PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Omelia della 4ª domenica di Quaresima

Cappella Vescovile


Letture: 1Sam 16, 1.4.6-7.10-13; Ef 5, 8-14; Gv 9, 1-41

Carissimi fratelli, carissime sorelle
1. Carissimi fratelli e sorelle, vi confesso che devo sforzarmi per non lasciarmi prendere dall’emozione di fronte a tanta sofferenza e a tanti decessi, anche di sacerdoti. Ieri è deceduto don Paolo, parroco di Nostra Signora di Lourdes, punto di riferimento per l’Azione Cattolica, per molti giovani e molte famiglie.
Siamo alla ricerca di un raggio di luce in questo periodo di grande buio. Siamo sempre alla ricerca della luce, con più o meno consapevolezza. Dopo un mese dal primo contagiato, avvertiamo tutti l’urgente bisogno della luce, sentiamo tutti il vivo desiderio di essere illuminati per attraversare l’oscurità e ritrovare la forza della speranza. Anche noi, come il cieco del racconto evangelico, brancoliamo nel buio, smarriti, senza parole.
La quarta domenica di Quaresima ci presenta un cieco che incontra Gesù. Un uomo afflitto dalla cecità fin dalla sua nascita: non vede nulla, non conosce la bellezza degli occhi, la forma dei volti, i colori del creato. Il cieco è solo nella sua oscurità. Nessuno come lui desidera la luce. 
Gesù incontra quell’uomo, si avvicina a lui, lo tocca, poco a poco gli dona la vista, la grazia di poter vedere. Colui che non sa neppure cosa sia la luce, passa dalle tenebre alla luce degli occhi e alla luce della fede.  
2. Il Vangelo ci ricorda anche la discussione dei discepoli su quel cieco nato, se c’è una colpa di qualcuno, se è forse una punizione di Dio. Di fronte al male di ogni genere sentiamo il bisogno di una spiegazione, forse vogliamo anche trovare il colpevole, con molte parole senza senso. Ma queste discussioni a Gesù non interessano affatto. A Gesù interessa portare la luce, la luce degli occhi, così importante, e insieme donare la preziosa luce della fede. Il cieco, riacquistando la vista, arriva a ‘vedere’ Gesù, può aprirsi al mistero di Cristo, luce della vita, luce del mondo.
Quel cieco, dopo essersi lavato nell’acqua della piscina di Siloe, rinasce alla vita, può ammirare la bellezza dei volti delle persone amate e, ancora di più può riconoscere il volto del Signore Gesù: è il Figlio di Dio, il Salvatore, può professare la sua fede dicendo: “Credo, Signore”.   
3. La narrazione dell’incontro di Cristo con il cieco ci coinvolge. Siamo rappresentati dal cieco, lo siamo particolarmente in questi giorni oscuri. Il Signore Gesù, mandato a noi per la nostra salvezza, ci doni la grazia di vedere con gli occhi della fede. Con la sua luce, abbiamo la possibilità di non lasciarci schiacciare dalle enormi difficoltà che la vita di questi giorni ci presenta, abbiamo la grazia di riconoscere che Gesù il nostro salvatore.
Nella vicenda della guarigione del cieco, scopriamo la nostra storia, la storia di persone bisognose di luce, di fede, di speranza, di salvezza. Il dono di Gesù Risorto, che accogliamo nella fede e mediante i sacramenti, ci offre una nuova visione della realtà. La luce di Cristo ci fa scorgere anche le cose che di solito non vediamo, ci fa riconoscere il bene che, nel silenzio, viene compiuto da tanti fratelli, ci fa apprezzare i molti segni di amore e di vita.
4. Desidero accennare a qualche esempio di luce e di speranza. Pensiamo alla straordinaria dedizione dei medici, infermieri, di chi continua a lavorare per assicurarci le cose necessarie, di chi continua a fare il volontario con una generosità commovente. Vi sono anche molti giovani tra questi volontari. Quanta luce in questo essere al servizio della vita dei fratelli e delle sorelle. Quanta luce nella dedizione di don Giuseppe Castelli per la missione in Brasile e di don Giorgio Bosini per i più abbandonati, i tossicodipendenti. Così pure quanta luce nella passione educativa di don Paolo Camminati: l’ultimo incontro con la sua comunità è avvenuto per presentare l’alloggio che la parrocchia ha messo a disposizione per chi ha perso il lavoro. E così tanti, tanti altri esempi. Ne cito ancora uno: due donne che da tempo hanno seri problemi di salute, vanno tutte le mattine a portare i medicinali nelle case.
Sì, anche noi con l’apostolo Paolo possiamo dire: “siete luce nel Signore”. Ancora l’apostolo ci dice: “comportatevi perciò come figli della luce; ora il frutto della luce consiste in ogni bontà, giustizia e verità”. Invochiamo la luce del Signore e diventiamo luce di vita per i fratelli e le sorelle, portatori di amore e di speranza. Amen. 



22/03/2020 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO