PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Celebrazione del “mercoledì delle Ceneri”

Cappella Vescovile


Letture: Gl 2, 12-18; 2 Cor 5, 20 - 6, 2; Mt 6, 1-6. 16-18

1. Questa celebrazione nella cappella vescovile è insolita. Ma è soprattutto insolita la vicenda che stiamo vivendo. L’epidemia da coronavirus causa pochi decessi, ma appare come una pestilenza perché si diffonde rapidamente e causa molti contagi. Ovviamente suscita molta paura, forse esagerata, ma comprensibile. Al di là della paura, si avverte un diffuso senso di disagio. Mi diceva un medico che lavora in un ospedale in piena zona rossa: siamo attrezzati dal punto di vista pratico, ma siamo del tutto impreparati dal punto di vista psicologico. Non è solo il medico che lavora tutto il giorno a contatto con gli ammalati a essere in difficoltà. Lo siamo un po’ tutti, perché ci scopriamo poveri, vulnerabili, esposti al contagio di un virus misterioso che sconvolge la vita. Questo fatto ci inquieta e ci interroga.
2. Oggi, giorno in cui inizia la Quaresima, non possiamo celebrare la Messa con concorso di popolo, non possiamo fare la processione silenziosa, non possiamo ricevere il segno sacramentale delle ceneri. Tuttavia possiamo sentirci in comunione come popolo del Signore e insieme rivolgerci in preghiera al Signore chiedendo la grazia di riconoscere la verità delle parole di san Paolo che abbiamo ascoltato nella seconda lettura: “Ecco ora il momento favorevole, ecco ora il giorno della salvezza” (2Cor 6,2). Sì, il tempo è favorevole perché la Quaresima è un dono da riscoprire, è il cammino verso la Pasqua che ci ricorda che il Signore Gesù è al centro della storia della salvezza. Egli si è fatto uomo, si è fatto peccato, dice Paolo. Ha dato la sua vita per liberarci dal male e donare luce e speranza a chi giace nell’ombra della morte, a chi sperimenta la sofferenza, la solitudine e la povertà. È la situazione non di qualcuno, ma di tutti: siamo poveri, fragili, vulnerabili. Soffriamo tutti quando il momento della prova bussa alla nostra porta, quando ci rendiamo conto della nostra povertà spirituale e relazionale.
3. La Quaresima è vissuta come dono se ravviva in noi il desiderio di Dio. Sappiamo che questo desiderio è spesso dimenticato, trascurato. Eppure ognuno di noi porta in sé questo misterioso desiderio di Dio, che è inscritto nel cuore delluomo. Non possiamo dimenticare che l’uomo è creato da Dio e solo in Dio la creatura trova la verità e la felicità. Così pure non possiamo dimenticare il desiderio del cuore di Dio che non cessa di attirare a sé luomo per venire incontro alla sua fame e sete di vita e di amore. Se in noi si spegne il desiderio di Dio, si spegne la luce del nostro cammino e ci si accontenta delle cose di questo mondo, vivendo come schiavi delle cose materiali, del nostro egoismo, delle nostre passioni. Accogliamo la Quaresima come un pellegrinaggio, come un esodo dal nostro io chiuso in se stesso verso la sua liberazione, verso il ritrovamento di noi stessi e verso la riscoperta di Dio. Non siamo soli in questo esodo, siamo con Gesù Cristo, l’Emmanuele, Dio con noi. Siamo con uomini e donne che desiderano riscoprire ciò che conta nella vita, superando l’indifferenza che spesso si annida nel cuore.
4. La Parola del Signore ci offre tre medicine per il cammino quaresimale, il nostro esodo verso la Pasqua di Risurrezione: la preghiera, l’elemosina e il digiuno. La preghiera è la prima medicina perché ravviva il nostro rapporto con Dio. Pregare vuol dire tendere la mano con umiltà e riconoscere che non siamo autosufficienti, vuol dire aprirci con fiducia al Signore e vincere la distanza e l’indifferenza create dal peccato. È gioia per la nostra vita riscoprire Dio come Padre, pronto al perdono e all’abbraccio. Così il nostro cuore diventa nuovo, liberato da quelle pesantezze che lo hanno indurito e reso insensibile. È speranza per il nostro cuore riscoprirci figli che sanno di poter contare sempre, in ogni situazione, sull’amore del Padre.
5. La seconda medicina è l’elemosina. L’incontro personale con il Signore attraverso la preghiera suscita in noi il desiderio di andare incontro ai fratelli, il desiderio di voler bene, di amare. Se riconosciamo di aver bisogno di Dio, se ci affidiamo alla sua bontà e alla sua misericordia, se contempliamo Cristo crocifisso che ha dato la vita per noi con l’atto supremo di misericordia che ha sconfitto una volta per tutte il principe di questo mondo, come non desiderare vivamente di avere parole e gesti di amore e di misericordia per tutti, in particolare per i più piccoli. Proprio grazie all’incontro con Dio, che è Amore, nasce in noi la carità che ci fa attenti al bisogno degli altri, superando l’estraneità e l’indifferenza. La carità apre il cuore nei confronti di chi ha bisogno della nostra amicizia, del nostro tempo, del nostro aiuto. Solo la carità riempie il vuoto che il male apre nel cuore e nella storia, solo l’amore può generare vita e gioia: l’esperienza umana dell’amore ha in sé un dinamismo che rimanda oltre se stessi e ci apre al mistero che avvolge l’esistenza.
6. La terza medicina è quella del digiuno e della penitenza. So bene che queste parole sono ritenute fuori moda. Tuttavia sono parole di vita, non sono non le possiamo ignorare, ma le dobbiamo accogliere con gioia perché esprimono l’attuazione concreta della conversione. È una medicina necessaria per disporre la nostra vita ad accogliere la grazia del Signore, una medicina che ci fa diventare più semplici, più essenziali e più liberi. L’austerità della Quaresima è liberazione dalle tante cose inutili e ingombranti, e soprattutto è liberazione da ciò che ci allontana da Dio e dai fratelli. Il digiuno ci fa ricordare che l’uomo non si nutre di solo cibo, ma di gesti, di relazioni e di parole, e soprattutto dalla Parola che dà senso alla vita: dobbiamo riscoprire qual è la nostra vera fame, la nostra vera sete.
Le tre medicine ci aiutano a guarire dal male e vivere la Quaresima come tempo di conversione, come cammino che va incontro al Signore e si apre alla gioia della fraternità e della condivisione. Confidando nell’intercessione della Vergine Santa, venerata come Madonna del Popolo nella nostra cattedrale, scenda sul nostro cammino quaresimale la benedizione del Signore. Amen.
 
 



26/02/2020 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO