PIACENZA-BOBBIO
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S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO ,

Omelia della 23ª domenica del T.O.: Festa degli Alpini

Cortemaggiore


Letture: Sap 9, 13-19; Fm 9-10.12-17; Lc 14, 25-33

Carissimi alpini, carissimi fratelli e sorelle
1. Un uomo vale quanto vale il suo cuore, il cui valore consiste nella sua grandezza e nella sua bontà: così  recitano diversi detti della sapienza antica. Forse questa massima sapienziale può aiutarci ad accogliere le parole di Gesù. Sono parole esigenti che provengono dal suo cuore grande, un cuore che ama senza misura, un cuore che vuole donare a tutti la vita buona e vera. Il discepolo che vuole seguire Gesù non può non camminare sulla strada dell’amore, del dono, del servizio. Una strada che diventa percorribile con il nostro impegno, ma soprattutto con il dono di Gesù che offre al discepolo il suo cuore e la sua grazia perché abbia anch’egli un cuore grande e buono. Per questo noi siamo qui, radunati attorno all’altare: per ascoltare la sua parola che ci illumina interiormente e ci infonde speranza e forza per proseguire il cammino, per celebrare il dono della sua Pasqua, memoriale della sua vita offerta per noi.
 
2. Il brano del Vangelo di oggi ci ricorda la verità e la bellezza della vita cristiana e ci invita a essere veramente discepoli di Gesù.  
L’evangelista, all’inizio del brano, precisa che molta gente si avvicinava a Gesù per ascoltarlo e anche per vedere i molti segni di amore che egli compiva, con la guarigione e con il perdono. Alcune di quelle persone che lo ascoltavano avvertivano il desiderio di seguirlo più da vicino diventando suoi discepoli. Gesù allora mette in evidenza le condizioni per essere suoi discepoli. Queste esigenze appaiono molto radicali, perché si tratta di mettere in primo piano l’amore per Gesù, quasi rinunciando a relazioni che appaiono importanti, come le relazioni familiari, l’amore per il padre o la madre. In verità, Gesù ci ricorda che l’amore per lui rende le nostre relazioni umane vere e solide. Chi ama Gesù, ama gli altri come Lui ha amato noi, con cuore grande e buono, con gratuità e disinteresse. Con il linguaggio paradossale dei detti sapienziali, il Vangelo ci invita a mettere in luce ciò che in noi impedisce il volo per un bene più grande che riempie il cuore e la vita. Gesù non vuole ingannare o illudere nessuno, ma dice che se è la parentela a decidere ciò che è buono e giusto, vuol dire che siamo prigionieri del nostro sguardo limitato e finiamo per giustificare tutto. Solo chi alza lo sguardo, può seguire Gesù. Ma la rinuncia che egli richiede non è una sottrazione, è invece un’addizione, un di più’. E Gesù ci assicura che egli stesso ci dona questo ‘di più’ che ci fa vivere in una logica nuova.
 
3. Chi segue Gesù, cammina dietro a lui e percorre la stessa strada che egli sta percorrendo. È la strada che porta a Gerusalemme ove Gesù sarà messo in croce, è la strada del dono della sua vita per la nostra vita e la nostra salvezza. Questo dono è frutto del suo amore per noi, un dono che comporta il sacrificio della croce.
Queste esigenze sono impegnative, ci interpellano in profondità e ci invitano ad una decisione seria e responsabile. Gesù ha un amore incondizionato per noi, fino al sacrificio della sua vita per il perdono dei nostri peccati. Se noi abbiamo fede in Lui e lo amiamo veramente, possiamo seguirlo con un ‘sì’ pieno e convinto. La scelta di non anteporre nulla all’amore per il Signore Gesù e di camminare dietro a lui portando la nostra croce e amando e servendo i nostri fratelli è la condizione per vivere secondo la logica nuova dell’amore e del servizio. Anche le due brevi parabole sono esempi che aiutano ad accogliere la sua parola e a seguirlo con fiducia, con coraggio e con responsabilità. Il brano si conclude con l’invito alla libertà del discepolo, chiamato a riconoscere che Gesù è il bene più grande. Ogni altro bene - dai legami familiari alla ricchezza e alla stessa nostra vita terrena - trova il suo valore pieno in riferimento a Gesù, nostro salvatore. 
 
Siamo chiamati a continuare la missione di amore che il Padre ha affidato a Gesù: è un impegno serio, ma la missione del discepolo è motivo di gratitudine e di gioia. Siamo coinvolti nell’amore di Dio che Gesù ci rivela e di dona: è la luce nuova della vita cristiana.   
 
4. Carissimi alpini, queste parole di Gesù illuminano e danno sostegno e vigore a quello spirito di servizio e di pronta solidarietà che sono il vostro stile e che caratterizzano la vostra vita. Sono contento di poter celebrare qui, in questa basilica così bella, la santa Messa nella Festa Granda.
Vogliamo ricordare innanzi tutto gli alpini che “sono andati avanti”. Ricordiamo poi tutti gli alpini che non si tirano indietro quando capitano eventi e disgrazie. Il vostro spirito di servizio che avete dimostrato nel passato e che dimostrate ogni giorno continui a essere la vostra caratteristica. Non limitate il vostro servizio solo nei momenti difficili, ma praticatelo ogni giorno, in tante iniziative e in tanti modi. Il vostro cuore continui ad essere grande e generoso.
Preghiamo perché gli alpini continuino ad essere uniti per servire con grande solidarietà e dedizione. Preghiamo perché possiate continuare ad avere un senso forte del bene comune, della famiglia e della patria, sempre ricordando che alla base di tutto vi è la fede in Gesù Cristo e la luce del suo Vangelo. Preghiamo perché sappiate restare sempre fedeli ai nobili ideali che hanno fatto grande la vostra associazione. Amen. 
 
 



08/09/2019 S.E. Rev.ma Mons. GIANNI AMBROSIO