PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Domenica di Pentecoste

Cattedrale


At 2,1-11; 1Cor 12,3-7.12-13; Gv 20,19-23
 
Celebriamo oggi la festa di Pentecoste che ci ricorda il dono dello Spirito Santo. Il Vangelo racconta l’effusione dello Spirito sugli apostoli riuniti nel Cenacolo e gli Atti degli apostoli raccontano che nella festa ebraica della Pentecoste lo Spirito scese su tutti i discepoli di Gesù, sospinti ad andare a portare il Vangelo in ogni luogo. Questa festa ci ricorda che anche tutti noi siamo sempre animati dallo Spirito Santo: è il protagonista silenzioso della nostra vita. Diciamo con fede rinnovata: “Credo nello Spirito Santo che è Signore e dà la vita”, diciamo nel Credo. San Paolo ci ricorda una verità bella e gioiosa: “nessuno può dire; Gesù è Signore, se non sotto l’azione dello Spirito Santo”.    
Lodiamo Dio che ci rivela il suo mistero di amore nella Pasqua del Signore Gesù e nel dono dello Spirito Santo, che è il compimento della Pasqua di Gesù. Perché il dono dello Spirito è il culmine di quella storia di amore che viene da Dio, nostro Padre, che vuole la salvezza dell’umanità, la felicità piena di tutti noi, sue creature, suoi figli.
Lodiamo Dio e rendiamogli grazie riconoscendo che possiamo balbettare solo qualche parola di fronte al mistero del suo amore. Ma nello stesso tempo riconosciamo che grazie allo Spirito siamo già, fin d’ora, immersi in questo misterioso disegno di amore. Lo Spirito soffia dove vuole, soffia nei cuori e ci rende partecipi della vita di Dio. Abbiamo la grazia di riconoscere che la nostra storia umana non è più solamente umana, ma è anche divina, perché è illuminata dalla luce della Pasqua di Gesù ed animata dallo Spirito di Dio.   
 
Gli Atti degli Apostoli ci raccontano la discesa dello Spirito Santo nel giorno della Pentecoste: “Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso”. Con immagini suggestive – vento, lingue come di fuoco -, il racconto ci dice che i discepoli sono trasformati: erano paurosi e trovano il coraggio di uscire per raccontare a tutti ciò che li ‘muove’, erano persone che non sapevano quasi parlare e arrivano a farsi comprendere da tutti annunciando “le grandi opere di Dio” a tutti, giudei o pagani, senza differenze.    
La storia degli Atti continua oggi in noi: accogliamo lo Spirito, ascoltiamo la sua voce interiore nel silenzio del cuore, nella bellezza della natura, negli avvenimenti della vita. Egli ci doni una nuova lingua che ci unisca uno all’altro e illumini il senso della storia, ci dia il coraggio per far fronte alle difficoltà della vita. Lo Spirito è comunione nelle differenze e noi abbiamo tanto bisogno di comunione, di lavorare insieme, specialmente in questo tempo difficile per il nostro Paese, per la Chiesa e per tutta l’umanità.
 
Nel brano del Vangelo ci viene raccontato ciò che è avvenuto la sera di Pasqua. Il Risorto si presenta agli apostoli raccolti nel cenacolo, anzi, chiusi nel cenacolo, pieni di paura. Gesù risorto si avvicina e dona la pace ai suoi amici. Questo saluto del Risorto ha un significato spirituale molto profondo. È “la sua pace”, è il suo dono che diventa trasformazione interiore, perché la pace di Gesù elimina la paura, l’incertezza, il turbamento. Sono tutti sentimenti umani comprensibili di fronte alle varie situazioni esistenziali. Negli apostoli, che avevano lasciato tutto per seguire Gesù e poi lo avevano visto morire in croce, era sorto un sentimento di delusione, di fallimento. Anche a noi capita, quando passiamo attraverso esperienze difficili a livello personale o collettivo che incutono paura e tristezza.
Il Risorto dona la sua pace e infonde la serenità interiore: la sua pace ci riconcilia con Dio, con noi stessi e con tutti. Così gli apostoli possono accogliere l’invito di Gesù di proseguire la sua missione: “Come il Padre ha mandato me, così anch’io mando voi”.
Il Risorto dona il suo ‘soffio’: “Gesù soffiò e disse loro: Ricevete lo Spirito Santo”. Questo soffio riprende quel soffio vitale che è agli inizi della vita umana, quando, secondo le parole della Genesi, “Dio formò l’uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito vitale e l’uomo divenne un’anima vivente”. Con il soffio del Risorto e l’effusione dello Spirito Santo, gli apostoli porteranno il Vangelo a tutti, spingendosi fino ai confini del mondo.
Carissimi fratelli e sorelle, apriamoci al dono dello Spirito Santo che viene in aiuto alla nostra debolezza. È lo Spirito Santo che ci rinnova interiormente, che scuote tutti noi e la Chiesa tutta, perché ci apriamo a un orizzonte di amore e di universalità. È lo Spirito che ci dona la misericordia di Dio e il perdono dei peccati che ci rinchiudono nella paura e nell’orgoglio.
Facciamo nostra una bella preghiera di san Paolo VI la cui festa è stata celebrata venerdì scorso:
Spirito, Spirito Santo,
Tu sei l'animatore e il santificatore della Chiesa,
suo respiro divino, il vento delle sue vele,
suo principio unificatore,
sua sorgente interiore di luce e di forza,
suo sostegno e suo consolatore,
sua sorgente di carismi e di canti,
sua pace e suo gaudio,
suo pegno e preludio di vita beata ed eterna.
La Chiesa ha bisogno di una perenne Pentecoste,
ha bisogno di fuoco nel cuore,
di parola sulle labbra,
di profezia nello sguardo. Amen
 



31/05/2020 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO