PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Omelia della 2ª domenica di Quaresima

Cappella Vescovile


Letture: Gen 12, 1-4; 2Tim 1, 8-10; Mt 17, 1-9
 
Carissimi fratelli, carissime sorelle
1. Sono passati circa 15 giorni dall’irruzione di questo virus. Si sapeva che era un’epidemia seria, ma non così drammatica: abbiamo dovuto cambiare le nostre abitudini e ora scopriamo di essere ancora più deboli e più fragili. Da parte delle autorità governative e sanitarie ci giunge l’invito a cambiare la nostra vita più in profondità. Le misure adottate mettono in crisi le relazioni sociali, quelle dinamiche che sono fondamentali, mettono in crisi tanti altri aspetti della vita personale e collettiva. Le disposizioni sono drastiche, ma servono solo a contenere il diffondersi del virus. Non sono il rimedio o la medicina, sono solo un doveroso contenimento. Dobbiamo aderire a questi provvedimenti, con un invito: dobbiamo cambiare non pensando solo a noi stessi, ma pensando all’altro e agli altri, pensando alla salute di tutti, con un senso di grande corresponsabilità.
Dico questo anche alla luce della Parola del Signore di questa seconda domenica di quaresima, con il racconto della Trasfigurazione del Signore. Il contesto in cui è avvenuto l’evento è importante nella vita di Gesù e particolarmente importante per il cammino di fede dei discepoli di Gesù.
2. Siamo infatti in un punto di svolta, un momento carico di incertezza e di preoccupazione, in un certo senso come è il momento che noi stiamo vivendo in questi giorni. Gesù chiede ai discepoli cosa avevano compreso della sua persona e della sua opera. Allora Pietro professa la fede nel Signore Gesù: “Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente”, esclama. Ispirato dall’alto, Pietro riconosce l’identità di Gesù, la sorprendente novità di questo Messia che è il Figlio Unigenito di Dio.
Pietro e gli altri discepoli sono contenti e Gesù accoglie quella loro professione di fede. Ma subito annuncia la sua passione e la sua morte. Per i discepoli questo annuncio è sconvolgente e Pietro reagisce subito, dicendo: “questo non ti accadrà mai”. Pietro pensava a un Messia glorioso come tutti si aspettavano. Non aveva ancora compreso il senso della missione di Gesù, non riteneva possibile un Messia che cammina sulla strada della croce.
Allora Gesù, come ci ricorda il Vangelo di oggi, “prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li condusse in disparte, su un alto monte”. Nella tradizione biblica la montagna rappresenta il luogo della vicinanza con Dio, il luogo dell’incontro con il Signore. Così è avvenuto per Pietro, Giacomo e Giovanni: Gesù rivela la sua relazione con il Padre e i suoi possono vedere la sua gloria, un anticipo della sua risurrezione. Per arrivare alla Pasqua di risurrezione, Gesù percorre la via della passione e del dono di sé fino alla morte in croce. Questa è la via che conduce Gesù alla Pasqua di risurrezione. I tre discepoli, che hanno la grazia di poter vedere un anticipo profetico della gloria di Cristo, ricevono anche il dono della voce del Padre che rivela che Gesù è il suo Figlio amato, è la sua Parola ultima e definitiva: “Ascoltatelo”. Sul monte, la luce manifesta il volto divino di Gesù e la Parola che viene dall’alto ne rivela la vera identità: egli è il Figlio amato, inviato a noi per la nostra salvezza.
 
3. L’evento della Trasfigurazione è importante nella vita di Gesù e nella vita dei discepoli, è importante anche per la nostra vita di fede. Oggi noi celebriamo questo evento per viverlo come “buona notizia” che rafforza la nostra speranza in mezzo alle difficoltà della vita. Chiediamo la luce che illumina l’oscurità di questi giorni.
Il tempo della Quaresima ci invita a seguire Gesù che ci conduce in disparte, in un luogo di silenzio e di preghiera. Saliamo anche noi sul monte, ne abbiamo tutti bisogno. Lì, sul monte, la grazia del Signore ci fa comprendere cosa significa camminare verso la Pasqua, mistero di morte e di risurrezione.
Guardiamo la croce di Cristo: la via della passione conduce alla risurrezione, la croce è la porta che apre la strada verso la risurrezione. Siamo discepoli di Gesù, e cioè portiamo nel cuore il messaggio di speranza che non elimina la croce, la sofferenza, l’oscurità. Proprio perché cristiani e discepoli del Signore, sappiamo che Gesù ci ha dato la grazia, come ci ha ricordato l’apostolo Paolo nella seconda lettura, di riconoscere ch egli “ha vinto la morte e ha fatto risplendere la vita (...) per mezzo del Vangelo”.  
Assicuriamo la vicinanza della preghiera a quanti sono colpiti dal virus e ai loro familiari, ai medici, agli infermieri e agli operatori sanitari. Preghiamo per essere in grado di superare le pesanti conseguenze di questa crisi sul piano lavorativo ed economico, come pure sul piano psicologico e spirituale.  
Imploriamo la materna protezione di Maria per essere uomini e donne di speranza in mezzo alle prove della vita e di essere presto liberati da questo male e da ogni male. Amen.
 
Al termine della celebrazione, il Vescovo ha recitato la seguente preghiera preparata insieme a padre Secondo Ballati della comunità dei francescani di Santa Maria di Campagna. 
Beata Vergine di Campagna, tu hai sempre custodito, protetto e difeso la città di Piacenza:
volgi ora il tuo sguardo verso di noi, anche se spesso abbiamo dimenticato di essere tuoi figli.
Ma Tu, Vergine Santa, continui sempre ad essere nostra Madre e nostra speranza. 
Ti preghiamo di intercedere per la città di Piacenza, per le nostre comunità e le nostre famiglie, preservaci dal male spirituale ma anche dalle malattie.
In particolare in questi giorni difficili ricorriamo a Te con fiducia: ti preghiamo di liberarci da questa influenza che ha già contagiato tanti tuoi figli. Trasforma le nostre paure in preghiera fiduciosa e i nostri affanni in speranza. Proteggi tutti coloro che si impegnano per combattere il male e dona a tutti la tua benedizione.  
Per Cristo nostro Signore. Amen. Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre.
 
 



08/03/2020 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO