PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Omelia della 3° Domenica di Quaresima

Cappella Vescovile


Letture: Es 17, 3-7; Rom 5, 1-2.5-8; Giovanni 4, 5-42
 
Carissimi fratelli, carissime sorelle
 
1. Il cammino quaresimale di questo anno è arduo e oscuro, con molti decessi, tanti ammalati e con molta preoccupazione nel cuore di tutti. Risplenda per noi la luce della Parola di Dio che la liturgia ci presenta con il brano del Vangelo secondo Giovanni in cui viene narrato l’incontro tra Gesù e una donna della Samaria.
Anche Gesù è in cammino, è stanco e assetato quando arriva al pozzo di Giacobbe, nel villaggio di Sicar verso mezzogiorno. Egli condivide con noi e con tutti gli uomini la fatica del cammino, la precarietà del nostro essere pellegrini su questa terra. Sperimenta non solo la sete ma anche l’incertezza: la Samaria non era una regione facile da attraversare, abitata dai samaritani che non avevano buoni rapporti con i giudei.
Gesù, giunto all’antico pozzo di Sicar, si siede, mentre i discepoli vanno al villaggio in cerca di cibo. Quella sosta è l’occasione per l’incontro con una donna samaritana, venuta ad attingere acqua.
Gesù osa chiederle un favore: “Dammi da bere”. Dietro a questa richiesta, c’è il desiderio dell’incontro e del dialogo. Vuole aiutare quella donna a liberarsi dalla sua vita disordinata con il dono dell’amore di Dio: “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: dammi da bere”. Sono parole piene di rispetto e di attenzione: Gesù non ha alcun pregiudizio nei suoi confronti, non vuole giudicare la sua vita, ma vuole suscitare in lei il desiderio di accogliere il dono di Dio che è grazia, perdono, liberazione da una vita triste.
Questo lungo dialogo tra Gesù e la donna samaritana appare come un cammino dall’oscurità alla luce, dalla diffidenza e dall’incredulità fino alla fede. La donna di Samaria riconosce che quell’uomo che le ha chiesto da bere è un profeta che conosce la sua vita e il suo animo. Gli occhi della donna si aprono poco a poco e arriva a intuire che quel giudeo, che le parla della fede come relazione con Dio Padre “in spirito e verità”, potrebbe essere il Messia. Gesù conferma l’intuizione di quella donna: “Sono io, che parlo con te”.
 
2. “Se tu conoscessi il dono di Dio”: dice Gesù. Questo è il desiderio di Gesù che rivela l’amore di Dio Padre buono che vuole per noi tutto il bene possibile. Gesù si rivolge a quella donna e si rivolge a ciascuno di noi. Anche noi abbiamo sete, anche noi siamo affaticati e stanchi. Gesù ci offre l’acqua che disseta, l’acqua che dona la vita eterna. Il simbolo dell’acqua è presente in tutto il Vangelo di Giovanni, come è presente in tutta la Bibbia: “ha sete di te lanima mia, in terra arida”, recita il salmo 62.
Questa è la grazia che ci è donata: siamo battezzati nell’acqua e nello Spirito Santo, abbiamo la gioia di essere figli di  Dio. L’acqua che dona la vita eterna è stata effusa nei nostri cuori nel giorno del nostro Battesimo: Dio ci ha accolti come figli e ci ha trasformati con il suo amore che è in noi.
Ma spesso lo dimentichiamo. Forse non abbiamo ancora incontrato personalmente Gesù, non abbiamo ascoltato la sua voce, non lo abbiamo ancora riconosciuto come il Salvatore del mondo.
Questa Quaresima ci mette a dura prova: sia l’occasione buona per incontrare il Signore nella preghiera, nel dialogo cuore a cuore, per ascoltare la sua voce che dona fiducia e forza in questi momenti oscuri della nostra vita. E anche per ritrovare la gioia stare insieme in famiglia e di pregare insieme.  
 
3. La Vergine Maria, salute degli infermi, madre della speranza, venga in nostro soccorso e ci ottenga dal Signore la grazia della luce che illumina, la grazia dell’acqua che dona la vita eterna, la grazia di darci una mano per sostenerci nel nostro cammino.
Ci rivolgiamo anche a san Giuseppe: giovedì 19 marzo è la festa di san Giuseppe, custode della Santa Famiglia. In questo momento di sconcerto e smarrimento, invochiamo la sua custodia per essere liberati da ogni male e dalla paura e per trovare la salute e il conforto. La Chiesa italiana promuove un momento di preghiera per tutto il Paese, invitando ogni famiglia, ogni fedele, ogni comunità religiosa a recitare in casa il Rosario con i misteri della luce, simbolicamente uniti alla stessa ora, alle 21 di giovedì 19 marzo, festa di San Giuseppe. Alle finestre delle case ci viene suggerito di esporre un piccolo drappo bianco o una candela accesa, come segni di comunione e di speranz



15/03/2020 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO