PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Esequie di don Raffaele Barilati

Piacenza Parrocchia della SS. Trinità


Letture: Rm 6,3-4.8.9; Gv 14, 1-6.  

Carissimi confratelli, carissimi fedeli
1. La celebrazione eucaristica in suffragio di ogni cristiano che ha concluso il suo pellegrinaggio terreno è sempre un invito a professare la fede in Cristo risorto. Abbiamo cantato l’alleluia pasquale e dopo la consacrazione del pane e del vino, la liturgia della Chiesa ci invita ad esprimere la nostra fede dicendo: “Annunciamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione nell’attesa della tua venuta”. Questa professione di fede viene proclamata in quel preciso momento in cui viene resa presente per noi la passione, morte e risurrezione di Gesù, così come afferma San Paolo quando dice: “Ogni volta infatti che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunciate la morte del Signore finché egli venga” (1 Cor 11,26). È in virtù della risurrezione che Cristo è presente in mezzo a noi e offre a noi la possibilità di vivere da contemporanei l’evento della sua passione, morte e risurrezione. “Finché egli venga”, dice l’apostolo Paolo, dunque noi celebriamo questo sacrificio fino all’ultima venuta di Gesù, rassicurati dalle sue parole: “Ecco io sono con voi fino alla fine del mondo” (Mt 28,20).
La risurrezione di Cristo è l’evento che sta al centro del messaggio cristiano, risuonato fin dagli inizi e trasmesso a noi perché possa giungere a tutti. La risurrezione è il cuore della nostra speranza cristiana. Senza la fede nella risurrezione di Gesù, la nostra speranza sarebbe non solo debole, ‘all’acqua di rose’, come si dice, ma non sarebbe neppure una speranza vera, ben fondata. L’apostolo Paolo afferma: “se Cristo non è risorto, è vana la vostra fede e voi siete ancora nei vostri peccati” (1 Cor 15, 17). La risurrezione di Cristo è la nostra più grande certezza, è il tesoro più prezioso che ci apre alla speranza più grande, al futuro eterno di Dio, quando il male, il peccato, la morte saranno finalmente vinti.  
 
2. Questa professione di fede ha segnato la vita di don Raffaele Barilati. Ha accolto con grande convinzione interiore le parole di san Paolo che scrive nel brano della lettera ai Romani: “Se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con Lui”. Siamo uniti a Cristo grazie al battesimo che ci rende partecipi della morte e risurrezione di Cristo. Ogni battezzato è reso partecipe di un nuovo principio di vita, la vita stessa di Cristo. Il cristiano è un uomo nato di nuovo, segnato con un sigillo che non si cancella più e che lo qualifica per sempre come figlio di Dio. L’apostolo Paolo afferma: “come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova”.
Il nostro fratello don Raffaele ha professato e testimoniato la fede nel Signore Gesù, crocifisso e risorto, con la sua vita di cristiano e con il suo ministero sacerdotale vissuto come servizio. Innanzi tutto ha servito il Signore con una fede essenziale e concreta, affidandosi alla volontà di Dio anche quando questa volontà si è presentata in modo oscuro. Poi don Raffaele ha servizio il popolo del Signore, mettendosi a disposizione della Chiesa e di tutti coloro che a lui si rivolgevano e manifestavano il loro bisogno di luce e di speranza: nel cuore di tutti c’è il desiderio della luce della Pasqua. Ha servito il Signore e ha servito i fratelli e le sorelle con tutto se stesso, con la sua umanità, con il suo amore, con la sua parola.

3. Cari fratelli e sorelle, in don Raffaele abbiamo potuto scorgere tutta l’importanza della parola di Gesù che dice ai suoi discepoli: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me”. Se è facile dire a parole di non avere paura, più difficile è vincere veramente ogni turbamento. Nella fede sappiamo che solo la fiducia piena in Gesù Cristo ha il potere di vincere ogni timore, ogni turbamento, perché nella fede troviamo la forza di accogliere la mano di Gesù che ci salva, come è avvenuto per l’apostolo Pietro e come avviene per ogni discepolo del Signore. Nella fede don Raffaele si è affidato a Cristo, sapendo che egli è andato a prepararci un posto nella casa del Padre.
Parlando con don Raffaele, ho avuto la sensazione che questa fiducia intima e profonda l’abbia avuta sempre, come fondamento della sua vita di fede e di speranza e anche come motivazione per superare ogni difficoltà con grande coraggio, anche di fronte alla vertigine dei lanci. Mi parlava volentieri degli anni in cui svolgeva la sua missione di cappellano dei paracadutisti e dei suoi molti lanci nel vuoto, ben 138, se ben ricordo. Questo è il suo ultimo lancio, non nel vuoto, ma nelle mani piene di misericordia di Cristo Gesù, nostro salvatore.  
Nella preghiera di suffragio preghiamo perché Don Raffaele possa ora sperimentare nella casa del Padre la gioia del compimento della sua fede, della sua fiducia e del suo servizio, mentre per noi pellegrini invochiamo la grazia di seguire il Signore Gesù che è “la via, la verità e la vita”. Amen. 



05/08/2020 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO