PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Omelia della 6ª domenica del tempo ordinario. Ordinazione diaconale di Omar Bonini e Giuseppe Porcari

CATTEDRALE


Letture: Sir 15, 16-21; 1Cor 2, 6-10; Mt 5, 17-37
 
Carissimi presbiteri e diaconi, fratelli e sorelle, carissimi Giuseppe e Omar
 
1. Rendiamo grazie a Dio, nostro Padre, per il dono del Signore Gesù che si offre a noi nel suo Corpo donato e il Suo Sangue versato. Egli è il nostro “buon Pastore” che è venuto per servire fino a farsi servo. Egli è “il santo servo Gesù”, nel cui nome gli apostoli hanno invocato Dio (cfr. At 4,30) per continuare l’opera che Gesù ha loro affidato.
Anche noi oggi preghiamo il Padre nel nome del “santo servo Gesù”, perché questi due nostri fratelli, che fra poco diranno il loro sì a Dio e alla Chiesa, possano diventare ‘servi’ nel ministero del diaconato, per il servizio di Dio e della Chiesa e per il bene degli uomini. Questa grazia la invochiamo per voi, cari Omar e Giuseppe, nella preghiera e con l’imposizione delle mani del vescovo: siate l’immagine viva del Cristo che serve e che per amore si china a lavare i piedi dei suoi discepoli. Con il vostro ministero diaconale, voi ricordate a tutti che la diaconia è da esercitare in ogni compito ecclesiale: tutti siamo chiamati a far nostra la logica del servizio per essere fedeli a Gesù.
 
2. Per aprirci a questa grazia, la parola del Signore ci invita alla sapienza del cuore. L’antico libro del Siracide lo ricorda con parole precise: il Signore desidera per noi il bene e la vita. Nella nostra libertà responsabile dobbiamo saper scegliere ciò che è vita e ciò che è bene. Ma per una scelta giusta – “davanti agli uomini stanno la vita e la morte” –, devo sentirmi custodito dal Signore, riconoscere i suoi occhi su di me, non per essere sorvegliato, ma per essere aiutato, accompagnato, guidato: “se hai fiducia in lui, anche tu vivrai; i suoi occhi sono su coloro che lo temono”.
Anche san Paolo nella seconda lettura parla della sapienza, non quella “di questo mondo”, ma “della sapienza di Dio, che è nel mistero”. Questa sapienza “si è rivelata in Cristo Gesù”, il “Signore della gloria” che è stato crocifisso da coloro che si credono sapienti, cioè “i dominatori di questo mondo”. La vita in Cristo, cioè la vita cristiana, è frutto dello Spirito di amore e di sapienza.
Nella luce della vera sapienza, accogliamo il “discorso della montagna” che ci inserisce nell’alleanza nuova. Tutto proviene dall’amore di Dio e tutto diventa vero, giusto e buono se accogliamo in noi l’amore di Dio. Gesù non annulla la Legge, ma la porta alla pienezza: “avete inteso ciò che fu detto, ma io vi dico”. Con la sua vita donata, possiamo vivere la vera giustizia nell’amore di Dio che è riversato nei nostri cuori. Uniti a Gesù Cristo, la vita diventa autentica, beata, benedetta. Siamo dentro la nuova alleanza che è animata dalla carità. La fede resterebbe muta e infeconda se non venisse animata dall’amore più grande, resa viva da quell’agàpe che Dio ci dona in Gesù per mezzo dello Spirito. Solo così la nostra vita è liberata dal suo ripiegamento su di sé, dall’egoismo, dall’avidità, dall’infedeltà. Se tutto è deciso dall’amore di Dio in noi, tutto viene vissuto nella bellezza della relazione buona con Dio e con i fratelli.   
 
3. Carissimi Omar e Giuseppe, nella preghiera di ordinazione rivolgiamo al Padre la seguente invocazione: “Per mezzo del Verbo tuo Figlio, Gesù Cristo nostro Signore, tua potenza e sapienza, compi nel tempo l’eterno disegno del tuo amore”. Invochiamo l’effusione dello Spirito Santo perché possiate essere “sinceri nella carità, premurosi verso i poveri e i deboli, umili nel loro servizio, retti e puri di cuore, vigilanti e fedeli nello spirito”.
Dio vi doni la grazia di essere sempre animati dal suo amore per essere al servizio del suo eterno disegno di amore. Un servizio gioioso, grato e fedele: sono questi i segni visibili che la carità di Dio è in voi, che il suo agàpe anima la vostra diaconia che non dovrà mai venire meno per tutta la vostra vita. Questo amore di Dio ci fa diventare ‘diaconi’, con gesti di servizio non per affermare il nostro io e il nostro successo, ma per diffondere l’amore di Dio con cuore pieno di gioia e di gratitudine. Ricordate che il servizio è dono che riceviamo e che dobbiamo custodire rendendo sempre grazie. Come è dono e impegno serio il celibato che la Chiesa richiede prima di entrare nel ministero ordinato del diaconato in vista del presbiterato. Vissuto con gioia e con fedeltà, è segno di dedizione totale a Dio e alla Chiesa per un servizio generoso e fedele.   
La Vergine Santa, che ha detto all’angelo: “Eccomi, sono la serva del Signore”, vi accompagni e vi protegga sempre nel vostro ministero al servizio a Dio e della Chiesa. Amen.    
 
 



16/02/2020 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO