PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Omelia della 16ª Domenica del tempo ordinario

Cattedrale


Carissimi fratelli e sorelle, carissimi fratelli che state per ricevere il ministero di lettori e di accoliti

1. Il Signore Gesù ci invita ad accogliere il “regno dei cieli” o il “regno di Dio” che egli annuncia con la sua parola e inaugura con la sua vita. Questo regno sembra essere lontano e misterioso, ma in realtà è l’amore di Dio che desidera donarci la salvezza già fin d’ora, qui nel nostro cammino terreno, nell’attesa del compimento definitivo. Con l’annuncio di Gesù, siamo immersi in un disegno di amore, coinvolti in modo libero e responsabile in una storia di grazia. Per aiutarci a comprendere la bellezza di questo dono, Gesù usa un linguaggio molto semplice, con esempi ed immagini che si riferiscono alla vita e all’esperienza quotidiana. Il racconto dell’amore di Dio ci coinvolge nella nostra storia quotidiana e ci invita a collaborare con fiducia e con pazienza.  
2. Abbiamo ascoltato tre parabole, quella del buon seme, quella del granello di senape e quella del lievito. Con queste immagini Gesù ci dice che questo regno non è visibile allo sguardo semplicemente umano, sempre limitato. Però l’amore di Dio c’è e opera nella storia, agisce nel silenzio in tanti modi, anche attraverso il nostro amore e il nostro impegno. Dio trasforma i fatti della storia umana come fa il lievito nella pasta che viene fermentata, come il granello di senape che, pur piccolo, germoglia e cresce. I fatti della vita, piccoli o grandi, diventano occasioni di grazia e di salvezza, se il nostro sguardo si lascia illuminare dalla luce della fede.
Ci soffermiamo in particolare sulla parabola del buon seme di grano e della zizzania. Il seminatore che semina il buon grano nel campo è Gesù, che butta il seme con generosità, annunciando l’amore di Dio ovunque, senza riserva. È una immagine semplice e molto eloquente. Il seminatore ha fiducia nel buon seme, ha fiducia nella Parola di Dio. Ma ha anche fiducia nel terreno, nel campo, cioè in tutti noi. Il seminatore, spargendo il seme, dona qualcosa di sé, qualcosa del suo cuore. Compie questo gesto aprendo la sua mano con fiducia e con generosità, senza imporre nulla e senza pretendere nulla. Certo, il seminatore ha la speranza nel suo cuore: il seme buono porterà un buon frutto. Il seminatore ha il senso dell’attesa, ha la pazienza tipica del contadino che semina oggi ma sa bene che dovrà aspettare domani, perché la crescita è lenta, il frutto tarderà a maturare. Il seme deve essere accolto dal terreno, cioè da noi, dalla nostra buona volontà, dal nostro desiderio di entrare nel regno di Dio. Noi siamo il terreno che può essere buono o arido, fertile o duro, quasi impenetrabile. Esaminiamo il nostro cuore e la nostra vita spirituale, chiedendoci se accogliamo veramente il Signore o se lo accogliamo solo fino ad un certo punto, fin dove ci pare.
3. In questo campo che è il nostro cuore e la nostra storia, vi è anche l’erbaccia, la zizzania che cresce insieme al grano e può anche soffocarlo. La presenza della zizzania nel campo di grano è motivo di sorpresa per i servi che domandano spiegazioni al padrone. Si è sempre sorpresi dal male, dall’enigma del male. Ma il padrone risponde che “il nemico ha fatto questo”. Al tempo della mietitura il grano e la zizzania saranno accuratamente separati: il grano andrà nel granaio e la zizzania sarà buttata nel fuoco. Ciò che meraviglia di più – e su questo dobbiamo volgere la nostra attenzione – è il fatto che la zizzania non deve essere strappata, ma piuttosto lasciata crescere insieme al grano fino al tempo della messe: altrimenti c’è il rischio di strappare il grano e di lasciare la zizzania. È chiaro l’invito: Dio è buono, generoso e molto paziente. Se noi siamo nel suo regno, dobbiamo anche essere buoni e pazienti. Non pensavano così i farisei che si ritenevano buon grano e volevano vivere separati da chi ritenevano peccatori. Gesù invece non rifiuta nessuno, non abbandona i peccatori, ma li incontra e li perdona, annunciando che Dio è misericordioso con tutti. Se vogliamo entrare nel regno di Dio dobbiamo abbandonare dal cuore ogni intolleranza, ogni rigidezza, soprattutto ogni presunzione. Ma dobbiamo sapere che c’è un nemico, il diavolo. Un cristiano non può adattarsi alla mentalità del mondo, senza l’impegno di corrispondere all’amore di Dio. L’amore di Dio è un dono grande che ci spinge a non mettere sullo stesso piano la vita e la morte, il grano buono e l’erbaccia dannosa. Ogni cristiano è chiamato ad essere buon grano, compiendo il bene e non il male e invocando la grazia perché il male sia vinto dal bene.   
4. Carissimi fratelli che siete chiamati al ministero di lettori e di accoliti, vi ringrazio del vostro ‘Eccomi’. Questa parola è breve e semplice, ma decisiva: voi diventate lettori e annunciatori della Parola di Dio e ministri straordinari dell’Eucaristia. Ricevete un libro, l’Evangelo di Gesù. Accoglietelo senza troppi giri di parole, vivete questa Parola senza troppi commenti. Il Vangelo è vita, è la nostra vita, è la forza della Chiesa. Ricevete il santo pane, il corpo di Cristo: nutritevi del pane della vita eterna e donate questo pane di vita ai fratelli, donando voi stessi in sacrificio, come ha fatto il Signore Gesù. Il vostro ‘Eccomi’, pronunciato oggi davanti alla comunità cristiana, sia ripetuto sempre nel vostro cuore e rinnovi ogni giorno la vostra vita al servizio di Dio, paziente e misericordioso. Amen.



18/07/2020 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO