PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

SOLENNITÀ DI CRISTO RE, 34ª DOMENICA DELL’ANNO LITURGICO



Letture: 2Sam 5, 1-3; Col 1, 12-20; Lc 23, 35-43
 
Carissimi fratelli, carissime sorelle,
1. L’anno liturgico si conclude con la solennità di Gesù Cristo, Re dell’universo. È la festa che riassume il mistero di Gesù Cristo, svelato progressivamente attraverso le tappe della santa liturgia che celebra l’opera della salvezza di Dio.
Rendiamo grazie al Padre per il dono del suo Figlio che ci ha resi figli di Dio, partecipi della vita di Dio. Rendiamo grazie al Signore Gesù Cristo, il Re Crocifisso, per il dono di essere stati chiamati a diventare suoi discepoli missionari.
Rendiamo grazie allo Spirito Santo che ci santifica nella comunione dell’amore e ci rende testimoni di Cristo in una Chiesa viva, di cui egli è il protagonista. 
 2. Celebriamo con animo grato e riconoscente le meraviglie dell’amore di Dio, accogliendo l’invito del brano evangelo, cioè volgendo il nostro sguardo a Cristo Crocifisso. Per l’evangelista Luca la croce rivela la regalità di Gesù Cristo, perché la croce è il momento culminante della rivelazione dell’amore di Dio, è il trono di Cristo, con la corona di spine che circonda il suo capo. Contemplando Cristo Re Crocifisso, “ringraziamo con gioia il Padre che (...) ci ha trasferiti nel regno del Figlio del suo amore, per mezzo del quale abbiamo la redenzione, il perdono dei peccati”, come dice san Paolo nella seconda lettura: l’amore di Dio ci guarisce, ci abbraccia e ci salva, ci fa vivere come figli che vivono nella pace, nella riconciliazione e nella comunione.
Lo scandalo della croce resta (cfr. Gal 5,11), ma la croce si trasforma in epifania della regalità di Cristo, manifestazione dell’Amore gratuito e sconfinato. Condividiamo la grazia di avere Gesù Cristo come nostro Re, contempliamo la bellezza di averlo come Signore della nostra vita, viviamo la gioia di riconoscere la sua potenza che trasforma il male e il peccato in grazia, la paura in fiducia, la morte in risurrezione.
 3. La festa di Cristo Re conclude l’anno liturgico. Con la prossima domenica ha inizio il tempo di Avvento che invita ad andare con gioia incontro al Signore che viene.  
La nostra comunità diocesana accoglie l’invito indossando un vestito in parte nuovo, rimodellando l’antico abito delle parrocchie per poter camminare con il passo del pellegrino e rispondere alle esigenze del nostro oggi. Dalla rete capillare delle molte parrocchie e dalle unità pastorali siamo arrivati alle comunità pastorali: il cambiamento sia l’occasione propizia per rendere grazie e per riscoprire la vocazione e la missione di una Chiesa pellegrina e missionaria.
È doveroso e bello rendere grazie al Signore e a tutti voi, fratelli e le sorelle, per il cammino fatto. Abbiamo camminato insieme e ora siamo qui riuniti in assemblea per dire grazie celebrando la santa Eucaristia.  
Nel rendimento di grazie, riscopriamo la gioia della vocazione e della missione: “evangelizzare è la grazia e la vocazione propria della Chiesa, la sua identità più profonda”, affermò san Paolo VI in Evangelii Nuntiandi, 14. Il Concilio Vaticano II ci ha ricordato dove affondano le radici della vocazione e della missione della Chiesa tutta: “La Chiesa peregrinante per sua natura è missionaria, in quanto trae origine dalla missione del Figlio e dalla missione dello Spirito Santo, secondo il disegno del Padre” (Ad gentes, 2). La nostra missione fa parte della missione di amore di Dio per noi e per tutta l’umanità che oggi celebriamo nella festa di Cristo Re dell’universo. Per questo la missione, che è la ragion d’essere della comunità ecclesiale, è prima di tutto la nostra gioia. “Recuperiamo”, ci ricorda papa Francesco, “la dolce e confortante gioia di evangelizzare, anche quando occorre seminare nelle lacrime” (Evangelii gaudium, 10).
 4. L’abito nuovo delle comunità pastorali esige un cuore rinnovato. Per questo ho indicato nella Lettera pastorale che vi consegno – dal titolo Perseveranti nel cammino - due icone che stanno ‘all’inizio’: l’inizio della missione di Gesù con le sue prime parole riportate nel vangelo di Marco e l’inizio della prima comunità cristiana di Gerusalemme con il ‘sommario’ della vita dei primi cristiani secondo gli Atti degli Apostoli. Sono due riferimenti fondamentali che sempre devono illuminare il nostro pellegrinaggio, dare sostanza alla nostra missione, rendere gioiose le nostre relazioni e sostenerci per essere fedeli e perseveranti.   
 5. Insieme al vademecum Come un mosaico, la Lettera pastorale ci aiuti ad accogliere questo nostro nuovo inizio come Kairos, tempo opportuno per la nostra conversione e per vivere la grazia della comunione con lo stile di chi è chiamato ed è realmente figlio di Dio. Sono queste le quattro parole attorno a cui si articola la Lettera pastorale: il Kairos, la conversione, la comunione e lo stile. Sono le parole da mettere nella bisaccia e nel cuore di una Chiesa che sa di essere in pellegrinaggio verso la Gerusalemme celeste – là ove “Dio sarà tutto in tutti” (1 Cor 15,28) – e desidera raccontare l’amore di Dio che vuole la salvezza di tutti gli uomini. La vita delle Comunità pastorali sia segnata da queste parole: esse manifestano che la Chiesa ha accolto la volontà del Padre e continua, con l’aiuto dello Spirito, la missione che Gesù Cristo, crocifisso e risorto, Re dell’universo, ha affidato ai discepoli.
 6. Cari fratelli e care sorelle, affidiamo il cammino della Chiesa di Piacenza-Bobbio alla Vergine Santa, donna dell’ascolto che custodisce e medita nel suo cuore il mistero dell’amore di Dio, donna del cammino che ha seguito con fedele perseveranza il suo Figlio, donna della speranza che attende il domani di Dio.
La Vergine Maria, venerata nella nostra Cattedrale come Madonna del popolo, sia il modello della nostra Chiesa, delle comunità pastorali, di ciascuno di noi. Sia Lei, serva del Signore, a suscitare in tutti il desiderio di servire il Signore e il suo regno. Ci aiuti a suscitare e valorizzare in uno stile di collaborazione, di corresponsabilità e di comunione tutte le forme di ministerialità per il servizio del Signore e del suo popolo. Ci incoraggi nell’offrire al Signore quel poco che abbiamo e che siamo, perché sia Lui, con la sua benedizione, a moltiplicare i nostri pochi pani per venire incontro alla fame di tutti, fame di vita, di amore, di speranza. Amen.
 



24/11/2019 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO