PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Memoria del santo curato d’Ars.

Monastero Mater Ecclesiae Isola di san Giulio


Letture: Ger 30,1-2.12-15.18-22; Mt 15, 1-2.10-14
 
Carissimi fratelli, carissime sorelle
 
1. Il silenzio orante di questa abbazia Mater Ecclesiae è gradito a molte persone che qui trovano un’oasi di preghiera, di riflessione, di pace e di serenità. Anche a noi piacentini è particolarmente gradito questo luogo. È piacentina, nata a Pecorara, Madre Anna Maria Canopi, la monaca che ha dato vita a questo monastero nel 1973. L’abbadessa Anna Maria è deceduta lo scorso anno e ci recheremo nel pomeriggio sulla sua tomba. Inoltre, grazie alla generosità di Madre Canopi e delle sue consorelle, alcune monache di questo monastero sono venute a Piacenza e hanno ridato vita e slancio al nostro monastero di san Raimondo, al centro della nostra città. È quindi molto significativo che nella ripresa dei pellegrinaggi l’Ufficio diocesano pellegrinaggi abbia scelto questo luogo per dire il nostro grazie al Signore e per invocare la sua luce sul nostro cammino.
 
2. Oggi la liturgia ci invita a fare memoria di san Giovanni Maria Battista Vianney, patrono dei parroci e dei preti. È stato un sacerdote interamente rivolto a Dio e benedetto da grazie speciali. Era parroco di un paesino di poco più 200 abitanti, ma questo piccolo luogo divenne presto il centro di spiritualità molto frequentato grazie al suo umile parroco che pregava molto, celebrava la santa Messa con particolare devozione, invitava ad adorare il Santissimo Sacramento e confessava per ore e ore, fino a notte inoltrata.
Il curato di Ars inizia una sua predica con queste semplici parole: “Molti sono i cristiani, figli miei, che non sanno assolutamente perché sono al mondo… Mio Dio, perché mi avete messo al mondo?” – “Per salvarti”. “E perché mi volete salvare?” – “Perché ti amo”. Com’è bello conoscere, amare e servire Dio! Non abbiamo nient’altro da fare in questa vita. Tutto ciò che facciamo al di fuori di questo è tempo perso! Bisogna agire solo per Dio, mettere le nostre opere nelle sue mani… Svegliandoci al mattino, bisogna dire: “Oggi voglio lavorare per Voi, mio Dio! Accetterò tutto quello che vorrete mandarmi come vostro dono. Offro me stesso in sacrificio. Tuttavia, mio Dio, io non posso nulla senza di Voi: aiutatemi!”.
L’unica preoccupazione del curato di Ars è quella di ascoltare il Signore e di aiutare le persone a trovarlo per accogliere la grazia della salvezza. Le sue lezioni di catechismo e le sue omelie parlano soprattutto della bontà e della misericordia di Dio. Era talmente innamorato del Signore e così convinto della sua bontà senza limiti da ritenere se stesso indegno di essere sacerdote. Per tre volte scappò dalla sua parrocchia, temendo di essere più un impedimento all’amore di Dio che non uno strumento del suo amore. Ma la popolazione lo cercò e lo fece rientrare.
3. Chiediamo a questo santo prete che sapeva parlare al cuore della gente la grazia di comprendere la parola del Signore che ci invita a esaminare il nostro cuore. I farisei accusano i discepoli di Gesù di trasgredire la “tradizione degli antichi”. In che cosa consiste questa tradizione degli antichi? La Legge prescriveva ai sacerdoti di lavarsi prima di accedere al servizio del santuario (Es 30,17-21). I farisei, come espressione di devozione, avevano esteso questo precetto a tutto Israele. Ogni devoto israelita doveva lavarsi le mani prima di prendere cibo: il prendere cibo veniva equiparato ad un atto di culto. La norma in sé non era affatto negativa, oltre che avere un evidente risvolto igienico. Ma quello che Gesù condanna è che in molte occasioni queste estensioni devozionali venivano considerate più importanti della legge di Dio e in particolare della carità nei confronti dei fratelli.
Questa questione fornisce a Gesù l’occasione per approfondire il concetto di ‘purità’, sia rituale sia morale. Per Gesù ciò che rende impuro l’uomo è quello che esce dal cuore, cioè che procede dal suo principio personale, non quello che entra nell’uomo. Il cuore nella Bibbia è il centro dell’uomo, è il ‘luogo’ dove si uniscono e si intersecano le sue facoltà più importanti, la sua intelligenza, la sua volontà, i suoi sentimenti. È dal cuore dunque che vengono le vere impurità, cioè tutto ciò che rovina la vita, rendendola sporca e brutta.
Gesù ci fa allora il dono straordinario: se noi ascoltiamo Gesù nella fede e lo accogliamo nella nostra vita, egli ci cambia il cuore! Gesù infatti compie e realizza la profezia di Geremia: “ Ecco, cambierò la sorte delle tende di Giacobbe e avrò compassione delle sue dimore. Oracolo del Signore. Voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio”.
Nel profeta Geremia, che è il custode dell’alleanza, ricorre spesso questa affermazione: “voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio”. Questa antica promessa si compie in Gesù: grazie a Lui siamo il popolo di Dio, battezzati in Cristo siamo resi figli di Dio. Il Signore Gesù ci dona il cuore nuovo, il cuore dei figli che sanno che Dio è il ‘Padre nostro’, il Padre che ci ama e che vuole la salvezza dei suoi figli.
Chiediamo al Curato d’Ars, che ha saputo trasformare il cuore di tante persone, di intercedere per noi perché ci sia data la grazia di accogliere l’amore misericordioso di Dio che, in Gesù Cristo, trasforma la nostra vita con il dono di un cuore nuovo. Amen.



04/08/2020 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO