PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Omelia del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo

Cattedrale


Letture: Dt 8,2-314b-16; 1Cor 10, 16-17; Gv 6,51-58
 
Carissimi fratelli, carissime sorelle
 1. Ogni anno la Chiesa ci invita a celebrare il Corpo e il Sangue di Cristo per aiutarci ad accogliere con stupore e con gioia sempre rinnovata il dono di Cristo che si offre a noi come cibo e bevanda di salvezza. Questo dono lo celebriamo e accogliamo ogni domenica, ma oggi in particolare la comunità ecclesiale è chiamata a stringersi attorno alla mensa del Signore per celebrare l’Eucaristia, il sacramento che Gesù ha istituito nella sua ultima Cena.
In questa festa del Corpus Domini, il nostro primo pensiero è rivolto all’ultima Cena. Poco prima dell’inizio della sua passione e morte, Gesù raduna i suoi apostoli attorno a sé: è la ‘cena di addio’ durante la Pasqua ebraica. E’ soprattutto la nuova Pasqua in cui Gesù si offre come l’Agnello pasquale. Il dono della sua vita ci libera dalla schiavitù del peccato e ci sostiene nel cammino verso la terra promessa. Durante la cena Gesù lava i piedi ai suoi apostoli come segno della sua vita vissuta come servizio al Padre e a tutta l’umanità. Poi Gesù si offre come dono nel segno del pane e del vino, che diventano suo corpo e suo sangue e agli apostoli dice: “fate questo in mia memoria”.
Rendiamo grazie al Signore Gesù che si è fatto servo e dono. Rendiamo grazie anche agli apostoli e a tutti i discepoli di Gesù che, nel corso dei secoli, hanno fatto memoria di Lui, hanno custodito la memoria di quell’evento che è all’origine della nostra salvezza. Se oggi noi possiamo celebrare l’Eucaristia, lo dobbiamo a questa memoria sempre viva. L’apostolo Paolo, nella seconda lettura, ci ricorda questa grazia: noi partecipiamo alla mensa del Signore e siamo nutriti da quel pane spezzato che ci fa diventare un solo corpo, in comunione con Gesù e con tutti i fratelli e le sorelle. “Noi siamo, benché molti, un solo corpo”, dice l’apostolo, siamo il corpo di Cristo, non siamo individui che vivono isolati e separati, ma grazie al dono dell’unico pane siamo in comunione con Dio e in comunione tra noi.
 
2. Il nostro secondo pensiero è rivolto alla sinagoga di Cafarnao. Il brano evangelico ci presenta una parte del discorso sul “pane di vita”. Le parole di Gesù sconcertano tutti: più volte egli invita a mangiare la sua carne e a bere il suo sangue. Sono parole che appaiono sorprendenti. La “carne e il sangue” il “pane del cielo e il pane vivo” indicano l’intera esistenza di Gesù, tutta la sua vicenda umana e divina, le sue lacrime, le sue mani che lavorano, che aiutano e guariscono, tutto il suo amore. Siamo invitati a nutrirci di Lui che si fa pane spezzato per noi per nutrirci e donarci la sua vita, per sostenerci nel nostro cammino.
La motivazione di fondo di tutto il discorso di Gesù, che avviene dopo la moltiplicazione dei pani, è la seguente: come è vero che chi non mangia muore, così chi vuole vivere davvero e pienamente fino ad arrivare alla vita eterna, accolga il “pane di vita” che è Gesù. “Il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”: il Padre lo ha mandato nel mondo come pane che dà la vita, come cibo che conduce alla vita eterna. Gesù ha donato il suo corpo e ha versato il suo sangue sulla croce per la nostra salvezza. Chi si nutre di questo cibo diventa figlio di Dio e vive come figlio di Dio.   
 
3. Accogliamo il dono del Signore Gesù, adoriamo la sua presenza reale nel sacramento dell’Eucaristia, nutriamoci di Lui nella comunione eucaristica. Così il suo amore gratuito entra in noi e con l’opera dello Spirito Santo alimenta il nostro amore per Dio e per i fratelli e le sorelle che incontriamo nel cammino di ogni giorno.
Cristo vuole che nelle nostre vene scorra il flusso della sua vita e che nel nostro cuore vi sia il suo amore che ci fa compiere gesti di amore e di comunione.
Sappiamo che non è facile sentirsi uniti gli uni agli altri e che la realtà quotidiana ci presenta spesso molta solitudine e indifferenza. La festa del Corpus Domini ci doni la luce nuova che ci fa scorgere la presenza reale e vera del Signore Gesù in noi e in mezzo a noi. Sentiamoci Chiesa che è comunione perché generata e nutrita dall’Eucaristia e viviamo con spirito di comunione camminando verso la vita eterna.   
Quest’anno, a causa della pandemia, non possiamo fare la processione eucaristia per le vie della città di Piacenza. Tuttavia vogliamo invocare la benedizione di Cristo Eucaristia sulla nostra città di Piacenza e su tutte le comunità, sulle nostre famiglie e su ciascuno di noi. Per questo, al termine della Messa, esporremo il Santissimo Sacramento per qualche minuto di adorazione e poi accoglieremo la benedizione con l’invito a portare Cristo con noi perché rimanga in noi, nelle nostre case e nella nostra vita. Amen.



14/06/2020 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO