PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

SOLENNITÀ DELLA SS. TRINITÀ.

Cattedrale


Letture: Es 34, 4-6.8-9; 2Cor 13, 11-13; Gv 3,16-18
 
Carissimi fratelli, carissime sorelle
1. Ogni preghiera è rivolta a Dio e ogni celebrazione è lode a Dio. Oggi in particolare la liturgia ci invita a contemplare il mistero di Dio. Le nostre parole umane sono molto povere, riescono solo a balbettare qualcosa, ma nella fede e nel silenzio del cuore possiamo adorare Dio, Uno nella sostanza e Trino nelle persone, Padre e Figlio e Spirito Santo.
È grazie alla rivelazione del Signore Gesù che possiamo dire che Dio non è solitudine, né un’idea astratta, ma è comunione di amore. Non solo: grazie a Gesù possiamo dire che anche noi siamo dentro questo mistero di comunione e di amore che è Dio.  Il Figlio che il Padre ci ha donato si è spogliato della sua gloria per condividere la nostra umanità fino a subire la morte per la nostra salvezza. Ma con la sua risurrezione siamo diventati partecipi della vita di amore di Dio.
È grazie allo Spirito Santo, dono di Gesù Risorto, che possiamo partecipare al dinamismo di comunione che è la vita di Dio.
La festa della Santa Trinità ci invita a lodare Dio e a rendergli grazie: Dio ci ama e nel suo amore ci coinvolge nella sua vita. Il suo amore è all’origine della vita di ogni creatura, il suo amore è la meta finale del nostro pellegrinaggio terreno. In Cristo Gesù e nello Spirito Santo noi siamo figli amati dal Padre che vuole donare a noi la pienezza della vita. Con questa grazia che ci è data, anche noi possiamo amare come Gesù ci ha insegnato. Il nostro amore a Dio e ai fratelli è il segno concreto che manifesta la nostra fede in Dio Padre, Figlio e Spirito Santo. San Paolo lo ricorda con questo invito: “Siate gioiosi, fatevi coraggio a vicenda, vivete in pace e il Dio dell’amore e della pace sarà con voi”.
 
2. Ascoltiamo le parole che Gesù ha rivolto a Nicodemo, un uomo che desiderava incontrare Gesù e si è recato da lui di notte. Gesù lo accoglie e con lui inizia un dialogo che è rivolto a tutti gli uomini che sono in ricerca: un dialogo che sorprende Nicodemo e continua a stupire coloro che lo ascoltano e lo accolgono.
In questo dialogo vi è una frase centrale: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna”. Dio, che ha tanto amato ciascuno di noi e tutti noi insieme, ci ha donato la vita, e per noi desidera la via eterna, cioè la nostra partecipazione alla sua vita di amore.
Proviamo a riascoltare con calma queste parole per gustare la forza e la bellezza di questi verbi che indicano l’agire di Dio. Il Padre ha tanto amato noi da donarci il Figlio che è venuto a noi per farci diventare figli e assicurarci la vita eterna: “perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna”.
Accogliamo queste parole di Gesù che ci conducono al cuore di Dio, al suo donarsi senza limiti e in modo del tutto gratuito. Sono parole che toccano il nostro cuore e ci fanno respirare a pieni polmoni. Dischiudono ai nostri occhi un orizzonte luminoso di grazia e dicono che la persona umana, che è immagine di Dio, si realizza solo nell’amore che è dono sincero di sé.
Lasciamo che queste parole entrino in noi, ripetiamole spesso, al mattino quando ci svegliamo, nei momenti di difficoltà che abbiamo, nelle situazioni in cui stiamo per perdere la fiducia, quando si fa buio.
Nicodemo è andato di notte da Gesù e la sua notte si è illuminata, come si illuminano anche le nostre notti se prendiamo coscienza di essere coinvolti nell’amore di Dio. Nel discorso con Nicodemo, Gesù accenna alla sua croce, al suo essere “innalzato da terra”, alla sua Pasqua, che è scandalo per chi non accoglie l’amore di Dio, ma è vita nuova per chi crede “nel nome dell’unigenito Figlio di Dio”. 
 
3. Con stupore sempre rinnovato, la rivelazione della dedizione incondizionata di Dio per noi e per la nostra salvezza sia motivo di gioia e di festa: siamo amati da Dio, siamo preziosi ai suoi occhi. Si attua per noi l’invocazione di Mosè: “se ho trovato grazia (...), che il Signore cammini in mezzo a noi”. Così il nostro cammino diventa illuminato dal Signore Gesù che ci accompagna con la sua parola e ci invita alla sua mensa per farci partecipi della vita di amore e di comunione di Dio.
Un pensiero di san Colombano, il grande monaco che dall’Irlanda è giunto fino a Bobbio, può esserci di aiuto per vivere nella luce dell’amore di Dio. “Chi vuole essere salvo creda che principio e fine di tutto è Dio Uno e Trino (...). Non cerchiamo Dio lontano da noi. Egli dimora presso di noi (...), lo abbiamo dentro di noi, in noi infatti abita come l’anima nel corpo, se però noi siamo sue membra sane”.  Seguendo l’insegnamento del santo monaco, la nostra vita diventi lode a Dio con la nostra preghiera e con i segni e i gesti di amore verso i fratelli e le sorelle. Amen.



07/06/2020 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO