegnarlo integro a chi verrà dopo di noi. Ma tale cura è capace di aprire anche ad altro: alla ricerca dell’origine e del suo fine.
  • C’è poi chi si mette in cammino a partire dal bisogno di chi gli è vicino. L’invocazione di una mano tesa, di un cuore smarrito, di uno sguardo incrociato suscitano la risposta che diventa gesto, mano tesa, sostare accanto, condivisione di ciò che si possiede. E l’incontro cambia lo sguardo, il cuore e gli stili di vita. E si scopre che dentro e dietro a quel bisogno, a quella povertà c’è Altro, c’è l’Amore. Perché è anche questo che ci consegna l’esperienza dei Magi: il cammino avviato conduce ad un esito non previsto né immaginato. Eppure ciò che alla fine è dato è proprio quello che si cercava e di cui si aveva bisogno.
  • Oggi si aprono cammini di ricerca attraverso la bellezza dell’arte, che scardina la logica produttiva, utilitaristica. Essa affascina, smuove e attrae. Inoltra dentro a significati che sono intuiti, prima che posseduti dal ragionamento. E la bellezza non lascia indifferenti, spesso abbatte difese e lascia risuonare interrogativi e sentimenti che danno profondità e gusto all’esistenza.
  • Ci sono infine coloro che partono dalla loro situazione esistenziale provocata dal dolore, dal soffrire, dal morire. O, al contrario, dallo stupore di fronte alla vita che prende forma e luce, nell’esperienza della maternità e della paternità. Per altri ancora le strade della ricerca si aprono quando si ama e si è amati. L’ebbrezza dell’amore dilata il cuore, apre orizzonti nuovi, scatena energie fin prima sconosciute e trasforma la persona. Nelle pieghe dell’esistenza umana si aprono domande che spingono alla ricerca del senso del proprio vissuto.
Sono esempi, tutti attraversati dall’apparire di una stella all’orizzonte, che ha la forza di suscitare il desiderio di lasciarsi condurre, la fiducia che essa condurrà da qualche parte. E quella stella sostiene il cammino e le sue fatiche. Il cammino dei Magi come quello di ogni persona è l’eterno andare verso un approdo di pienezza di vita, di bene, di gioia. Ma in definitiva è la risposta all’iniziativa del Signore che ci raggiunge dove c’è uno spiraglio di apertura e dove si apre una qualche disponibilità ad uscire dalla propria ‘terra’. Dal mondo rassicurante che ci costruiamo e che è anche la nostra ‘prigione’.
La parabola dell’Epifania è insieme la consegna a noi, Chiesa, di un compito. Ben rappresentato dai Magi che bussano alle porte di Gerusalemme. Lì sperano di trovare informazioni preziose: ci sono le Scritture che possono illuminare la ricerca. E così succede. Ma drammaticamente Erode, la città di Gerusalemme, i capi dei sacerdoti e gli scribi dopo aver dato precise indicazioni, non vanno a Betlemme con i Magi. È il lato drammatico del Natale: “e i suoi non l’hanno accolto” (Gv 1,11). Si delinea per noi il volto della Chiesa dell’Epifania: una comunità capace di lasciarsi provocare dalla ricerca dei Magi di turno. Cioè dei tanti nostri fratelli e sorelle che vengono da ‘lontano’ (perché non necessariamente sono dei ‘nostri’) e che ci sono mandati per scuoterci dal nostro torpore. Magari ad inquietarci, perché possono essere graffianti e non sempre ‘a modo’. Ma la pagina evangelica sottolinea che non basta dare voce a quello che custodiamo nella nostra fede, che non è sufficiente essere arguti teologi, se non siamo disposti ad affiancarci a loro e alla loro ricerca. Se non siamo disposti a riconoscere in loro compagni di un viaggio che è sempre da riprendere.

Che non succeda anche a noi di avere familiarità con le Scritture, di saperle leggere ed interpretare, ma non essere guidati da esse. Anche noi abbiamo bisogno di questi cercatori di Dio, che ci sono inviati magari per toglierci le pantofole della nostra comodità e del quieto vivere, per metterci in strada e raggiungere con loro, e grazie alle loro provocazioni, la presenza di Dio che continua a cercarci, non nella Gerusalemme ovattata, quanto nella inquietante notte di Betlemme.EPIFANIA. 



06/01/2021 S.E. Rev.ma Mons. CEVOLOTTO ADRIANO