PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Esequie di don Paolo Alberoni.

Parrocchia di Santa Franca in Piacenza


Letture: Rm 6,3-4.8.9; Gv 17,24-26

Carissimi confratelli, carissimi fedeli
1. La nostra preghiera di suffragio per il sacerdote don Paolo Alberoni è piena di fiducia e di speranza, perché si basa sul vivo desiderio di Gesù: “Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato, siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che tu mi hai dato: poiché mi hai amato prima della creazione del mondo”. Gesù ha rivolto questa sua preghiera al Padre immediatamente prima della sua passione, prima di donare la sua vita per la nostra salvezza. La preghiera esprime il suo desiderio più profondo, il desiderio che è al centro della sua missione: donare la salvezza ai discepoli, cioè donare loro la pienezza della vita nella partecipazione alla comunione con Dio e nella contemplazione della gloria divina. Gesù non solo è il medico che conforta e guarisce, ma è il salvatore che libera da ogni male e conduce verso la vita santa di Dio. Gesù è lo “splendore della gloria” di Dio, è la luce raggiante della bellezza, della bontà e della misericordia di Dio.
I discepoli che il Padre ha dato a Gesù possono contemplare sua gloria, possono cioè entrare nel mistero dell’amore di Dio e vivere per sempre nella pace di quel Regno di Dio che Gesù annuncia ed inaugura con la sua vita. Il suo desiderio viene espresso con particolare forza: “voglio”, dice al Padre, sapendo che la sua volontà di salvezza per i discepoli coincide pienamente con la volontà del Padre.
 
2. La preghiera di Gesù infonde fiducia e speranza alla nostra preghiera di suffragio. Possiamo pregare per don Paolo con quella profonda serenità dello spirito che ci proviene dalla fede nel Signore Gesù, nostro salvatore. Grazie a questa fede fiduciosa, sappiamo che la vita e la morte di ciascuno di noi non sono affidate al caso, non sono abbandonate ad un destino ignoto. La volontà di Dio ci abbraccia per donarci la beatitudine eterna: in vita e in morte siamo uniti a Cristo Gesù, il quale non ci abbandona, ma vuole che anche noi possiamo andare dove Lui è, nell’amore del Padre.
Questa serenità dei discepoli è stata vissuta da don Paolo nel suo lungo servizio di presbitero. Egli l’ha espressa in particolare nel 2001, quando ha lasciato la parrocchia di san Savino, retta per più di trenta anni. Mentre stava lasciando la parrocchia, cioè nel momento del distacco dai suoi parrocchiani, momento non facile da vivere per un parroco che ha dedicato alla parrocchia la sua vita, egli scrisse queste parole: “Ho cercato in questi anni di servizio sacerdotale di essere veramente prete, in dialogo con tutte le persone, dal singolo alla famiglia, nell'intento di essere una presenza, anche se molto povera, di Gesù Cristo. I miei parrocchiani mi hanno sempre accettato come sacerdote di Cristo e per questo ne sono molto grato. Lascio la mia parrocchia con nostalgia ma con tanta serenità”. Sono parole che esprimono l’esistenza sacerdotale di don Paolo, un’esistenza vissuta nella pace interiore che traspariva dalla sua persona nel modo di affrontare persone e situazioni.  
3. Questa serenità interiore deriva dalla fede in Cristo Gesù, morto e risorto. L’apostolo Paolo lo ricorda nel brano della lettera ai Romani: “Se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con Lui”. Perché siamo uniti a Cristo grazie al santo battesimo, siamo partecipi della sua morte e della sua risurrezione. Gesù è morto per dare a tutti la vita nuova. come ancora afferma san Paolo: “come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova”. Il Signore Gesù, risorto dai morti, ha attraverso per tutti l’abisso oscuro della morte e l’ha vinta per lui e per tutti noi: egli è il destino di tutti coloro che credono in Lui e vivono secondo il suo Vangelo. Così ha fatto don Paolo come cristiano e come presbitero, al servizio del Vangelo di Gesù Cristo.   
3. Con le parole del salmo rivolgiamo al Signore della vita la nostra preghiera fiduciosa perché questo sacerdote che ha servito il Signore e la sua Chiesa con dedizione possa partecipare alla mensa della vita eterna. Don Paolo possa esultare di gioia esclamando: “Il Signore è mia luce e mia salvezza (...), il Signore è difesa della mia vita (…). Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi”. Così sia.



03/08/2020 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO