PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

S. Messa in suffragio di coloro che sono deceduti durante la pandemia.

Piacenza, Campo Daturi


Letture: Sap 3, 1-9; Sal. 22; Gv 6, 37-40.

Carissimi fratelli, carissime sorelle,
1. Abbiamo atteso una situazione sanitaria meno problematica per celebrare la santa Messa di suffragio per le sorelle e i fratelli che sono deceduti durante la pandemia nella città e nella provincia di Piacenza. Questa celebrazione comunitaria parla da sé ed esprime quei sentimenti che tutti noi portiamo nel cuore. Il pensiero si rivolge al volto dei nostri parenti ed amici che sono morti nella solitudine, senza la carezza dei loro cari, anche se sappiamo che grande è stata la premura di molti medici e infermieri.
Ciascuno di noi ha in mente il volto della mamma o del papà, dello sposo o della sposa, del parente o dell’amico. Sono volti amati che fanno parte della nostra storia, perché hanno dato molto alla nostra famiglia e a tutta la comunità. Se non è stato possibile essere con loro nella sofferenza con una parola di conforto e con un gesto di tenerezza, se non li abbiamo accompagnati al cimitero, ora esprimiamo insieme tutto il nostro affetto, condividiamo le lacrime e rivolgiamo al Signore la nostra preghiera.  
Vogliamo ricordare in particolare i medici, gli infermieri e gli operatori sanitari, i volontari e tutti coloro che sono deceduti mentre prestavano il loro servizio. Vogliamo ricordare anche i nostri sacerdoti che sono morti. Quanti volti di persone buone, generose e umili: anche se non erano parenti o amici, sono tutti cari al nostro cuore, perché ci ricordano la nostra umanità migliore, fatta di dedizione e di fraternità. Hanno testimoniato quella carità della vita quotidiana che, come dice san Paolo, “non si vanta, non si gonfia, non cerca il proprio interesse” (1 Cor. 13,14-15).
Se il dolore è talmente profondo da non poterlo dimenticare, non possiamo né vogliamo dimenticare questa carità concreta di tanti che hanno vissuto il comandamento dell’amore. Per questo invito tutti a ‘ricordare’, cioè a ‘rimettere dentro il  cuore’ sia la sofferenza sia l’esempio di carità, sia il buio sia la luce: se entrano nel cuore ci aiutano a superare il dolore che paralizza e nello stesso tempo ci aiutano ad illuminare il nostro cammino bisognoso di speranza.
 
2. Ricordiamo e mettiamo nel nostro cuore la parola del Signore che ci invita a sperare e ci assicura che la speranza viene dall’amore di Dio per tutti noi.
In questi mesi abbiamo camminato in una “valle oscura”, per usare le parole del salmo che interpreta l’esperienza che abbiamo fatto. A questa immagine della valle oscura sembra richiamarsi anche Papa Francesco nella piazza deserta di san Pietro: le cui immagini e parole di Francesco sono ben presenti a tutti. “Da settimane sembra che sia scesa la sera. Fitte tenebre si sono addensate sulle nostre piazze, strade e città; si sono impadronite delle nostre vite”. Ma con la fiducia del salmo biblico e con la l’invito del Signore Gesù richiamato dal Papa - “Perché tanta paura? Non avete ancora fede?” -, ciascuno di noi può dire: se il nostro cammino ha attraversato una valle oscura e con fitte tenebre, “tu, Signore, sei con me, tu sei il mio pastore, non manco di nulla”.
Sia motivo di consolazione sapere che il Signore non ha abbandonato i nostri cari. E non abbandona noi, perché se l’emergenza sanitaria nel nostro Paese sembra contenuta, molte difficoltà sono davanti a noi, come l’emergenza economica, sociale, lavorativa. Siamo consapevoli di avere di fronte difficoltà grandi da superare insieme con coraggio, con spirito di solidarietà e con tanta speranza, confidando nell’aiuto del Signore a cui ci rivolgiamo perché “ci guidi per il giusto cammino”.  
È fonte di sicura speranza quanto scritto nel Libro biblico della Sapienza: “Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio. Essi sono nella pace”. Queste parole ci danno la consolante certezza che i nostri cari sono ora nelle mani di Dio, sono tra le braccia di Cristo Risorto, vivono in quella pace che è la vita eterna, nel mistero dell’amore di Dio.
 
3. La parola di Gesù che abbiamo ascoltato nel brano evangelico ci rivelano la volontà di Dio che  vuole che nessuno si perda, perché siamo tutti suoi figli. Nella sinagoga di Cafarnao Gesù afferma che “colui che il Padre mi dà verrà a me, e colui che viene a me io non lo caccerò fuori… Questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda colui che mi ha dato, ma lo risusciti nell’ultimo giorno”.
Gesù ci rivela che Dio è il Padre che ci ha chiamato alla vita e vuole per noi la pienezza della vita. Ha mandato a noi il suo Figlio, il Signore Gesù, perché anche noi potessimo vivere come figli. Nella fede sappiamo che Dio ci ama e vuole per noi la vita eterna: questo è il mistero di amore che Gesù ci ha rivelato.
Carissimi fratelli e sorelle, preghiamo perché ai nostri cari sia concessa la grazia di vivere nelle mani del Padre secondo la parola di amore e di speranza che Gesù Cristo ci ha rivelato e testimoniato con il dono della sua vita per noi. Amen.



20/06/2020 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO