PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Solennità della beata Maria Vergine, Madre di Consolazione

Santuario di Bedonia


Letture: Is 49, 8-15; 2 Cor 1, 3-7; Gv 2, 1-11
 
Carissimi fratelli, carissime sorelle
1. Sono venuto in pellegrinaggio in questo caro santuario per venerare la Beata Maria Vergine, Madre di Consolazione. Sono venuto anche quest’anno, come è avvenuto per gli altri anni. Ma quest’anno il mio e nostro pellegrinaggio assume un significato particolare, dopo la triste esperienza della pandemia. Sono venuto qui come pellegrino per pregare con voi e per voi, per implorare colei che veneriamo come Madre di consolazione perché ci ottenga il dono della consolazione e della guarigione. In particolare in questa vigilia della festa, siamo qui per implorare la grazia della vita eterna per i nostri defunti. Affidiamo al Signore i fratelli e le sorelle che sono deceduti durante la pandemia, confidando nella maternità di Maria. Le chiediamo anche di consolare e confortare tutti i familiari e gli amici.     
2. Nel breve brano del Vangelo ci viene ricordato che Maria stava ai piedi della croce e su quella croce vi era Gesù, nato dal suo grembo. La Madre di Gesù è presente accanto al Figlio, silenziosa, in piedi. È come se anche lei fosse inchiodata sopra una croce invisibile, sente tutto il dolore, il tormento del suo Figlio, ma resta forte fino all’ultimo istante, per seguire i passi del suo Figlio.
Quella è l’ora del Figlio, l’ora oscura che è anche l’ora della gloria, l’ora del dolore e dell’amore. Ma è anche l’ora di Maria. Gesù dalla croce si rivolge a Lei dicendo: “Donna, ecco tuo figlio”. Poi Gesù dice al discepolo: “Ecco tua madre”. Il significato di ciò che accadde sotto la croce va oltre quello che noi possiamo pensare e dire, qualsiasi nostra considerazione va sempre elevata di livello e collocata nel mistero della Pasqua di morte e di risurrezione. Maria è resa dal Figlio Madre di tutta l’umanità, Madre di tutti i sofferenti. Il discepolo a cui è data Maria come Madre, è il segno di tutti i credenti che sanno non di essere mai soli, ma sempre custoditi dalla maternità di Maria. Il discepolo ai piedi della croce è anche il segno di come essere discepoli di Gesù: Giovanni non è scappato, ma ha accompagnato il suo Maestro e Signore.
 
3. Confidando nella maternità di Maria, invochiamo il Signore perché nella sua misericordia accolga i nostri defunti nella vita eterna, nella comunione dei santi. Vogliamo condividere la sofferenza di chi non ha potuto esprimere l’affetto della pietà umana con l’ultimo saluto. La preghiera esprima la nostra partecipazione densa di affetto, di vicinanza, di cordoglio. La preghiera esprima la fede cristiana: noi celebriamo la morte e risurrezione di Gesù Cristo, che ha tolto alla morte la possibilità di avere l’ultima parola, donandoci l’alba di una vita nuova al di là di ogni notte, anche quella più buia. La preghiera di suffragio sia animata da questa fede e da questa speranza.
Noi accompagniamo i nostri cari defunti con la fede nella risurrezione dei morti. Ma la risurrezione dei morti non è solo attesa alla fine dei tempi, quest’attesa trasforma già il nostro presente, perché ci fa vivere con la consapevolezza che non abbiamo qui una stabile dimora, ma siamo pellegrini in questo mondo, siamo in cammino verso la Gerusalemme del cielo. Preghiamo perché si ravvivi in tutti noi questa speranza, come ci ha ricordato Papa Francesco in quella veglia di preghiera in piazza san Pietro che è rimasta nei nostri occhi e nel nostro cuore. Il Santo Padre ha detto: “con Dio la vita non muore mai. Il Signore si risveglia per risvegliare e ravvivare la nostra fede pasquale. Abbiamo un’ancora: nella sua croce siamo stati salvati”. 
 
4. Cari fratelli e sorelle, da questa fede dobbiamo ripartire, anzi da questa fede dobbiamo rinascere per una vita nuova. Abbiamo passato un tempo difficile, con grandi sacrifici per tutti. Sappiamo che le difficoltà ci sono ancora e ci saranno anche nel futuro.
Abbiamo bisogno anche noi di stare in piedi come Maria contemplando Gesù in croce che, sotto al peso della sofferenza e della morte, invoca il Padre e consegna nelle sue mani la sua vita, il suo atto supremo di amore, di dono totale di sé.
Abbiamo bisogno della vitalità che proviene da un cuore nuovo, da una conversione autentica che purifichi i nostri cuori e le nostre coscienze.
Abbiamo bisogno di puntare su ciò che conta veramente, su ciò che è essenziale.
Abbiamo bisogno di riscoprire la forza della preghiera che può cambiare la nostra vita e trasformarla in vita buona, gradita a Dio. Perché nella preghiera scopriamo che Dio non ci abbandona mai. Davanti alle situazioni più difficili e dolorose, quando sembra che Dio non ci senta, non dobbiamo temere di affidare a Lui tutto il peso che portiamo nel nostro cuore, non dobbiamo avere paura di dire, di gridare a Lui la nostra sofferenza, convinti che Dio è vicino e ci ascolta.
La preghiera di Gesù morente sulla Croce ci insegni a pregare con amore per noi e per tanti fratelli e sorelle che sentono il peso della vita quotidiana, che vivono momenti difficili, nel dolore, senza avere una parola di conforto. Portiamo tutto questo al cuore di Dio, perché anche questi fratelli possano sentire l’amore di Dio che non ci abbandona mai.
 
5. Chiediamo alla Vergine Santa la grazia della guarigione del cuore, perché la ferita del nostro cuore è ancora aperta e la speranza è ancora fragile.
“Guarda, o Madre, i nostri cuori. Guarda, o Madre, la solitudine, la sofferenza che sono presenti in tanti per la perdita di parenti, di amici, come pure per la perdita del lavoro e per la mancanza di serenità e di pace nelle nostre famiglie. Ti chiediamo, o Madre, di prestare ascolto alle nostre suppliche, vieni incontro alle nostre difficoltà. L’aiuto che ti chiediamo è proprio la guarigione del cuore per poter avere una fede più profonda, capace di speranza anche nei momenti di difficoltà e di prova, capace di sentire la vicinanza di Dio e capace di venire incontro a chi soffre, a chi è solo, a chi è in difficoltà. Maria, Madre di consolazione, patrona delle Valli del Taro e del Ceno, confidiamo in te, come tuoi figli devoti. Amen”.   
 



12/07/2020 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO