PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Omelia della 13° Domenica del Tempo ordinario

Cattedrale


Letture: 2 Re 4,8-11.14-16; Rm 6,3-4.8-11; Mt 10,037-42
 
1. Il brano del Vangelo di questa domenica ci presenta l’ultima parte del grande discorso missionario. Gesù si rivolge innanzi tutto ai suoi apostoli che invia in missione nei villaggi della Galilea e della Giudea e li invita a riconoscere che il legame con Lui è fondamentale. Questo è il primo tema di questo brano: la relazione con Gesù è più importante di ogni altra cosa. Poi, nelle ultime parole del capitolo 10 del Vangelo di Matteo, Gesù si rivolge a coloro che accolgono i missionari. È il secondo tema: l’accoglienza dei missionari è accoglienza di Gesù stesso. Questi due argomenti si intrecciano, perché il loro comune riferimento è l’immenso amore di Dio che si rivela a noi in Gesù Cristo.   
 
2. Nella luce del primato dell’amore di Dio, la relazione con Gesù Cristo diventa fondamentale, perché Egli è l’incarnazione di questo amore misericordioso del Padre. Credere nell’amore di Dio che si manifesta in Gesù mediante lo Spirito, vuol dire accogliere la vita nuova dei figli di Dio. Nessun legame, pur bello e importante, è più decisivo del legame con Gesù Cristo: se siamo uniti a Lui, che è il Figlio del Padre, diventiamo anche noi figli amati e salvati.
Ascoltiamo le parole esigenti che Gesù pronuncia: “chi ama padre o madre più di me non è degno di me”. Per tre volte in pochi versetti viene ripetuto “non è degno di me”. Un linguaggio secco, senza compromessi: l’amore verso di Lui è al di sopra degli affetti familiari. Ciò non significa che l’amore di un padre e di una madre non sia buono, anzi doveroso, ma proprio grazie all’amore verso Gesù i nostri affetti familiari diventano più veri e più profondi.
Nulla può essere anteposto a Cristo, perché la relazione con Lui supera ogni altro legame. Questa comunione si esprime in un rapporto di vita sempre più convinto e vero, attraverso l’ascolto, la preghiera, la meditazione. Il primato di Gesù non va solo affermato a parole, ma va riconosciuto concretamente, fino a seguirlo sulla via della croce: “Chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me”. Certamente la via della croce è esigente e difficile, ma è la via del dono di sé, della rinuncia a fare del proprio io il centro del mondo, come se tutto dovesse ruotare attorno alla propria persona. Chi vive in comunione con Gesù Cristo, comprende che vi è un modo nuovo di vedere e valutare la vita e le cose della vita, un modo nuovo di scegliere e di agire.
 
3. Se accogliamo la logica di Gesù, la logica dell’amore e della gratuità, così diversa dal modo abituale di vedere la vita, possiamo comprendere che la croce genera vita. Certo, la croce è sofferenza, ma la croce per amore diventa germoglio di vita nuova: lo vediamo contemplando Cristo crocifisso. Ecco allora l’affermazione di Gesù, anch’essa sorprendente a prima vista: “Chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà”. È il dono della vita nuova che Gesù ci offre: non si tratta di perdere la vita ‘materiale’ a vantaggio di quella ‘spirituale’, né si tratta di perdere la vita in questo mondo per trovarla nell’altro. Si tratta invece della vita nuova che è tanto forte da vincere anche la morte. Chi invece pensa di salvare la sua vita tenendola stretta in mano per gestirla come crede, la perderà. Perché chi crede di tenere per sé la propria vita, l’ha già persa, perché la vita sfugge dalle nostre mani.
 
4. Il secondo tema è l’accoglienza dei missionari. Essi sono mandati non per portare se stessi, ma per portarci Gesù e, mediante Lui, portarci l’amore del Padre celeste. Accogliere il discepolo missionario è come accogliere Gesù stesso. L’accoglienza è l’ascolto del messaggio che i missionari portano, cioè la logica nuova del Vangelo, senza compromessi.
Ma oltre all’ascolto, l’accoglienza ha anche una seconda direzione: “Chi avrà dato da bere anche solo un bicchiere d’acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, non perderà la sua ricompensa”. Anche solo il fatto di un bicchiere d’acqua donato, diventa un gesto carico di significato, perché è come se fosse offerto a Dio che ci fa entrare nella sua vita di amore. Un gesto così piccolo, che tutti possiamo fare, diventa un gesto di vita per il fratello che ha bisogno di acqua fresca e per ciascuno di noi. Questo gesto del cuore, così semplice e piccolo, esprime la logica evangelica del dono e ci fa partecipi del mistero di amore di Dio. Amen.



29/06/2020 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO