PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

OMELIA DELLA 5ª DOMENICA DI PASQUA

Cattedrale


Letture: At 6, 1-7; 1Pt 2, 4-9; Gv 14, 1-12

Carissimi fratelli, carissime sorelle
1. “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me”. Queste parole di inizio del brano del Vangelo di questa quinta domenica di Pasqua sono fondamentali del rapporto con Dio e con la vita, con noi stessi e con gli altri: ci liberano dalla paura e ci indicano la meta della vita, il nostro destino.
Lasciamo risuonare in noi queste parole perché anche il nostro cuore è turbato, anche noi siamo alla ricerca della speranza che non delude. In questo periodo di sofferenza per noi e per il mondo intero, le parole di Gesù risuonano con particolare intensità e con viva attualità, perché siamo diventati più consapevoli che il turbamento è ben presente in noi, siamo desiderosi di una speranza che apre al futuro.
 
2. Gesù ha pronunciato queste parole nel ‘discorso di addio’ ai suoi discepoli: siamo nel cenacolo durante l’ultima cena, un momento intimo e di grande commozione. Ma per i discepoli di Gesù che con fiducia lo avevano seguito è anche un momento di paura nei confronti di ciò che sta per accadere. Gesù ha annunciato che stanno per venire a prenderlo, sta per avere inizio la sua passione e morte.
I discepoli sono scossi e tristi, si sentono abbandonati. Gesù legge nel cuore dei suoi amici questo turbamento e dice loro: “Non abbiate paura”. Li incoraggia, li rincuora, li rassicura, soprattutto li invita a confidare e ad avere fiducia. Perché il solo coraggio non vince la paura. Solo la fiducia supera la paura, la fiducia con cui affidarci a Dio, a Colui che Gesù ci rivela come Padre che ci ama. Questa apertura fiduciosa si chiama fede, una fede affidabile fondata su Dio che è Amore. Questo è il ‘vangelo’ di Gesù, la buona, gioiosa notizia per la vita di ogni uomo e di ogni donna.
“Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me”, dice Gesù ai discepoli. Dio non abbandona i suoi figli e non li lascia soli. Dio ha mandato il suo Figlio a condividere la nostra umanità. Egli si è donato a noi ed è diventato nostro fratello, è “la via, la verità, la vita”: così dice Gesù rispondendo alla richiesta dell’apostolo Tommaso che voleva conoscere la via per seguire Gesù.  
 
3. Accogliamo questa buona notizia che vince la paura e infonde fiducia, anche se siamo in mezzo alle oscurità della vita. Poco prima di dire queste parole, Gesù aveva lavato i piedi ai discepoli: quel gesto è ancora negli occhi dei discepoli. Egli, che è “la via, la verità e la vita”, si è inginocchiato per lavare i piedi. Gesù è l’amore che si fa dono e servizio, fino a lavare i piedi. Se seguiamo Lui che è la via, la nostra vita si illumina e si riempie di amore, di servizio. Lui, il Maestro, insegna la verità con il gesto della lavanda dei piedi. Lui che è la vita ci dona la vita nuova di figli di Dio.
Ecco il segreto che Gesù svela ai discepoli di allora e di sempre per aiutarli a vincere il turbamento e la solitudine: Gesù ci rende partecipi della sua vita di Figlio che si affida al Padre e dona la grazia di vivere la vita di figli di Dio.   
 
4. Vi è un’ulteriore parola di Gesù che non possiamo trascurare. L’apostolo Filippo domanda: “Signore, mostraci il Padre e ci basta”. È una richiesta che interpreta molte nostre domande: siamo anche noi alla ricerca di un volto, alla ricerca del volto del Padre. La storia umana è mossa da questa ricerca del volto e del cuore di Dio, di un senso pieno della vita, di una meta, di una speranza sicura. Questa ricerca si esprime in molti modi, spesso è appena balbettante, a volte può essere anche negata e disprezzata, ma è sempre presente ed è sempre significativa, anche nel rifiuto.
A questa invocazione dell’apostolo Filippo, Gesù risponde rivelando la sua comunione con il Padre. Gesù non è solo la via che conduce al Padre, ma è in comunione con il Padre: “Chi vede me vede il Padre”.
Poi Gesù assicura che anche i discepoli sono destinati alla comunione con Dio: “Vado a prepararvi un posto perché dove sono io siate anche voi”.
È l’orizzonte nuovo che si apre davanti a noi, l’orizzonte della speranza: il Figlio del Padre ci rivela pienamente il mistero di Dio che vuole la pienezza della vita per tutti i suoi figli.
Cari amici, molti di noi hanno particolarmente sofferto per non aver potuto accompagnare il proprio caro nel momento della sua morte. Neppure la vicinanza, neppure una parola, una carezza. Quanta tristezza! Vi invito ad accogliere la parola di Gesù: “Quando vi avrò preparato un posto, verrò di nuovo e vi prenderò con me”. Se noi non abbiamo potuto accompagnare quel nostro caro, siamo però certi che Gesù ha mantenuto la sua parola: “verrò e vi prenderò con me”. Gesù non lo ha abbandonato ma lo ha accolto e accompagnato al Padre. 
Non scompaia mai dal nostro cuore e dai nostri occhi la presenza di Cristo risorto e l’orizzonte del cielo. Anzi, prepariamo il nostro cuore e ravviviamo il desiderio del cielo guardando alla meta finale della vita umana: non è fantasia e non è alienazione, ma è il dono di Dio che rende luminoso il cammino, anche in mezzo alle prove della vita. Amen.   



10/05/2020 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO