PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Omelia festa di san Vincenzo de' Paoli

Collegio Alberoni


Letture: Is 61, 1-3; 10-11; 2Cor. 5 14-20; Mt 5, 1-12;
 
1. Rivolgo il mio cordiale saluto a tutte le autorità presenti, ai cari sacerdoti e diaconi, ai padri della Missione. Con particolare affetto saluto i seminaristi, provenienti da diverse nazioni, anche dalla Cina: qui si vive la cattolicità della Chiesa, la sua universalità. È una grazia vivere insieme nell’unità e nella diversità, è un impegno riconoscersi tutti figli amati da Dio. “Signore, fammi buon amico di tutti”, pregava san Vincenzo de’ Paoli: sia la vostra preghiera, cari seminaristi.       
Un’affermazione del grande storico Henri Brémond ci aiuta a entrare nella vita dell’apostolo della carità: “Non è stata la carità di Vincenzo de’ Paoli a fare di lui un santo, ma è stata la sua santità che lo ha reso veramente caritatevole”. La santità è il dono dell’amore di Dio: Vincenzo de’ Paoli ha accolto questo dono, si è conformato a Cristo Gesù e ha sempre avuto un vivo e filiale senso appartenenza alla Chiesa. La santità significa lasciarsi condurre e trasformare dallo Spirito Santo: “ Lo spirito del Signore Dio è su di me”, annuncia il profeta. Lo Spirito di Dio, che è amore, è sceso su Vincenzo de’ Paoli. Anche’egli, come san Paolo, ha potuto dire: “L’amore del Cristo mi possiede, sono una nuova creatura”. Così Vincenzo è diventato ‘beato’, seguendo il Signore Gesù, povero, mite, misericordioso.   
 
2. L’osservazione dello storico francese (ha scritto tra l’altro La storia del sentimento religioso nella Francia del secolo XVII, in undici volumi) ci aiuta a comprendere la forza dell’amore che lo Spirito Santo ha infuso nel cuore di Vincenzo fino a farlo diventare l’apostolo della carità. Se teniamo presente il contesto in cui è vissuto Vincenzo de’ Paoli e consideriamo l’inizio della sua vita sacerdotale, restiamo stupiti dalla radicale trasformazione che lo Spirito Santo ha operato nella vita vissuta al servizio dei poveri di Vincenzo.  
La sua epoca è segnata da grande miseria. La Francia era devastata dalla guerra dei trent’anni - una guerra religiosa e civile -, a cui subito dopo seguirono ribellioni contadine e urbane con il movimento chiamato ‘La fronda’, un anticipo di ciò che sarà la Rivoluzio­ne francese.
La miseria non era solo sociale, con folle che vivevano in condizioni di povertà e di ignoranza. Era anche morale e spirituale. La situazione è descritta in una lettera che Vincenzo de’ Paoli scrisse a Papa Innocenzo X. Accenno solo a qualche espressione: “La casa reale divisa da dissensi; il popolo scisso in opposti partiti; le città e le province rovinate dalle guerre civili; le borgate, i villaggi e i castelli abbattuti, rovinati e bruciati (...); le chiese profanate, saccheggiate, distrutte; quelle rimaste in piedi sono per lo più abbandonate dai loro pastori, e quindi il popolo è quasi privo dei sacramenti (...); è poco udire o leggere queste cose, bisogna vederle e constatarle con i propri occhi”.
 
3. La Chiesa non era in grado di far fronte a tanto sfacelo, anche perché si trovava in una triste situazione. I vescovi venivano designati dal Consiglio del Re. Vincenzo parla di un “dannato traffico di vescovi”. La situazione del clero era ancora più preoccupante: immoralità, pigrizia e ignoranza.
Lo stesso Vincenzo de’ Paoli divenne prete probabilmente a diciotto anni, con una ordinazione forse irregolare. La sua vita di prete inizia con la ricerca di una buona sistemazione, fino a diventare cappellano della regina. Un giorno qualcuno depositò nelle sue mani una somma ingente. Che cosa accadde nel suo cuore? Finalmente aveva ciò desiderava, una buona sistemazione e molti soldi. Ma il giorno dopo si presentò al vicino ospedale dei Fatebenefratelli e lasciò ai malati e agli invalidi l’intera somma.
Non fu l’unico ‘sì’ che Vincenzo disse a Dio, ma fu il ‘sì’ decisivo, quello con cui Vincenzo accoglieva la vocazione che Dio aveva riservato per lui, diventare l’amico dei poveri, organizzare la carità, offrire una buona formazione ai sacerdoti. Ecco la sua santità: amare con un amore concreto e dolce, donare pace e serenità, lasciarsi condurre dallo Spirito che lo trasforma grazie agli incontri (in particolare con il card. Bérulle e con Francesco di Sales) e ancor più grazie alle circostanze. “Le opere di Dio, scrive Vincenzo, non si fanno quando lo desideriamo noi, ma quando piace a Lui”. E ancora: “Bisogna donarsi a Lui in modo che Egli si possa servire di noi”. Più tardi dirà ai molti amici e collaboratori: “Quando sarete vuoti di voi stessi, allora Dio vi riempirà”. Così è avvenuto in Vincenzo de’ Paoli: si lasciò riempire dall’amore santo di Dio e Dio ha operato in lui straordinari frutti di bene, di carità, di grazia.
Celebrando la festa di questo apostolo della carità, ammiriamo con stupore l’azione di grazia di Dio, accogliamo la testimonianza di santità e di carità di san Vincenzo. Invochiamo la grazia dello Spirito Santo su ciascuno di noi, su questo luogo di discernimento e di formazione, sulla Congregazione dei preti della missione, sul cammino che la nostra Chiesa di Piacenza-Bobbio sta facendo per annunciare e testimoniare con gioia l’amore di Dio. Amen.
 



27/09/2019 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO