PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Esequie di Giovanni Cantoni.

Basilica di Sant’Antonino


2 Timoteo 4, 1-8; Luca 12, 35-40

Carissimi fratelli, carissime sorelle
1. Affidiamo alla misericordia di Dio il nostro fratello Giovanni Cantoni, lasciandoci illuminare dalla Parola di Dio che ci offre la chiave di lettura della sua vita di cristiano, di sposo e di padre di famiglia, di studioso, di educatore di giovani e di apologeta della fede cristiana. 
Nella prima lettura, l’apostolo Paolo, scrivendo all’amato discepolo Timoteo, getta uno sguardo retrospettivo alla sua vicenda cristiana. L’incontro con Gesù Cristo è la sorgente da cui è derivata la sua vocazione e missione: essere al servizio di Cristo e del suo Vangelo per il bene e la salvezza di tutti gli uomini. Paolo contempla con serenità la sua vita, anche se provata da molte difficoltà. Le sue parole sono simili a un testamento: “È ora il momento di sciogliere le vele. Ho combattuto la buona battaglia. Ho terminato la corsa. Ho conservato la fede”. Egli è consapevole di essere giunto all’ultima tappa del suo viaggio verso la pienezza della luce, verso l’abbraccio con quel Cristo che ha tanto amato e testimoniato.
 
2. Le due immagini che Paolo usa per descrivere la sua vocazione e la sua missione confermano la sua donazione integrale a Gesù. La prima immagine richiama l’armatura del soldato che ha combattuto la buona/bella battaglia. Nei suoi scritti non di rado l’Apostolo ha usato la metafora dell’armatura per indicare l’impegno del cristiano nella lotta contro il male (cfr. Ef 6,10-17).
L’altra immagine è invece sportiva e rimanda alla corsa nello stadio. La frase finale della Lettera è il suggello dell’adempimento della missione. Per essere fedele alla propria vocazione, Paolo ha sempre tenuto alta la fiaccola della fede: “Ho conservato la fede”. Ma lo sguardo ormai è proteso oltre la storia, quando l’ ‘epifania’ del Signore sarà completa. È la manifestazione finale di Cristo che accoglierà Paolo con il premio (la corona), confermando la verità della vita del suo apostolo. Non solo: la corona è per tutti coloro che hanno vissuto in pienezza la vocazione cristiana: “Ora mi rimane la corona di giustizia che il Signore, giusto giudice, mi consegnerà, e non solo a me, ma anche a tutti coloro che attendono con amore la sua manifestazione”, la sua epifania.
 
3. Il nostro fratello Giovanni ha atteso con amore la manifestazione di Gesù Cristo. Siamo qui in preghiera perché il Signore consegni a questo nostro fratello la corona di giustizia. È la nostra preghiera di suffragio per un fratello che ha offerto a noi una testimonianza luminosa della sua fede nel Signore Gesù. Per questo, insieme all’invocazione della misericordia di Dio, rendiamo grazie al Signore per averci donato un cristiano che nella sua vita ha reso vive e concrete le varie immagini con cui Gesù invita i suoi discepoli ad essere vigilanti: “Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese. Nella tradizione cristiana è sempre stata fondamentale la vigilanza in vista dell’attesa del Signore che viene. Con l’invocazione “Vieni, Signore Gesù”, si conclude il libro dell’Apocalisse (Ap 22, 20).
Occorre camminare e occorre sapere dove andare: le vesti ai fianchi e le lampade accese indicano la vigilanza da attuare sia di giorno sia di notte. Soprattutto di notte vi è bisogno della luce della fede che dirada le tenebre in cui siamo immersi.
 
4. Dobbiamo essere grati al Signore per la testimonianza di fede vigile e attenta che Giovanni Cantoni ci ha dato fino all’ultimo, anche durante la lunga malattia. Le verità di fede sono la luce nella notte, perché ci dicono chi siamo e da chi siamo attesi, ci rendono vigili e forti per non lasciarci sedurre dagli idoli, incantare dalle favole, attrarre dalle insidie di chi ritiene assurda la vita umana. Giovanni ha approfondito la bellezza e la ricchezza della fede cristiana attraverso la meditazione della Parola di Dio, lo studio della grande tradizione cristiana, la preghiera personale e comunitaria, la fedeltà cum Petro sub Petro e agli insegnamenti magisteriali della Chiesa. Il suo insegnamento è apologetico nel senso migliore del termine: ha approfondito la fede cristiana mostrandone la ragionevolezza e la bellezza, ha aiutato a cogliere l’abissale differenza fra il bene ed il male, fra la verità e la menzogna, fra la bontà e la cattiveria, fra la virtù ed il vizio. E soprattutto ha indicato la meta a cui tutti dobbiamo tendere, la santità, dono di Dio che ci impegna a cooperare alla diffusione del suo regno di amore e di pace. Il Signore ha provato e purificato il suo servo Giovanni attraverso tribolazioni e incomprensioni, poi attraverso una lunga malattia. Egli ha vissuto le sofferenze con dignità e con un’obbedienza esemplare al suo Signore.
 
5. “Beati quei servi che il padrone al suo ritorno troverà ancora svegli; in verità vi dico, si cingerà le sue vesti, li farà mettere a tavola e passerà a servirli”. Questa promessa di felicità è rivolta ai discepoli che hanno seguito Gesù che, che pur essendo il Signore e il Maestro, si fece servo, fino a lavare i piedi (cfr. Gv 13,14-15). La promessa si compia ora per questo nostro fratello: il Signore lo accolga nella beatitudine eterna.    
Cari fratelli e sorelle, ogni cristiano che segue il Maestro e il Signore depone nel cuore della Chiesa e nel cuore di tutta l’umanità un tesoro di testimonianza che arricchisce e fa vivere il nostro patrimonio spirituale e culturale. Grazie, caro Giovanni, per questo dono che hai fatto per tanti fratelli e sorelle, a cominciare dai tuoi cari familiari. Porgo le mie più sentite condoglianze alla sposa Sabina, ai figli Ugo, Lorenzo, Gemma e Ignazio, ai numerosi nipoti, al fratello don Pietro e a tutti gli amici e collaboratori di Alleanza Cattolica. Amen.  
 
 



20/01/2020 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO